L’immunoterapia con cellule T modificate in modo da esprimere il recettore chimerico (CAR) 19-28z diretto contro l’antigene CD-19 si è associata a una risposta completa elevata nei pazienti con leucemia linfoblastica acuta a cellule B recidivata o refrattaria, in uno studio di fase I presentato al recente congresso dell'American Society of Clinical Oncology, a Chicago.

Questi risultati "supportano fortemente" l'impiego di cellule T esprimenti il CAR 19-28z in questa popolazione, che ha una "prognosi infausta", e giustificano uno studio di fase II, ha detto il primo firmatario del lavoro, Jae Hong Park, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, presentando i dati.

Nello studio presentato da Park, 39 pazienti con leucemia linfoblastica acuta a cellule B recidivata o refrattaria CD19-positivi sono stati sottoposti a leucoaferesi e le cellule T prelevate sono state trasdotte con un vettore retrovirale gamma codificante per un CAR in grado di riconoscere l’antigene-CD19, e poi espanse.

Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una chemioterapia di condizionamento seguita da un’infusione di 1-3 milioni/kg di cellule T esprimenti il CAR 19-28z.

I pazienti con malattia attiva del SNC, malattia del trapianto contro l’ospite attiva richiedente il trattamento con immunosoppressori o malattie cardiache significative sono stati esclusi dallo studio.

Su 39 pazienti trattati, in 38 si è potuta valutare la risposta con un follow-up di almeno un mese. L'età media dei partecipanti era di 45 anni (range: 22-74 anni) e il 76% era di sesso maschile. Complessivamente, 13 pazienti (il 33%) avevano la mutazione Ph+T315I; 14 (il 36%) erano stati sottopostii in precedenza al trapianto allogenico di cellule staminali e 20 (il 51%) erano già stati sottoposti a non meno di tre linee di terapia.

Al momento dell’infusione delle cellule T modificate, 20 avevano una malattia morfologica (con oltre il 5% di blasti nel midollo osseo) e 18 una malattia minima residua. Dopo l’infusione delle cellule T, 16 (l’80%) dei pazienti con malattia morfologica e 17 (il 94%) dei 18 con malattia minima residua hanno mostrato una remissione completa, per cui la percentuale complessiva di remissione completa è stati di circa l’87 % (33 pazienti su 38).

Dei 32 pazienti valutabili con malattia minima residua, la percentuale di negativizzazione della  malattia minima residua è risultata dell’81%. Il tempo mediano di raggiungimento della negativizzazione è stato di 23 giorni (range: 8-46 giorni).

Dopo, l’infusione delle cellule T ingegnerizzate, 13 pazienti sono stati sottoposti al trapianto allogenico di cellule staminali.

Al 30 marzo 2015, il follow-up mediano era di 5,6 mesi (range: 1,0-38 + mesi) e la durata mediana della risposta o della sopravvivenza libera da recidiva è risultata di 5,3 mesi.

Park ha detto che la profondità della risposta, come indicato dalla negativizzazione della malattia minima residua, è correlata con la sopravvivenza globale (OS). Infatti, l’OS a 6 mesi nell’intero campione è risultata del 59% e l’OS mediana di 8,5 mesi. Tra i pazienti con malattia minima residua, l’OS a 6 mesi è stata del 75% e l’OS mediana di 10,8 mesi.

Tra coloro che sono stati sottoposti al trapianto allogenico dopo l’infusione delle cellule T modificate, l’OS mediana è stata di 9,9 mesi contro 8,5 mesi nei pazienti non sottoposti al trapianto (P = 0,5).

Sul fronte della sicurezza, in 9 pazienti si è osservata una sindrome da rilascio di citochine grave, che è risultata correlata con il carico di malattia e ha richiesto un trattamento con vasocostrittori o la ventilazione meccanica per ipossia. Il problema, ha riferito Park, è stato gestito in modo efficace con l'inibitore dell’IL-6R e/o con corticosteroidi.

J.H. Park, et al. Efficacy and safety of CD19-targeted 19-28z CAR modified T cells in adult patients with relapsed or refractory B-ALL. J Clin Oncol. 2015;33:(suppl; abstr 7010).
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