L'approvazione da parte della Food and Drug Administration (Fda) di due anticorpi monoclonali anti-CD20 - ofatumumab e, di recente, obinotuzumab  - ha migliorato notevolmente le prospettive per la gestione della leucemia linfocitica cronica (LLC).

Lo ha detto Kanti Rai, della Hofstra North Shore Long Island Jewish School of Medicine di Hempstead, durante una presentazione dedicata a questi agenti in occasione del Chemotherapy Foundation Symposium.

"Siamo nell'epoca degli anticorpi monoclonali anti-CD20 come backbone del trattamento della LLC e di altri neoplasie linfoidi maligne croniche" ha detto Rai. "Sono stati fatti importanti progressi nella LLC e sia ofatumumab sia obinotuzumab hanno un grande futuro e un posto importante nel trattamento di questa leucemia".

Il primo anticorpo anti-CD20 ad essere approvato per il trattamento di neoplasie ematologiche è stato rituximab, nel 1997, in seguito entrato a far parte dell'armamentario terapeutico della LLC.

" Ofatumumab è stato approvato qualche anno fa è si è fatto strada lentamente ma con decisione in tale armamentario terapeutico, mentre obinotuzumab è l’agente più nuovo in questo campo entusiasmante" ha detto Rai.

Nello studio pivotal di fase II su ofatumumab in monoterapia, i pazienti con LLC doppiamente refrattari a fludarabina e alemtuzumab hanno avuto ottime risposte al trattamento. Il tasso di risposta parziale in questi pazienti con prognosi molto sfavorevole è stato un "rispettabile" 58%, ha detto l’esperto, e i pazienti hanno mostrato una " sopravvivenza globale ragionevolmente lunga”. La sopravvivenza libera da progressione mediana (PFS) è stata di 5,7 mesi e la sopravvivenza globale mediana (OS) di 13,7 mesi.

Sulla scia dell’attività mostrata come agente singolo, si è iniziato a studiare ofatumumab in varie combinazioni, con risultati incoraggianti.

GlaxoSmithKline e Genmab hanno presentato di recente una domanda all’Fda per commercializzare ofatumumab in combinazione con la terapia a base di agenti alchilanti per i pazienti naïve affetti da LLC non adatti alla terapia a base di fludarabina. La richiesta si basa su uno studio di fase III, in cui ofatumumab più clorambucile ha migliorato la PFS di 9,3 mesi rispetto a solo clorambucile in pazienti naïve affetti da LLC.

Alcuni studi hanno anche dimostrato che ofatumumab può sostituire rituximab nel regime fludarabina/ciclofosfamide/rituximab (FCR), messo a punto presso l’MD Anderson Cancer Center. "Ci sono chiare evidenze che la combinazione di ofatumumab, fludarabina e ciclofosfamide (O –FC) è equivalente al regime FCR" ha detto Rai.

Uno studio di fase II ha confermato un’attività elevata e una sicurezza comparabili del regime O-FC nei pazienti con LLC non trattati in precedenza e gli sperimentatori stanno ora testando questo regime in fase III con un dosaggio di ofatumumab pari a 1000 mg.

Un'altra combinazione interessante è ofatumumab più l’inibitore di PI3K idelalisib attualmente confrontata con il solo idelalisib in fase I/II.
Ofatumumab e lenalidomide sono stati studiati sia come trattamento di prima linea della LLC cronica sia in pazienti già  trattati in precedenza e questa combinazione si è rivelata estremamente efficace, ha ricordato Rai.

Obinutuzumab è il secondo dei nuovi anticorpi anti-CD20 esaminato da Rai. Lo studio pivotal di fase III CLL11 ha mostrato un guadagno di PFS di 11,9 mesi con la combinazione obinutuzumab più clorambucilerispetto al solo clorambucile (23 mesi contro 11,1; P < 0,0001). Inoltre, la percentuale di risposta globale (ORR) è stata del 75,9% nel braccio obinutuzumab contro il 32,1% nel braccio di controllo.

I più comuni eventi avversi di grado 3/4 per i pazienti trattati con obinutuzumab più clorambucile sono stati neutropenia (34%), reazioni all'infusione (21%) e trombocitopenia (11%).
In un terzo braccio dello studio CLL11, alcuni pazienti sono stati trattati con clorambucile più rituximab. I dati definitivi per il confronto testa a testa tra il braccio obinutuzumab e il braccio rituximab sono stati presentati al 55° meeting annuale dell’American Society of Hematology.

"Ofatumumab e obinutuzumab hanno dimostrato ciascuno una buona attività nella LCC come agenti singoli e gli studi ora in corso stanno dimostrando che le combinazioni con ognuno dei due anticorpi sono estremamente promettenti" ha concluso Rai.