Leucemia linfoblastica acuta Ph+, efficace l'aggiunta di nilotinib alla chemio nell'anziano

Oncologia-Ematologia
L’aggiunta dell’l'inibitore della tirosin-chinasi (TKI) nilotinib alla chemioterapia ha migliorato la sopravvivenza globale (OS) e portato a remissioni ematologiche complete nell’87% dei casi in uno studio di fase II su pazienti anziani con leucemia linfoblastica acuta Philadelphia-positiva (Ph+) di nuova diagnosi. I risultati di un'analisi ad interim pianificata del trial sono appena stati presentati al congresso annuale della Società Americana di Ematologia (ASH) da Oliver G. Ottmann, della Goethe University di Francoforte.

In conferenza stampa, Ottmann ha spiegato che, sebbene la combinazione di chemioterapia e un TKI sia il gold standard nel trattamento della leucemia linfoblastica acuta Ph +, i pazienti anziani che non possono essere sottoposti al trapianto di cellule staminali ottengono scarsi risultati con la chemio, indipendentemente dall’aggiunta o meno di un TKI.

I partecipanti sono stati trattati con un regime chemioterapico a bassa intensità adattato all'età sviluppato specificatamente per i pazienti con leucemia linfoblastica acuta Ph+ al di sopra dei 55 anni dallo European ALL Working Group (EWALL).

Dopo l'induzione, il 45,5% dei pazienti ha ottenuto una risposta molecolare maggiore (MMR), mentre il 11,4% ha raggiunto la non rilevabilità dei trascritti BCR-ABL 1. Durante il consolidamento, il 79% dei pazienti ha ottenuto una MMR e il 26,3% la non rilevabilità dei trascritti BCR-ABL 1.

"Abbiamo un ulteriore e significativo incremento con i cicli di consolidamento contenenti il TKI" ha detto Ottmann. "Continuando il trattamento con questo farmaco aumenta la profondità di risposta."

Nilotinib è un TKI di seconda generazione approvato per il trattamento di pazienti con leucemia mieloide cronica di nuova diagnosi Ph+ in fase cronica e di pazienti con leucemia mieloide cronica Ph+ in fase cronica e in fase accelerata in cui la malattia è progredita nonostante il trattamento con imatinib.

In questo studio, Ottmann e i colleghi hanno arruolato pazienti di età compresa tra i 55 e gli 85 anni di età, Ph+ o BCR-ABL1-positivi, non trattati in precedenza se non con corticosteroidi, una singola somministrazione di vincristina o tre somministrazione di ciclofosfamide.

Dato che il coinvolgimento del sistema nervoso centrale può rappresentare un problema nella leucemia linfoblastica acuta, ha detto Ottmann, tale coinvolgimento non è stato considerato un criterio di esclusione; tuttavia, ha aggiunto, non sono stati arruolati pazienti con un coinvolgimento del sistema nervoso centrale.

L’età media dei partecipanti era di 65 anni

I pazienti sono stati trattati con nilotinib 400 mg due volte al giorno più la chemioterapia iniziale durante l’induzione e poi continuativamente durante le fasi successive della chemioterapia. Durante l’induzione, nilotinib è stato combinato con vincristina ev e desametasone per 4 settimane, mentre i cicli di consolidamento consistevano nel trattamento con nilotinib, metotressato, asparaginasi e citarabina, e il mantenimento in un regime contenente nilotinib, metotressato, desametasone e vincristina. I partecipanti sono stati trattati per un massimo di 2 anni.

Al congresso dell’ASH, Ottmann ha riportato i risultati relativi a 47 pazienti. In totale, l'87% di questi pazienti (41) ha raggiunto una remissione ematologica completa, mentre il 4% (2) ha mostrato una progressione della malattia, e quindi, in sostanza, il fallimento della terapia, e il 2% (n = 1) è deceduto dopo induzione.

Il 6% (3 pazienti) ha interrotto il trattamento precocemente a causa di un aumento delle lipasi, di un tromboembolismo e per una causa sconosciuta.

"La combinazione di nilotinib con questa chemioterapia adattata all'età è molto efficace" ha detto Ottmann. "Abbiamo una stima ragionevole di un’OS a 2 anni di oltre il 70%"

In base alle stime degli autori, l’OS a 30 mesi sarebbe del 67,1% nell’intero campione e leggermente superiore - 72,7% - nei pazienti sottoposti al trapianto di cellule staminali.

In Europa, ha ricordato Ottmann, "il trapianto allogenico è ancora considerato un’opzione praticabile, anche in questa popolazione anziana” e si spera che il completamento di questo trial e di altri in corso possa fornire una risposta circa i suoi effettivi benefici.

Al momento in cui gli autori hanno scritto l’abstract, i pazienti sui quali si poteva valutare la sicurezza erano 43 e Ottmann ha detto che la tollerabilità della combinazione è risultata accettabile. Complessivamente, fino a quel momento, erano stati segnalati 34 eventi avversi gravi: 11 durante l'induzione, 16 (in 37 pazienti) durante il consolidamento, sei durante il mantenimento e uno dopo la sospensione del trattamento.

Gli eventi avversi gravi più comuni osservati sono stati eventi infettivi e neutropenia febbrile. Tra gli altri eventi avversi gravi ci sono stati eventi renali, neurologici, metabolici, epatici e cardiovascolari.

Alessandra Terzaghi

O.G. Ottman, et al. Nilotinib (Tasigna) and chemotherapy for first-line treatment in elderly patients with de novo Philadelphia chromosome/BCR-ABL1 positive acute lymphoblastic leukemia (ALL): a trial of the European Working Group for adult ALL (EWALL-PH-02). ASH 2014; abstract 798.
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