Leucemia mieloide acuta, rischio di sviluppare la neoplasia prevedibile con screening genetico

Oncologia-Ematologia

Un team internazionale di ricercatori ha scoperto come prevedere se individui sani sono a rischio di sviluppare la leucemia mieloide acuta, un tumore del sangue aggressivo e spesso mortale.

Un team internazionale di ricercatori ha scoperto come prevedere se individui sani sono a rischio di sviluppare la leucemia mieloide acuta, un tumore del sangue aggressivo e spesso mortale.

I risultati, appena pubblicati sulla rivista Nature, rispondono alla domanda su dove, quando e come inizia la malattia, spiega in una nota uno degli autori dello studio, John Dick, Senior Scientist del Princess Margaret Cancer Center dell’Università di Toronto.

"Siamo riusciti a identificare nella popolazione generale persone che hanno tracce di mutazioni che rappresentano il primo passo con cui le cellule del sangue normali iniziano il percorso che le porta a diventare sempre più anomale e le pone a rischio di progredire verso la leucemia mieloide acuta. Si possono trovare queste tracce fino a 10 anni prima che la leucemia mieloide acuta si sviluppi effettivamente" afferma Dick. "Questa lunga finestra temporale ci offre la prima opportunità di pensare a come prevenire questa neoplasia".

"La leucemia mieloide acuta è una malattia devastante che in genere viene diagnosticata troppo tardi, con un tasso di mortalità del 90% dopo i 65 anni. I nostri risultati mostrano che è possibile identificare nella popolazione generale individui che sono ad alto rischio di svilupparla attraverso un test genetico su un campione di sangue” spiega un altro autore, Sagi Abelson, anch’egli del Princess Margaret Cancer Center.

"L'obiettivo finale è identificare questi individui e studiare come possiamo colpire le cellule del sangue mutate molto prima che la malattia inizi effettivamente".

Lo studio si fonda sulla scoperta effettuata da Dick del 2014, e pubblicata sempre su Nature, che fra tutte le cellule leucemiche presenti nel campione di sangue prelevato al paziente al momento della diagnosi di leucemia mieloide acuta potrebbe esserci una cellula staminale pre-leucemica. La cellula staminale pre-leucemica funziona ancora normalmente ma ha compiuto il primo passo nel generare un pathway di cellule sono diventate sempre più anomale, fino a generare la leucemia mieloide acuta.

"Nel nostro studio del 2014 abbiamo previsto che le persone con mutazioni rilevabili precocemente nelle cellule staminali emopoietiche, molto prima che la malattia appaia e le faccia ammalare, dovrebbero poter essere individuate all'interno della popolazione generale analizzando la presenza di tali mutazioni in un campione di sangue" prosegue Dick.

L’autore senior dello studio, Liran Shlush, ex collega di Dick e ora di stanza presso il Weizmann Institute di Rehovot, in Israele, ha coordinato il lavoro di utilizzo dei dati di un ampio studio che ha analizzato lo stato di salute e lo stile di vita della popolazione europea e ha seguito 550.000 persone nell’arco di 20 anni per determinarne le correlazioni con i tumori.
I ricercatori hanno estratto i dati di oltre 100 partecipanti che hanno sviluppato una leucemia mieloide acuta da 6 a 10 anni dopo l'adesione allo studio, oltre ai dati di una coorte di più di 400 persone di età superiore che non hanno sviluppato la malattia.

"Volevamo vedere se c'era qualche differenza tra questi due gruppi nella genetica dei loro campioni di sangue "normali "prelevati al momento dell'arruolamento. Per scoprirlo, abbiamo sviluppato uno strumento di sequenziamento genico in grado di analizzare i geni più comuni che risultano alterati nei pazienti con leucemia mieloide acuta e abbiamo sequenziato tutti i 500 campioni di sangue" spiega ancora Dick.

Grazie a quest’analisi, i ricercatori hanno scoperto che le cellule staminali del sangue avevano iniziato ad accumulare mutazioni anni prima che a un individuo venisse diagnosticata la leucemia mieloide acuta, una scoperta che ha permesso al team di prevedere con precisione chi era a rischio di progressione verso la malattia.

Inoltre, il team ha utilizzato una tecnologia computazionale avanzata per testare le informazioni ottenute da campioni di sangue raccolti regolarmente in Israele per oltre 15 anni e ha costruito un enorme database di 3,4 milioni di cartelle cliniche elettroniche.

Lo studio ha, inoltre approfondito la comprensione della distinzione tra leucemia mieloide acuta e una caratteristica comune dell'invecchiamento chiamata ematopoiesi clonale correlata all'età (ARCH, acronimo di age-related clonal hemopoiesis,) una condizione nella quale le cellule staminali del sangue acquisiscono mutazioni e diventano un po’ più proliferative in soggetti sani senza evidenza di malattia ematologica. Per la stragrande maggioranza delle persone, questa è solo una caratteristica completamente benigna dell'invecchiamento. Infatti, ogni paziente con leucemia mieloide acuta presenta una ARCH, ma non tutti i soggetti con ARCH sviluppano la malattia.

S. Abelson, et al. Prediction of acute myeloid leukaemia risk in healthy individuals. Nature 2018
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