Leucemia mieloide acuta, noretandrolone a basso dosaggio migliora la sopravvivenza nell'anziano

L'impiego di noretandrolone a basso dosaggio durante il trattamento post-induzione ha migliorato in modo significativo gli outcome di sopravvivenza tra i pazienti anziani con leucemia mieloide acuta di nuova diagnosi in uno studio multicentrico di fase III, randomizzato e in aperto, da poco pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

L’impiego di noretandrolone a basso dosaggio durante il trattamento post-induzione ha migliorato in modo significativo gli outcome di sopravvivenza tra i pazienti anziani con leucemia mieloide acuta di nuova diagnosi in uno studio multicentrico di fase III, randomizzato e in aperto, da poco pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

"I pazienti anziani con leucemia mieloide acuta hanno una prognosi sfavorevole e una terapia di mantenimento innovativa potrebbero migliorare i loro outcome" scrivono gli autori, coordinati da Arnaud Pigneux, dell’Ospedale universitario di Bordeaux. "Questo studio dimostra che la terapia di mantenimento con noretandrolone migliora in modo significativo la sopravvivenza nei pazienti anziani con leucemia mieloide acuta senza aumentare la tossicità" aggiungono i ricercatori.

Più del 70% dei pazienti con leucemia mieloide acuta ha un’età superiore ai 60 anni al momento della diagnosi. In questi pazienti, la minore tolleranza alle chemioterapie intensive e la presenza di comorbidità si traducono in una percentuale di sopravvivenza globale (OS) che raramente supera il 15% oltre i 5 anni dalla diagnosi.

"Per questo gruppo di pazienti, migliorare l'efficacia della chemioterapia post-induzione e prolungare la remissione senza aumentare la mortalità correlata al trattamento rimane una sfida" scrivono gli autori, che fanno parte del gruppo cooperativo francese GOELAMS (Groupe Ouest Est d'Etude des Leucémies et Autres Maladies du Sang).

In questo studio, i ricercatori trnasalpini hanno valutato se l'aggiunta di androgeni, che vengono utilizzati nel trattamento dell’anemia aplastica e hanno dimostrato di bloccare la proliferazione delle cellule della leucemia mieloide acuta, durante il trattamento di post-induzione sia in grado di migliorare gli outcome nei pazienti anziani con leucemia mieloide acuta de novo o secondaria alla chemioterapia o alla radioterapia.

Tutti i 330 partecipanti sono stati sottoposti a una terapia di induzione con idarubicina (8 mg/m2 nei giorni da 1 a 5), citarabina (100 mg/m2 nei giorni 1 a 7) e lomustina (200 mg/m2 il giorno 1). I pazienti in remissione completa o parziale sono stati sottoposti a sei cicli di reinduzione.

Gli autori hanno poi assegnato in modo casuale 162 pazienti idonei al trattamento con noretandrolone (10 o 20 mg al giorno in base al peso corporeo) per una terapia di mantenimento di 2 anni (età media: 70 anni; il 52% donne) e 163 pazienti al non fare alcuna terapia di mantenimento (età media, 70 anni; il 46% donne).

In 247 pazienti (il 76% del campione) si è ottenuta una remissione completa o parziale e in 230 (il 70,7%) una risposta completa.

Al momento dell'analisi, il follow-up mediano dall'inizio della chemioterapia di induzione era di 1,2 anni per tutti i pazienti e 4,6 anni per quelli sopravvissuti.

Tra coloro che hanno ottenuto una risposta completa, la sopravvivenza libera da malattia (DFS) a 5 anni è risultata del 31,2% nel braccio sottoposto alla terapia di mantenimento contro 16,2% in quello non sottoposto ad alcun mantenimento (P = 0,002).

Anche la sopravvivenza libera da eventi (EFS) e l’OS 5 anni sono risultate superiori nel gruppo sottoposto al mantenimento con noretandrolone: rispettivamente 21,5% contro 12,9% e 26,3% contro 17,2%.

Il trattamento con noretandrolone ha dimostrato di migliorare gli outcome indipendentemente dai fattori prognostici; tuttavia, i pazienti con una conta basale dei leucociti superiore a 30 x 109/l non sono sembrati beneficiare del mantenimento.

"Si potrebbe ipotizzare che il ripristino a lungo termine di un equilibrio che controlla le cellule leucemiche residue sia responsabile dell'effetto positivo osservato della supplementazione con androgeni" scrivono i ricercatori, aggiungendo che quest’ipotesi dovrebbe ora essere testata in un futuro studio prospettico con noretandrolone o altri androgeni più ampiamente accessibili, insieme con una ricerca dei sottogruppi citogenetici/molecolari di pazienti aventi le maggiori probabilità di beneficiare di tale aggiunta alla terapia.

"Globalmente, tuttavia, questi dati suggeriscono che per la popolazione non trascurabile di pazienti anziani con leucemia mieloide acuta e con una conta leucocitaria al di sotto di 30 x 109/l alla diagnosi, l'aggiunta di androgeni potrebbe diventare una terapia di mantenimento conveniente" concludono Pigneux e i colleghi, in quanto lo studio dimostra che in questa popolazione un mantenimento con noretandrolone migliora in modo significativo la sopravvivenza, senza aumentare la tossicità.

A. Pigneux, et al. Addition of Androgens Improves Survival in Elderly Patients With Acute Myeloid Leukemia: A GOELAMS Study. J Clin Oncol. 2016;doi:10.1200/JCO.2016.67.6213.
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