Leucemia linfatica cronica, venetoclax si conferma attivo nei pazienti refrattari a ibrutinib o idelalisib

L'inibitore della proteina antiapoptotica BCL2 venetoclax in monoterapia si Ŕ dimostrato attivo e ha permesso di raggiungere uno stato di negativitÓ della malattia minima residua in una buona percentuale di pazienti affetti da leucemia linfatica cronica, dimostratisi resistenti o refrattari a ibrutinib o idelalisib, in uno studio di fase II ancora in corso. I primi dati del trial sono stati presentati in occasione del congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO).

L’inibitore della proteina antiapoptotica BCL2 venetoclax in monoterapia si è dimostrato attivo e ha permesso di raggiungere uno stato di negatività della malattia minima residua in una buona percentuale di pazienti affetti da leucemia linfatica cronica, dimostratisi resistenti o refrattari a ibrutinib o idelalisib, in uno studio di fase II ancora in corso. I primi dati del trial sono stati presentati in occasione del congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Questi risultati sono importanti perché sono primi dati prospettici a dimostrare l'efficacia del farmaco in questa popolazione di pazienti caratterizzata da una prognosi infausta, sostengono i ricercatori, guidati da Jeffrey Alan Jones dell’Ohio State University Comprehensive Cancer Center di Columbus. I primi dati del lavoro erano già stati presentati, in occasione dell’ultimo congresso dell’American Society of Hematology.

Sono stati arruolati 54 pazienti, 25 dei quali refrattari a ibrutinib e 6 a idelalisib, che sono stati trattati con venetoclax 20 mg/die seguiti da un aumento del dosaggio per 5 settimane di fino ad arrivare a 400 mg/die. Oltre la metà dei pazienti aveva già fatto più di cinque terapie; l’83% aveva IGHV non mutate, il 20% aveva una conta assoluti dei linfociti superiore a 100 x 109, il 35% era portatore della delezione 17p e il 24% aveva almeno un linfonodo di almeno 10 cm di diametro.

Dei pazienti trattati in precedenza con ibrutinib, quattro hanno interrotto venetoclax a causa della progressione della malattia e altri quattro perché hanno avuto un’insufficienza respiratoria, un’insufficienza multiorgano, un decesso per cause sconosciute o hanno ritirato il consenso a partecipare allo studio. Dei pazienti trattati in precedenza con idelalisib, quattro hanno interrotto venetoclax a causa della progressione della malattia o della mancata risposta al trattamento. Dei 48 pazienti valutabili, 38 erano stati trattati in precedenza con ibrutinib e 10 con idelalisib.

La percentuale di risposta complessiva è stata del 61% (23 pazienti su 38) nel gruppo refrattario a ibrutinib e 50% (5 su 10 pazienti) nel gruppo refrattario a idelalisib. Inoltre, nel gruppo refrattario a ibrutinib tre pazienti hanno mostrato una risposta completa.

Il profilo di sicurezza è risultato coerente con quello già emerso in studi precedenti. In più il 10% dei pazienti si sono manifestati eventi avversi di grado 3/4, tra cui neutropenia (39%), trombocitopenia (22%), anemia (20%), leucopenia (13%), e polmonite (13%). Gli eventi avversi significativi osservati in almeno due pazienti sono stati polmonite (9%), neutropenia febbrile (7%), iperkaliemia (4%), insufficienza multiorgano (4%) e shock settico (4%).

Proseguendo il follow-up i ricercatori valuteranno la profondità e la durata della risposta.

J.A. Jones, et al. Venetoclax activity in CLL patients who have relapsed after or are refractory to ibrutinib or idelalisib. J Clin Oncol 34, 2016 (suppl; abstr 7519).
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