Leucemia linfatica cronica, MRD negativa predice sopravvivenza a lungo termine a prescindere da linea e tipo di terapia

Nei pazienti con leucemia linfatica cronica, la negativitā della malattia minima residua (MRD) č un fattore predittivo indipendente di sopravvivenza libera da progressione (PFS) e sopravvivenza globale (OS) a lungo termine, indipendentemente dal tipo e dalla linea di terapia. Lo evidenziano i risultati di un'analisi retrospettiva pubblicata di recente su Blood.

Nei pazienti con leucemia linfatica cronica, la negatività della malattia minima residua (MRD) è un fattore predittivo indipendente di sopravvivenza libera da progressione (PFS) e sopravvivenza globale (OS) a lungo termine, indipendentemente dal tipo e dalla linea di terapia. Lo evidenziano i risultati di un'analisi retrospettiva pubblicata di recente su Blood.

Tuttavia, l’assenza di MRD (definita come la presenza di meno di una cellula leucemica rilevabile su 10.000 leucociti) ha mostrato di conferire il maggior beneficio prognostico quando raggiunta nel setting della prima linea.

L’MRD può essere rilevata in modo affidabile dopo la remissione completa dalla leucemia linfatica cronica e la maggior parte degli studi ha mostrato una correlazione tra i livelli di MRD dopo il trattamento e l’outcome terapeutico.

"Tuttavia, la rilevanza prognostica indipendente e il beneficio a lungo termine della negatività dell’MRD in altri setting terapeutici, come ad esempio con i trattamenti che non prevedono l’uso della chemioterapia, sono ancora poco chiari" scrivono nell’introduzione gli autori del lavoro, coordinati da Peter Hillmen, professore di ematologia sperimentale presso il Leeds Institute of Cancer e onorario di ematologia presso il Leeds Teaching Hospitals NHS Trust. Inoltre, aggiungono i ricercatori,” finora non era ancora stato fatto un confronto diretto dell'impatto clinico dell’MRD-negatività tra la prima linea e il setting recidivato/refrattario".

Per colmare almeno in parte questa lacuna, i ricercatori hanno analizzato retrospettivamente tutti i pazienti affetti da leucemia linfatica cronica che hanno completato la terapia presso il loro centro tra il 1996 e il 2007, avevano raggiunto almeno una risposta parziale ed erano stati sottoposti a una valutazione dell’MRD a livello del midollo osseo entro 6 mesi dalla fine del trattamento, al fine di valutare il valore prognostico a lungo termine dello stato dell’MRD in vari setting e in pazienti trattati con modalità di trattamento diverse.

Dei 133 pazienti analizzati, 67 avevano fatto una chemioterapia combinata o la chemioimmunoterapia, 31 una chemioterapia con un agente singolo, sette erano stati sottoposti al trapianto autologo di cellule staminali e 28 erano stati trattati con regimi privi di chemioterapici.

Inoltre, 55 pazienti erano MRD-negativi (cellule leucemiche < 0,01%) post trattamento; di questi, 46 avevano avuto una risposta completa e 9 una risposta parziale.

Il follow-up è stato di 10,1 anni (7,8-18,6).

I ricercatori hanno confrontato gli outcome dei pazienti che erano MRD-negativi con quelli dei pazienti con livelli di MRD compresi fra 0,01% e 1%, e dei pazienti con livelli di MRD maggiori dell’1%. I pazienti MRD-negativi hanno mostrato una PFS mediana superiore rispetto agli altri due gruppi (7,6 anni contro rispettivamente 3,3 e 2) così come un’OS superiore (10,6 anni contro rispettivamente 5,3 e 3,6).

Inoltre, scrivono i ricercatori, i pazienti MRD-negativi che avevano ottenuto una risposta parziale sembrano aver avuto outcome intermedi tra quelli dei pazienti MRD-negativi che avevano ottenuto una risposta completa e quelli MRD-positivi con una risposta completa o parziale.

Nei pazienti che avevano raggiunto l’MRD-negatività in prima linea si è registrata una PFS a 10 anni nettamente superiore rispetto ai pazienti MRD-positivi (65% contro 10%), così come un’OS a 10 anni di gran lunga maggiore (70% contro 30%).

Gli outcome di sopravvivenza sono stati meno brillanti tra i pazienti che avevano raggiunto l’MRD-negatività nel setting recidivato o refrattario, ma comunque superiori a quelli dei pazienti MRD-positivi in termini di PFS a 10 anni (30% contro 0%) e OS a 10 anni (47% contro 11%).

Questi risultati, concludono gli autori, offrono evidenze a supporto dell’impiego dell’MRD-negatività come marker prognostico di sopravvivenza a lungo termine e come potenziale obiettivo terapeutico.

Il significato prognostico dell’MRD nei pazienti sottoposti ai nuovi trattamenti dovrà ora essere validato prospetticamente, scrivono Hillmen e i colleghi nella discussione. Inoltre, aggiungono, in futuro combinazioni non contenenti la chemioterapia potrebbero consentire l'eliminazione della MRD con una tossicità minima, rendendo l’MRD-negatività un obiettivo terapeutico fattibile.

M. Kwok, et al. Minimal residual disease is an independent predictor for 10-year progression-free and overall survival in CLL. Blood. 2016;doi:10.1182/blood-2016-05-714162.
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