Leucemia linfatica cronica, parere positivo del CHMP per ibrutinib in prima linea

Il Chmp dell'Ema ha dato parere positivo all'impiego in prima linea di ibrutinib per la cura dei pazienti con leucemia linfatica cronica. Per la maggior parte di questi pazienti Ŕ la prima vera possibilitÓ di una terapia chemio free. L'approvazione deriva dai risultati dello studio di fase III RESONATE-2, presentato all'ultimo congresso dell'American Society of Hematology a Orlando, in Florida, e pubblicato in contemporanea sul New England Journal of Medicine.

Il Chmp dell’Ema ha dato parere positivo all’impiego in prima linea di ibrutinib per la cura dei pazienti con leucemia linfatica cronica. Per la maggior parte di questi pazienti è la prima vera possibilità di una terapia chemio free.

L’approvazione deriva dai risultati dello studio di fase III RESONATE-2, presentato all’ultimo congresso dell’American Society of Hematology a Orlando, in Florida, e pubblicato in contemporanea sul New England Journal of Medicine.

Nel trial, il trattamento con l’inibitore di BKT ibrutinib ha portato a risultati significativamente migliori in termini di sopravvivenza nei pazienti anziani con leucemia linfatica cronica rispetto alla chemioterapia standard con clorambucile.

"Lo studio di fase III RESONATE ha confermato l'efficacia di ibrutinib nei pazienti affetti da leucemia linfatica cronica naïve al trattamento, portando a una riduzione del 91% del rischio di progressione e una riduzione dell'84% del rischio di decesso rispetto a clorambucile" aveva affermato Alessandra Tedeschi, dell’Azienda Ospedaliera Niguarda Cà Granda di Milano, presentando i dati in conferenza stampa.

Dopo un follow up mediano di 18,4 mesi la progression free survival non era ancora stata raggiunta per ibrutinib, verso i 18,9 mesi ottenuti con clorambucile (HR, 0,16; 95% CI, 0,09-0,28; P <.0001). Il tasso di sopravvivenza globale a 24 mesi è stato  stimato nel 98% con ibrutinib verso l’85% con clorambucile.

Nello studio, 269 pazienti con LLC/SLL sono stati randomizzati a ricevere in rapporto 1:1 ibrutinib (n = 136) o clorambucile (n = 133). Ibrutinib veniva somministrato in una unica dose giornaliera di 420 mg. Clorambucile veniva somministrato a una dose di 0,5-0,8 mg/kg nei gironi 1, 15 di un ciclo di cura della durata di 28 giorni.



"È anche importante sottolineare che ibrutinib ha migliorato significativamente la funzione midollare e questo è molto importante nella popolazione anziana, nella quale l’insufficienza del midollo osseo è una causa comune di morbilità" aveva aggiunto l’ematologa italiana.

Ibrutinib è il capostipite della classe degli inibitori della tirosin chinasi di Bruton (BTK). Il farmaco è stato approvato nel 2014, prima negli Usa e poi in Europa, sulla base dei risultati dello studio di fase III RESONATE come trattamento per i pazienti affetti da leucemia linfatica cronica già sottoposti in precedenza ad almeno una terapia e come terapia di prima linea solo per i pazienti portatori della delezione del braccio corto del cromosoma 17 (del17p), una mutazione genetica associata a una prognosi infausta.

La leucemia linfatica cronica (LLC) è una neoplasia ematologica dovuta a un accumulo di linfociti nel sangue, nel midollo osseo e negli organi linfatici (linfonodi e milza). Nella LLC uno di questi linfociti (per lo più un linfocita B) subisce una trasformazione maligna e produce un clone linfocitario, cioè un insieme di un gran numero di cellule uguali tra loro che non rispondono più agli stimoli fisiologici e diventano immortali. Continuano così a riprodursi e ad accumularsi nel sangue, nel midollo osseo, negli organi linfatici (linfonodi e milza) e, talvolta, anche in altri organi.

Burger JA, Tedeschi A, Barr PM, et al. Ibrutinib as Initial Therapy for Patients with Chronic Lymphocytic Leukemia. N Engl J Med. 2015;373:2425-2437.