Né il nuovo agente elacitarabina né altri sette regimi di salvataggio ampiamente utilizzati hanno offerto un beneficio clinicamente significativo a pazienti con leucemia mieloide acuta (LMA) recidivante/refrattaria in un ampio studio multicentrico internzazionale di fase III pubblicato da poco sul Journal of Clinical Oncology.

"I dati del nostro lavoro purtroppo riaffermano, globalmente, la prognosi infausta dei pazienti con LMA recidiva/refrattaria" scrivono gli autori nella discussione del lavoro, aggiungendo che non esiste uno standard di cura efficace e che questi pazienti, quando possibile, devono essere trattati nell’ambito di studi clinici.

Elacitarabina (sviluppata da Clavis Pharma), è una nuova formulazione di citarabina che, in linea teorica, dovrebbe essere in grado di bypassare la resistenza e indurre minore tossicità extra-ematologica. A differenza della citarabina convenzionale, elacitarabina non ha bisogno del vettore proteico hENT1 per attraversare la membrana dei blasti nella LMA e ciò determina un maggiore e più rapido accumulo intracitoplasmatico del farmaco.

Il nuovo agente si era dimostrato attivo e gravato da una tossicità accettabile in uno studio di fase I su pazienti con LMA recidivante/refrattaria, mentre in uno studio di fase II il trattamento con elacitarabina si era associato a una remissione del 18% e a una sopravvivenza globale (OS) mediana pari a 5,3 mesi.

Questi studi hanno fornito i presupposti per proseguire lo sviluppo del farmaco e passare alla fase III. L’obiettivo del trial pubblicato ora sul Jco era valutare l’efficacia di questo nuovo agente in confronto ai sette regimi di salvataggio maggiormente utilizzati, a scelta dello sperimentatore. I regimi comprendevano citarabina ad alto dosaggio, polichemioterapia, agenti ipometilanti, idrossiurea e terapie di supporto.

Allo studio hanno partecipato 381 pazienti arruolati in 13 Paesi di Nord America, Europa e Australia.

Gli autori, guidati da Gail J. Roboz, del Weill Cornell Medical College e del New York-Presbyterian Hospital, non hanno trovato nessuna differenza significativa tra i pazienti trattati con elacitarabina e quelli trattati con uno qualsiasi dei sette regimi di salvataggio (3,5 mesi contro 3,3).

Nessuna differenza significativa tra il braccio elacitarabina e il braccio di controllo nemmeno sul fronte della percentuale di risposta (23% contro 21%) e della sopravvivenza libera da recidiva (5,1 mesi contro 3,7).

Si è ottenuto un prolungamento della sopravivenza solo in pochi pazienti in entrambi i bracci, la cui malattia ha risposto e che erano stati sottoposti al trapianto allogenico di cellule staminali, segnalano i ricercatori.

"In entrambi i bracci dello studio e con tutti i trattamenti l’OS è risultata estremamente scadente" scrivono la Roboz e i colleghi, concludendo che “per questa popolazione di pazienti, c’è un disperato bisogno di nuovi agenti, nuovi disegni degli studi clinici e nuove strategie di sviluppo dei farmaci".

G.J. Roboz, et al. International Randomized Phase III Study of Elacytarabine Versus Investigator Choice in Patients With Relapsed/Refractory Acute Myeloid Leukemia. J Clin Oncol. 2014;doi:10.1200/JCO.2013.52.8562.
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Alessandra Terzaghi