Leucemia linfoblastica acuta ricaduta/refrattaria, malattia minima residua influenza gli outcome

Nei pazienti con leucemia linfoblastica acuta recidivata e refrattaria alla prima terapia di salvataggio, la negativitā della malattia minima residua (MRD) č correlata alla sopravvivenza a lungo termine. Lo rivelano i risultati di uno studio retrospettivo appena pubblicato su Cancer.

Nei pazienti con leucemia linfoblastica acuta recidivata e refrattaria alla prima terapia di salvataggio, la negatività della malattia minima residua (MRD) è correlata alla sopravvivenza a lungo termine. Lo rivelano i risultati di uno studio retrospettivo appena pubblicato su Cancer.

Tuttavia, la maggior parte dei pazienti al secondo salvataggio hanno ottenuto scarsi risultati indipendentemente dallo stato della MRD.

Lo stato della MRD può essere utilizzato per prevedere gli outcome nei pazienti con leucemia linfoblastica acuta di nuova diagnosi, ma il suo significato nei pazienti con malattia recidivante e refrattario finora era meno chiaro, spiegano nell’introduzione gli autori dello studio, coordinati da Elias Jabbour, dell’MD Anderson Cancer Center di Houston, in Texas.

Jabbour e i colleghi hanno quindi analizzato retrospettivamente i dati di 78 pazienti con leucemia linfoblastica acuta recidivata e refrattaria a cellule B per determinare l'effetto prognostico della valutazione della MRD in questa popolazione di pazienti. L’età media del campione era di 38 anni (range 18-87).

Di questi pazienti, 41 sono stati trattati con inotuzumab ozogamicin, 11 con blinatumomab e 26 con ciclofosfamide, vincristina e doxorubicina con inotuzumab ozogamicin multiiperfrazionati, e 46 hanno raggiunto la remissione al primo salvataggio e 32 al secondo salvataggio. Al momento della remissione gli autori hanno valutato la MRD mediante citometria di flusso multiparametrica

Il follow-up è stato di 27 mesi (range 6-55).

Complessivamente, sono risultati MRD-negativi 41 pazienti (il 53%), di cui 26 (il 57%) avevano raggiunto la remissione dopo il primo salvataggio e 15 (il 47%) dopo il secondo salvataggio.

Tra i pazienti MRD-negativi, coloro che hanno raggiunto la remissione al primo salvataggio hanno mostrato benefici significativi in termini di sopravvivenza libera da eventi (EFS) mediana rispetto a coloro che hanno raggiunto la remissione al secondo salvataggio (18 mesi contro 5 mesi; P =  0,001), così come in termini di sopravvivenza globale (OS) mediana (27 mesi contro 7 mesi; P = 0,01).

Inoltre, i pazienti MRD-negativi che hanno raggiunto la remissione al primo salvataggio hanno raggiunto una EFS mediana più lunga ( 18 mesi contro 7 mesi) e un’OS mediana superiore (27 mesi contro 9 mesi) rispetto ai pazienti MRD-positivi, così come un’ EFS e un’OS a 2 anni maggiori (rispettivamente 46% contro 17% e 52% contro 36%). Al contrario, i pazienti che hanno raggiunto la remissione al secondo salvataggio hanno mostrato un’EFS e un’OS simili sia che fossero MRD-negativi sia che fossero MRD-positivi.

Un'analisi su un sottogruppo di 11 pazienti che in precedenza erano stati sottoposti al trapianto di cellule staminali ematopoietiche ha evidenziato che gli otto MRD-negativi dopo il trapianto hanno raggiunto un’EFS più lunga (18 mesi contro 8 mesi; P = 0,01 ) e un’OS più lunga (39 mesi contro 8 mesi; P = 0,04) rispetto ai tre MRD-positivi.

Tra i pazienti MRD-negativi che hanno proceduto al trapianto dopo la terapia di salvataggio, quelli sottoposti alla procedura dopo il primo salvataggio hanno ottenuto un’EFS e un’OS significativamente migliori (P = 0,003) (P = 0,04) rispetto a quelli sottoposti al trapianto dopo il secondo salvataggio.

Tra i limiti dello studio, riconoscono i ricercatori, vi è il fatto che l’analisi di sopravvivenza basata sulla MRD-negatività non ha raggiunto la significatività statistica.

Inoltre, poiché i ricercatori hanno valutato lo stato della MRD solo al momento della remissione, non hanno potevano determinare quale sia il momento ottimale per effettuare tale valutazione.

"Il raggiungimento della MRD-negatività è un risultato terapeutico importante nei pazienti con leucemia linfoblastica acuta recidivata e refrattaria, ma ha un impatto prognostico diverso a seconda che si raggiunga al primo o al secondo salvataggio" concludono Jabbour e i colleghi.

E. Jabbour, et al. Differential impact of minimal residual disease negativity according to the salvage status in patients with relapsed/refractory B-cell acute lymphoblastic leukemia. Cancer. 2016;doi:10.1002/cncr.30264.
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