Leucemia linfatica cronica, sopravvivenza libera da malattia prolungata in alcuni pazienti con il regime FCR

I pazienti con leucemia linfatica cronica con il gene IGHV mutato trattati con il regime fludarabina, ciclofosfamide e rituximab (FCR) ottengono una sopravvivenza libera da malattia prolungata. Lo evidenzia un'analisi dei dati dello studio di fase II FCR, pubblicata da poco sulla rivista Blood.

I pazienti con leucemia linfatica cronica con il gene IGHV mutato trattati con il regime fludarabina, ciclofosfamide e rituximab (FCR) ottengono una sopravvivenza libera da malattia prolungata. Lo evidenzia un’analisi dei dati dello studio di fase II FCR, pubblicata da poco sulla rivista Blood.

Dato che i pazienti con leucemia linfatica cronica hanno ora alternative meno tossiche come ibrutinib, è essenziale, spiegano gli autori nell’introduzione, individuare coloro che hanno maggiori probabilità di raggiungere una sopravvivenza libera da malattia prolungata dopo la chemioimmunoterapia.

Con un approccio di questo tipo, il regime FCR appunto, si erano ottenute alte percentuali di risposta in uno studio di fase II, ma si sono poi osservate continue ricadute. Pertanto, gli autori dell’analisi appena pubblicata, guidati da Philip A. Thompson, dell’MD Anderson Cancer Center di Houston, hanno cercato di valutare l'impatto del regime FCR sulla sopravvivenza libera da malattia e sulla sopravvivenza libera da progressione nei 300 pazienti con leucemia linfatica cronica dello studio originario FRC, cercando di identificare i sopravviventi a lungo termine in assenza di malattia.

Dopo un follow-up mediano di 12,8 anni, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) è stata del 30,9% in tutto il gruppo di pazienti analizzati, ma è risultata del 53,9% nel sottogruppo di quelli con il gene IGHV mutato e dell’8,7% nel sottogruppo con il gene IGHV non mutato. In 42 pazienti non si sono osservate ricadute al di là di 10,4 anni.

Lo studio ha anche dimostrato che l’assenza di malattia residua minima (MRD) dopo il trattamento è altamente predittiva di una sopravvivenza libera da malattia a lungo termine, soprattutto nei pazienti con IGHV mutato.

Il 50,7% dei pazienti con IGHV mutato ha raggiunto uno stato di MRD-negatività dopo il trattamento e in questi pazienti la PFS dopo 12,8 anni è stata del 79,8%.

Secondo l’analisi multivariata, fattori associati in modo significativo a una PFS inferiore sono risultati la presenza del gene IGHV non mutato (HR 3,37; IC al 95% 2,18-5,21; P < 0,001) e della delezione del(17p), identificata mediante la cariotipizzazione convenzionale (HR 7,96; IC al 95% 1,02-61,92; P = 0,048).

"L'alta percentuale di PFS molto prolungata nei pazienti con IGHV mutato dopo il trattamento con il regime FCR giustifica la continuazione dell'uso della chemioimmunoterapia in questo sottogruppo di pazienti al di fuori di studi clinici. Al contrario, nei pazienti con IGHV non mutato potrebbero essere preferibili strategie alternative, per limitare la tossicità a lungo termine" concludono gli autori.

P.A. Thompson, et al. Fludarabine, cyclophosphamide and rituximab achieves long-term disease-free survival in IGHV-mutated chronic lymphocytic leukemia. Blood. 2015; doi: 10.1182/blood-2015-09-667675.
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