Leucemia mieloide acuta, decitabina efficace in prima linea nell'anziano anche nella 'real life'. Esperienza italiana

Oncologia-Ematologia

Decitabina rappresenta un trattamento di prima linea praticabile, efficace e con una tollerabilità soddisfacente per pazienti i anziani con leucemia mieloide acuta, non solo nel setting 'ideale' degli studi clinici, ma anche nella pratica clinica quotidiana. La conferma arriva da un'esperienza tutta italiana, un ampio studio prospettico osservazionale che ha visto coinvolti ben 17 centri del Nord Italia e nel quale sono stati combinati dati del registro del Triveneto con quelli della Rete Ematologica Lombarda (REL).

Decitabina rappresenta un trattamento di prima linea praticabile, efficace e con una tollerabilità soddisfacente per pazienti i anziani con leucemia mieloide acuta, non solo nel setting ‘ideale’ degli studi clinici, ma anche nella pratica clinica quotidiana.

La conferma arriva da un’esperienza tutta italiana, un ampio studio prospettico osservazionale che ha visto coinvolti ben 17 centri del Nord Italia e nel quale sono stati combinati dati del registro del Triveneto con quelli della Rete Ematologica Lombarda (REL).

I risultati dello studio, addirittura migliorativi rispetto a quanto riportato negli studi clinici, sono stati presentati da poco all’ultimo congresso dell’American Society of Hematology (ASH), tenutosi quest’anno ad Atlanta.

Decitabina è un agente ipometilante approvato di recente in Europa per il trattamento di pazienti affetti da leucemia mieloide acuta di età superiore ai 65 anni e non idonei per la chemioterapia standard. Tuttavia, i dati disponibili sulla sua efficacia e tollerabilità derivano principalmente da studi clinici eseguiti su pazienti selezionati.

Per colmare questa lacuna, i ricercatori italiani, coordinati da Erika Borlenghi, dell’Unità Operativa di Ematologia degli Spedali Civili di Brescia, hanno dunque voluto analizzare gli effetti del farmaco su una casistica di pazienti anziani trattati con decitabina in diversi centri ematologici distribuiti nel Nord Italia.

In un arco di tempo che andava dal giugno 2013 al giugno 2017, la Borlenghi e i colleghi hanno inserito nei due registri 150 pazienti anziani con leucemia mieloide acuta di nuova diagnosi (di cui 66 donne e 84 uomini); l'età mediana del campione era di 75 anni (range: 65-85); il performance status (PS) ECOG era > 2 in 19 pazienti (il 13%); la conta leucocitaria mediana era pari a 3,95 x 103/ml (range: 0,34-255) e i blasti midollari andavano dal 20% al 30% in 30 pazienti (20%).

Inoltre, 79 pazienti (il 53%) presentavano una leucemia mieloide acuta de novo, cinque (il 3%) una leucemia mieloide acuta correlata alla terapia e 66 (il 44%) una leucemia mieloide acuta secondaria a neoplasie mieloidi (in 52 pazienti post-sindrome mielodisplastica e in 14 post-sindrome mieloproliferativa cronica).

Il cariotipo, disponibile in 126 casi, era normale in 54 pazienti (il 43%), la traslocazione t(8; 21) era presente in quattro casi (il 3%), le anomalie associate a un rischio intermedio secondo la classificazione ELN erano presenti in 25 pazienti (il 20%) e quelle associate a rischio sfavorevole in 42 pazienti (il 33%).

I partecipanti sono stati trattati con la dose raccomandata di decitabina, che è pari a 20 mg/m2/giorno per 5 giorni ogni 4 settimane, fino alla comparsa di tossicità o alla progressione della leucemia.

In totale, sono stati somministrati 761 cicli di trattamento, con una mediana di 3 cicli/paziente (range: 1-22), un dato in linea con quanto riportato in letteratura. Il tempo mediano di raggiungimento della migliore risposta è risultato di 3,5 mesi (range: 1-8,5) e la durata della risposta mediana è stata di 5 mesi (range: 2-23).

