Leucemia linfatica cronica, ruxolitinib efficace contro i sintomi della malattia

Ruxolitinib ha portato ad un miglioramento dei sintomi, tra cui una riduzione della fatica, in un gruppo di pazienti con leucemia linfatica cronica che non necessitavano di una terapia sistemica, in uno studio prospettico di fase II pubblicato di recente su The Lancet Heamatology.

Ruxolitinib ha portato ad un miglioramento dei sintomi, tra cui una riduzione della fatica, in un gruppo di pazienti con leucemia linfatica cronica che non necessitavano di una terapia sistemica, in uno studio prospettico di fase II pubblicato di recente su The Lancet Heamatology.

"Abbiamo cercato di affrontare un aspetto molto importante e spesso trascurato della gestione dei pazienti affetti da leucemia linfatica cronica" ha spiegato in un’intervista Preetesh Jain, dell’MD Anderson Cancer Center, aggiungendo che finora un controllo adeguato dei sintomi non era stato al centro degli studi clinici sui pazienti affetti da questa neoplasia ematologica.
Ruxolitinib si è già dimostrato efficace nel miglioramento dei sintomi nei pazienti con mielofibrosi, ed è risultato associato a un miglioramento dei sintomi e una diminuzione delle concentrazioni dei biomarker dell’infiammazione nei pazienti con malattia del trapianto contro l’ospite refrattaria agli steroidi e in quelli con tumore al pancreas.
Jain e i colleghi hanno ipotizzato che ruxolitinib sia efficace nell’alleviare i sintomi anche della leucemia linfatica cronica. Per testare quest’ipotesi, hanno arruolato 41 pazienti, di cui 25 non trattati in precedenza e 16 già sottoposti a una terapia per la leucemia linfatica cronica presso l’MD Anderson Cancer Center. I partecipanti sono stati trattati con ruxolitinib 10 mg per via orale due volte al giorno, con la possibilità di aggiustare la dose, se necessario.
I ricercatori hanno valutato i sintomi prima del trattamento e a 3 mesi con il Brief Fatigue Inventory (BFI) e il modulo per la leucemia linfatica cronica dell’MD Anderson Symptom Inventory (MDASI). Inoltre, si è valutata l’interferenza dei sintomi nelle attività quotidiane.
Gli outcome primari dello studio erano il miglioramento del punteggio del BFI medio dopo 3 mesi e la riduzione di almeno 2 punti della valutazione del paziente del suo maggiore affaticamento nelle ultime 24 ore, misurata in base al punteggio del BFI, mentre il miglioramento del punteggio del MDASI e la valutazione della risposta della malattia erano endpoint secondari.
Il follow-up mediano dal momento dell’arruolamento è risultato di 11,3 mesi (range interquartile [IQR]: 2-18) e la durata mediana della terapia con ruxolitinib è risultata di 7,7 mesi (IQR: 2-18).
A 3 mesi dall'inizio del trattamento, la variazione percentuale media rispetto al basale è stata del 44,3% (deviazione standard [SD], 35; P <0,0001) per il punteggio del BFI, il 43,4% (SD, 51,5; P <.0001) per il punteggio dell’interferenza dei sintomi e del 42,1% (SD, 37,4; P < 0,0001) per il punteggio del MDASI.
"Il miglioramento significativo dei sintomi valutato in contemporanea con questi tre sistemi di valutazione indica che l'attivazione eccessiva di JAK1/2 potrebbe indurre la comparsa di sintomi correlati alla malattia" ha detto Jain.
Complessivamente, 32 pazienti (il 78%) hanno mostrato una riduzione del 20% o superiore del punteggio medio del BFI e 24 (il 59%) una riduzione di almeno 2 punti del punteggio del peggiore affaticamento nelle ultime 24 ore.
I pazienti che hanno interrotto ruxolitinib sono stati 21. I motivi più comuni di sospensione sono stati la progressione della malattia e la mancanza di risposta al trattamento, in cinque pazienti ciascuno. In generale, ruxolitinib non è risultato associato alla comparsa di un qualsiasi evento di grado 3 o 4 e tre pazienti hanno interrotto il trattamento a causa di effetti collaterali. I più comuni eventi avversi di grado 3 e 4 sono stati la neutropenia (5%), l’ipertensione (5%), l’insonnia (2%), gli acufeni e le vertigini (2% ciascuno) e la trombocitopenia (2%).
"Nel complesso, riteniamo che ruxolitinib dovrebbe essere testato ulteriormente come agente per il controllo dei sintomi nella leucemia linfatica cronica e in altri tipi di tumore" ha detto Jain. Inoltre, ha aggiunto il professore, il farmaco potrebbe essere testato anche essere come agente terapeutico nella leucemia linfatica cronica.
Nel loro editoriale di commento, Stefano Molica, dell’Azienda Ospedaliera Pugliese-Ciaccio, ed Emili Montserrat, dell’Università di Barcellona, osservano che il profilo di sicurezza di ruxolitinib è apparso diverso da quello emerso in uno studio condotto da Spaner e colleghi e pertanto sono necessari ulteriori studi.
Inoltre, i due editorialisti osservano che lo studio è stato interrotto a causa di un'alta incidenza dell’anemia e dell’assenza di effetto del trattamento sulla linfocitosi, forse una conseguenza di differenze nello stato della malattia tra popolazioni di pazient differenti. Pertanto, scrivono Molica e Montserrat, "l’attività clinica-biologica di ruxolitinib nella leucemia linfatica cronica andrebbe indagata in altri studi".
P. Jain, et al. Ruxolitinib for symptom control in patients with chronic lymphocytic leukaemia: a single-group, phase 2 trial. Lancet Haematol. 2017; doi:10.1016/S2352-3026(16)30194-6.
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