Leucemia linfatica cronica recidivata, mantenimento con ofatumumab allontana la progressione

Nei pazienti con leucemia linfatica cronica recidivati, una terapia di mantenimento con ofatumumab pu˛ prolungare la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e il tempo per arrivare al trattamento successivo. ╚ questo il risultato principale dello studio PROLONG, uno studio randomizzato di fase III pubblicato di recente su The Lancet Oncology.

Nei pazienti con leucemia linfatica cronica recidivati, una terapia di mantenimento  con ofatumumab può prolungare la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e il tempo per arrivare al trattamento successivo. È questo il risultato principale dello studio PROLONG, uno studio randomizzato di fase III pubblicato di recente su The Lancet Oncology.

L’unico trattamento potenzialmente curativo per la leucemia linfatica cronica recidivata è il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche, che, tuttavia, è possibile soltanto in alcuni pazienti. Per questo motivo, gli obiettivi della terapia in questa popolazione sono, spesso, il prolungamento della PFS e quello della sopravvivenza globale (OS).

Ofatumumab è un anticorpo monoclonale anti-CD20 umanizzato che ha dimostrato la sua efficacia in monoterapia nei pazienti con leucemia linfatica cronica refrattaria.

Per questo, un gruppo di ricercatori guidati da Marinus van HJ Oers, dell’Academic Medical Center di Amsterdam, ha provato a valutare la sicurezza e l'efficacia di ofatumumab come terapia di mantenimento rispetto alla sola osservazione in pazienti con leucemia linfatica cronica recidivata, in remissione dopo il trattamento di re-induzione.

I trial ha coinvolto 473 soggetti adulti in remissione completa o parziale dopo il trattamento di seconda o terza linea, arruolati in 130 centri di 24 Paesi. Per poter partecipare, i pazienti dovevano avere un WHO performance status pari a 0 o 2, non dovevano mostrare segni di malattia refrattaria e la valutazione della risposta doveva essere stata fatta entro i 3 mesi precedenti l’arruolamento.

I ricercatori hanno assegnato in modo casuale 237 pazienti al trattamento con ofatumumab (300 mg per la prima somministrazione, poi aumentati a 1000 mg dopo una settimana e poi somministrati ogni 8 settimane fino a 2 anni) e 236 alla sola osservazione.

L’endpoint primario era la PFS, mentre il tempo fino al trattamento successivo, la PFS dopo la nuova linea di terapia e la sicurezza erano endpoint secondari.

Il follow-up è stato di 19,1 mesi (range interquartile: 10,3-28,8).

Nei pazienti assegnati alla terapia di mantenimento con ofatumumab si è osservato un prolungamento significativo della PFS: 29,4 mesi contro 15,2 nei pazienti sottoposti alla sola osservazione (HR 0,5; IC al 95% 0,38-0,66).

Non si è osservata, invece, nessuna differenza significativa tra i due bracci in termini di OS (HR 0,85; IC al 95% 0,52-1,37). Tuttavia, nei pazienti assegnati al trattamento con ofatumumab si è registrato un tempo fino ad arrivare al trattamento successivo superiore: 38 mesi contro 31,1 (HR 0,66; IC al 95% 0,47-0,92).

Sul fronte della sicurezza e tollerabilità, 20 pazienti nel braccio trattato con ofatumumab e tre nel braccio sottoposto alla sola osservazione hanno dovuto sospendere definitivamente il trattamento a causa di eventi avversi. Gli eventi avversi più comuni di grado 3 o superiore sono stati la neutropenia (in 56 pazienti del braccio ofatumumab e 23 del braccio sottoposto alla sola osservazione) e le infezioni (rispettivamente in 31 e 20 pazienti).

Inoltre, ci sono stati due decessi correlati agli eventi avversi nel braccio trattato con ofatumumab e cinque nel braccio sottoposto alla sola osservazione. Tuttavia, nessun decesso è stato attribuito al farmaco in studio.

Il follow-up era ancora in corso al momento della pubblicazione dello studio.

"I nostri dati sul mantenimento con ofatumumab sono di grande attualità nell’epoca attuale delle nuove modalità di trattamento" scrivono van Oers e i colleghi. "Anche se i dati sulla sicurezza a lungo termine sono limitati, si raccomanda un trattamento continuato con questi inibitori delle chinasi fino alla recidiva. ... I nostri dati sulla PFS e sulla sicurezza del trattamento di mantenimento con ofatumumab sono importanti ai fini delle prossime discussioni sulle strategie ottimali di mantenimento per la leucemia linfatica cronica recidivata” aggiungono gli autori.

Nel suo editoriale di accompagnamento, Adrian Wiestner, del National Heart, Lung and Blood Institute scrive che restano alcune domande aperte riguardo al costo e l'efficacia della terapia di mantenimento.

"Se il beneficio della terapia di mantenimento giustifichi il suo costo, e se la terapia di mantenimento sia superiore al ritrattamento al momento della progressione sono questioni importanti" sottolinea Wiestner, aggiungendo che i pazienti nello studio PROLONG erano in remissione al momento dall’arruolamento, fatto che potrebbe implicare due limitazioni importanti. “In primo luogo, la percentuale di pazienti che erano stati sottoposti a un ritrattamento presso i centri partecipanti e non sono stati arruolati nello studio PROLONG è sconosciuta, per cui è difficile identificare un possibile bias di selezione. In secondo luogo, dato che i pazienti erano in remissione, la caratterizzazione del tumore al basale è probabilmente incompleta”. Tuttavia, riconosce l’editorialista, “lo studio fornisce dati importanti sul beneficio clinico della terapia di mantenimento con ofatumumab".

MHJ van Oers, et al. Ofatumumab maintenance versus observation in relapsed chronic lymphocytic leukaemia (PROLONG): an open-label, multicentre, randomised phase 3 study. Lancet Oncol. 2015;doi:10.1016/S1470-2045(15)00143-6.
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