La percentuale di risposta complessiva (ORR) è risultata del 47% (55 pazienti dei 116 pazienti valutabili), il 29% dei pazienti (34) ha ottenuto una remissione completa (CR), il 9% (10) una risposta parziale (PR) e il 10% (11) un miglioramento ematologico (HI). A titolo di confronto, nello studio registrativo, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology nel 2012, la percentuale di risposte complessive è risultata del 30% e quella di remissioni complete del 17,8%.

La leucemia è rimasta stabile nel 33% dei casi (38 pazienti), mentre il 20 % dei pazienti (23) non ha risposto al trattamento e il 25,7% dei responder (9 pazienti su 55) ha avuto una recidiva o una progressione della malattia.
La sopravvivenza globale (OS) mediana è risultata di 12,5 mesi (range: 1-35), l’OS a 12 mesi del 52,7% e l’OS a 2 anni del 13%.

Da notare che l’OS non è apparsa influenzata dal tipo di leucemia mieloide acuta (12,4 mesi nei pazienti con la forma de novo contro 16 mesi in quelli con leucemia secondaria; P = 0,8), né dall’età, dal PS, dalla percentuale dei blasti midollari o dalla profondità della risposta (pazienti con CR contro pazienti con PR + HI; P = 0,55).

Tuttavia, l’OS è risultata significativamente superiore nei pazienti che hanno ottenuto una qualsiasi risposta rispetto ai pazienti che hanno mostrato solo una stabilizzazione della malattia o non hanno risposto: 22,3 mesi contro 8 mesi nel gruppo in cui si è osservata solo una stabilizzazione della malattia (P < 0,0001) e 3 mesi in quello dei non responder).
Inoltre, avere una citogenetica sfavorevole ha mostrato di peggiorare in modo significativo l’OS, che è risultata, infatti, di 5,5 mesi nel gruppo con cariotipo sfavorevole contro 18,6 in quello con cariotipo non sfavorevole (log-rank P = 0,0012).

Nel complesso, riferiscono la Borlenghi e i colleghi, il trattamento è stato ben tollerato. L'evento avverso più comune sono state le infezioni, sviluppatesi in 110 casi durante 761 cicli somministrati (14%) e responsabili del 93% dei ricoveri.

È importante sottolineare che le infezioni sono state significativamente più frequenti prima di raggiungere la risposta ematologica durante i primi 3 cicli di terapia che non nei cicli successivi (23,6% contro 6,4%; P = <0,0001). In particolare, si sono registrati 41 casi di polmonite (37%), 23 di sepsi (21%), 26 di febbre di origine sconosciuta (24%) e 20 di altri tipi di infezioni (18%); 10 dei 30 casi di polmonite sviluppatasi durante i primi 3 cicli di terapia (33%) si sono rivelati di origine fungina.

Durante lo studio, infine, si sono registrati 63 decessi (42%), di cui 40 (63%) durante i primi 3 cicli. La principale causa di morte è stata la progressione della malattia (67%) seguita dalle infezioni (19%) nei primi 3 cicli e da altre cause (13%). Solo un paziente (1%) è morto a causa di un’infezione sviluppatasi mentre era in remissione completa.

Questi dati, concludono i ricercatori italiani, confermano che l’agente ipometilante decitabina si può utilizzare ed è molto efficace nei pazienti anziani con leucemia mieloide acuta che si incontrano nella vita reale, pazienti che non possono fare una chemioterapia intensiva e altrimenti non avrebbero nessuna chance di trattamento, al di là delle terapie di supporto.

Alessandra Terzaghi


E. Borlenghi, et al. Efficacy and Safety of Decitabine As First-Line Therapy for Elderly Patients with Acute Myeloid Leukemia.a Real Life Multicentric Experience of the Northern Italy. ASH 2017; abstract 1315.
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