Leucemia linfatica cronica, iniziare con ibrutinib può aumentare le probabilità di risposta completa

Nei pazienti con leucemia linfatica cronica, iniziare la terapia con ibrutinib è uno dei fattori che aumentano le probabilità di ottenere una risposta completa. Lo evidenzia un'analisi dei dati aggregati di due studi (PCYC-1102 e PCYC-1112) pubblicata da poco su JAMA Oncology.

Nei pazienti con leucemia linfatica cronica, iniziare la terapia con ibrutinib è uno dei fattori che aumentano le probabilità di ottenere una risposta completa. Lo evidenzia un’analisi dei dati aggregati di due studi (PCYC-1102 e PCYC-1112) pubblicata da poco su JAMA Oncology.

"Il trattamento con ibrutinib porta a una risposta più completa se somministrato ai pazienti come terapia iniziale (anziché al momento della ricaduta dopo una precedente terapia) e quando non vi sia una malattia bulky" ha detto la prima firmataria dell’articolo, Susan M. O'Brien, della University of California di Irvine.

Nel lavoro, la O'Brien e i colleghi si proponevano proprio di identificare i fattori di base predittivi di risposta completa a ibrutinib nei pazienti con leucemia linfatica cronica.

A tal fine, i ricercatori hanno analizzato i dati di 327 pazienti che erano stati trattati con ibrutinib in monoterapia nei due studi PCYC-1102 e PCYC-1112, con un follow-up della durata massima di 55,6 mesi.

L’età mediana dei partecipanti era di 67 anni (range: 30-86) e il 69,4% erano maschi.

Complessivamente, 31 pazienti (il 9,5%) avevano ricevuto ibrutinib come terapia di prima linea, 38 (l’11,6%) avevano già fatto una terapia precedente prima di ibrutinib, 81 (il 24,8%) ne avevano già fatte due e 177 (il 54,1%) ne avevano fatte tre o più; i pazienti con malattia recidivata/refrattaria avevano fatto una mediana di tre terapie precedenti (range: 0-12).

Al basale, inoltre, 185 pazienti (il 56,6%) avevano una malattia bulky (linfonodi di almeno 5 cm), 184 (56,3%) avevano una malattia in stadio avanzato e 182 (il 55,7%) avevano un performance status dell’Eastern Cooperative Oncology Group pari a 1 o superiore.

Il tasso di risposta tra tutti i pazienti è stato dell'89,6% e 32 (il 9,8%) hanno ottenuto una risposta completa. Il tempo mediano di raggiungimento della risposta completa è risultato di 14,7 mesi.

L'analisi multivariata nella popolazione generale ha mostrato che essere naïve al trattamento, cioè iniziare l’iter di cura con ibrutinib aumentava significativamente la probabilità di risposta completa a questo farmaco (OR 2,65) rispetto ad aver già fatto almeno un’altra terapia in precedenza. La probabilità di raggiungere una risposta completa è risultata significativamente associata anche al non avere una malattia bulky (OR 4,97).

Tra i pazienti con malattia recidivata/refrattaria, solo il non avere una malattia bulky al basale è risultato associato in modo significativo al raggiungimento della risposta completa (OR 4,18), mentre l’essere naïve al trattamento no.

Nelle conclusioni, gli autori sottolineano come il tasso di risposta completa associato alla terapia continuativa con ibrutinib a lungo termine sia risultato più alto rispetto a quello osservato in studi precedenti. La O'Brien ha poi aggiunto che "raggiungere una risposta completa aumenta la possibilità di interrompere il trattamento".

“Questi dati retrospettivi, così come gli studi che mostrano un prolungamento della sopravvivenza libera da progressione per i pazienti trattati con ibrutinib precocemente, suggeriscono che dovremmo usare ibrutinib in prima linea, piuttosto che riservarlo per una terapia di salvataggio" ha commentato Jennifer A. Woyach, della Ohio State University di Columbus.

L’oncologa ha poi aggiunto che "ci sono molti studi in corso aventi l'obiettivo di sospendere la terapia con ibrutinib, il che sarebbe ottimo per i pazienti sia in termini di costo sia di effetti collaterali. Ammesso che questi trial dimostrino che si può tranquillamente interrompere ibrutinib in alcuni pazienti che raggiungono una risposta completa, i dati di questo lavoro suggeriscono che i soggetti non aventi una linfodenopatia bulky e trattati in prima linea potrebbero essere quelli in grado di interrompere ibrutinib".

"Tuttavia," ha concluso l’esperta "sarà utile vedere questi risultati validati in altri studi che includano un maggior numero di pazienti trattati in prima linea".

S.M. O’Brien, et al. Prognostic Factors for Complete Response to Ibrutinib in Patients With Chronic Lymphocytic LeukemiaA Pooled Analysis of 2 Clinical Trials. JAMA Oncol. 2018; doi:10.1001/jamaoncol.2017.5604
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