Leucemia linfoblastica acuta, bambini trattati con la chemio ancora a rischio di problemi cognitivi da adulti

Gli adolescenti e i giovani adulti sopravvissuti a una leucemia linfoblastica acuta avuta quando erano bambini rimangono a rischio aumentato di problemi cognitivi, comportamentali e scolastici nonostante dalle terapie moderne sia stata eliminata la radioterapia cranica (CRT). È questa la conclusione di uno studio di coorte da poco pubblicato su The Lancet Psychiatry.

Gli adolescenti e i giovani adulti sopravvissuti a una leucemia linfoblastica acuta avuta quando erano bambini rimangono a rischio aumentato di problemi cognitivi, comportamentali e scolastici nonostante dalle terapie moderne sia stata eliminata la radioterapia cranica (CRT). È questa la conclusione di uno studio di coorte da poco pubblicato su The Lancet Psychiatry.

"I nostri risultati continuano ad essere a favore del mantenimento relativo degli outcome neurocomportamentali nei sopravvissuti non trattati con la CRT rispetto ai sopravvissuti trattati con la CRT; questo risultato non è sorprendente" scrivono i ricercatori, guidati da Lisa M. Jacola del St. Jude Children's Research Hospital di Memphis.

"Tuttavia, la prevalenza dell’utilizzo dei servizi educativi speciali segnalati dai genitori dei nostri adolescenti sopravvissuti alla leucemia linfoblastica acuta non trattati con la CRT è risultata un po’ inaspettata: un adolescente su quattro fra i sopravvissuti non trattati con la CRT ha richiesto questi servizi, e la maggior parte degli intervistati ha indicato che questi servizi erano stati richiesti per via di difficoltà di apprendimento/concentrazione e/o di punteggi bassi nei test " ha spiegato la Jacola in un’intervista.

Gli studi hanno dimostrato che la sostituzione della CRT con la chemioterapia è associata a un miglioramento degli outcome cognitivi globali e a una minore neurotossicità nei sopravvissuti a una leucemia linfoblastica acuta in età pediatrica, ma ci sono ancora questioni aperte sugli outcome a lungo termine nei pazienti sopravvissuti non trattati con la CRT.

Per cercare di rispondere a queste domande, Jacola e i colleghi hanno confrontato i problemi cognitivi, comportamentali e di apprendimento segnalati dai genitori in 1453 adolescenti sopravvissuti alla leucemia linfoblastica acuta con quelli di un gruppo di confronto di 611 fratelli di età simile.

Nel gruppo dei sopravvissuti, 671 avevano fatto la CRT e 782 no.

Nel complesso, rispetto ai fratelli, tutti i sopravvissuti hanno mostrato una maggiore frequenza di problemi riferiti dai genitori nei domini relativi ad ansia-depressione, testardaggine, disattenzione e iperattività e ritiro sociale della scala Behavior Problem Index (BPI). Ad eccezione della testardaggine, questi problemi sono risultati più comuni tra i sopravvissuti trattati con la CRT che non tra quelli non trattati con la CRT.

Tuttavia, indipendentemente dal trattamento, tutti i sopravvissuti avevano più probabilità di essere destinatari di programmi educativi speciali rispetto ai fratelli.

In un sottogruppo di 691 sopravvissuti (il 49,9% dei quali erano stati trattati con la CRT) e 259 fratelli che avevano almeno 25 anni di età al momento del follow-up, si sono trovate percentuali significativamente più basse di laureati tra i sopravvissuti che erano stati trattati con la CRT (43%) e anche fra i sopravvissuti non trattati con la CRT (53%) rispetto ai fratelli che non avevano avuto la malattia (65%).

"I nostri risultati confermano un miglioramento degli outcome nei sopravvissuti non sottoposti alla CRT; tuttavia, i sopravvissuti a una leucemia linfoblastica acuta avuta nell’infanzia, oggi adolescenti, trattati con la terapia moderna rimangono a rischio significativo di problemi cognitivi e comportamentali" ha detto la Jacola.

"I problemi che emergono precocemente nei sopravvissuti possono avere un impatto negativo sugli outcome funzionali, come il livello di istruzione" ha proseguito l’autrice, aggiungendo che in questi pazienti occorre un monitoraggio neurocognitivo che inizi durante la terapia e continui anche dopo, per favorire una rilevazione tempestiva di eventuali problemi e per identificare i gruppi di sopravvissuti a rischio più alto.

La Jacola ha poi ricordato che il training cognitivo computerizzato ha dimostrato di essere fattibile ed efficace ai fini del miglioramento delle difficoltà dei sopravvissuti a un tumore infantile, e che servono ulteriori studi per determinare la fattibilità e l'efficacia di un intervento di profilassi.

Nel suo editoriale di commento, Laura A. Janzen, dell’Hospital for Sick Children di Toronto scrive che “occorrono studi longitudinali supplementari. Questa ricerca è di fondamentale importanza per fornire alle famiglie aspettative realistiche riguardo alla sopravvivenza e per determinare quando gli interventi potrebbero essere applicati più efficacemente nel corso della vita".

L.M Jacola, et al. Cognitive, behaviour, and academic functioning in adolescent and young adult survivors of childhood acute lymphoblastic leukaemia: a report from the Childhood Cancer Survivor Study. The Lancet 2016; http://dx.doi.org/10.1016/S2215-0366(16)30283-8.
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