Leucemia mieloide acuta secondaria ad alto rischio, CPX-351 migliora gli outcome

CPX-351, una formulazione liposomiale di citarabina e daunorubicina (in rapporto 5: 1) ha prolungato sia la sopravvivivenza globale (OS) sia la sopravvivenza libera da eventi (EFS) in pazienti con leucemia mieloide acuta secondaria ad alto rischio in uno studio di fase III, di cui sono appena stati presentati i risultati finali al convegno annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

CPX-351, una formulazione liposomiale di citarabina e daunorubicina (in rapporto 5: 1) ha prolungato sia la sopravvivivenza globale (OS) sia la sopravvivenza libera da eventi (EFS) in pazienti con leucemia mieloide acuta secondaria ad alto rischio in uno studio di fase III, di cui sono appena stati presentati i risultati finali al convegno annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

Inoltre, in questo studio CPX-351 non ha aumentato la mortalità a 60 giorni né la frequenza e la gravità degli eventi avversi.

"CPX-351 si è dimostrato efficace in studi di fase I e fase II. In questo studio di fase III, il farmaco ha migliorato l’OS e l’EFS nei pazienti anziani con leucemia mieloide acuta secondaria che erano idonei per il trattamento" ha detto Jeffrey E. Lancet, ematologo dell’H. Lee Moffitt Cancer Center and Research Institute di Tampa, in Florida, durante la sua presentazione. "La capacità di somministrare due agenti secondo un rapporto costante e sinergico è utile, ma ora come ora non sappiamo quale sia esattamente il meccanismo sottostante" ha aggiunto l’autore.

Dato che i pazienti anziani con leucemia mieloide acuta secondaria hanno risultati scarsi dopo la terapia di prima linea con citarabina e il trattamento a base di antracicline, Lancet e i colleghi hanno cercato di valutare la sicurezza e l'efficacia di CPX-351 in prima linea per questi pazienti rispetto al regime chemioterapico standard ‘7 + 3’.

Lo studio ha coinvolto 309 pazienti di età compresa fra i 60 e i 75 anni con leucemia mieloide acuta non trattata, che avevano fatto in precedenza un trattamento citotossico, avevano avuto in precedenza una sindrome mielodisplastica o una leucemia mieloide cronica o una leucemia mieloide acuta con anomalie citogenetiche definite dall’OMS correlate alla sindrome mielodisplastica.

I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale e in rapporto 1:1 al trattamento con CPX-351 (153 pazienti; 1000 U/m2 nei giorni 1, 3 e 5) o la chemioterapia ‘7 + 3’ (156 pazienti; citarabina 100 mg/m2/giorno per 7 giorni più daunorubicina 60 mg/m2 nei giorni 1, 2 e 3). I due bracci dello studio erano ben bilanciati per quanto riguarda genere, età, razza, performance status, sottotipo di leucemia mieloide acuta, citogenetica e terapia ipometilante precedente.

L'endpoint primario era l’OS, mentre altre misure di outcome comprendevano l’EFS, la remissione completa, la remissione completa con recupero incompleto dell’emocromo e il tasso di mortalità a 60 giorni.

Gli autori hanno assunto come controllo un’OS mediana di 192 giorni e un’analisi dopo 263 morti per rilevare un HR di 0,63 con una potenza del 93,7%.

L'analisi finale è stata fatta dopo un follow-up minimo di 13,7 mesi.

L’OS mediana è risultata di 9,56 mesi nel braccio CPX-351 contro 5,95 mesi nel braccio 7 + 3, differenza che si traduce in una riduzione significativa del rischio di mortalità con CPX-351 (HR = 0,69; P = 0,005).

I pazienti trattati con CPX-351 hanno ottenuto anche un prolungamento significativo dell’EFS (HR 0,74, P = 0,021). Inoltre, più pazienti assegnati al trattamento con CPX-351 hanno raggiunto la remissione completa o la remissione completa con recupero incompleto dell’emocromo (47,7% contro 33,3%; P = 0,016).

Anche la mortalità a 60 giorni è risultata inferiore nel braccio trattato con CPX-351 (13,7% contro 21,2%).

Sul fronte della sicurezza, l’incidenza degli eventi avversi di grado 3-5 è risultata paragonabile nei due bracci (92% contro 91%).

"In questo studio è stata trattata una popolazione che storicamente non ha buoni risultati" ha detto Richard A. Larson, dell'Università di Chicago, durante la discussione. "Io credo” ha concluso il professore “che questi dati saranno sufficienti per l'approvazione delle agenzie del farmaco e dopo questo via libera CPX-351 dovrebbe essere considerato un trattamento di prima linea per questo specifico sottogruppo di pazienti idonei al trattamento".

Parere condiviso anche da Noelle Frey, della Perelman School of Medicine della University of Pennsylvania di Philadelphia.

“Il trattamento dei pazienti anziani con leucemia mieloide acuta è molto impegnativo perché l'intensità del trattamento è tale che molti pazienti non riescono a sopportarlo. Inoltre, i tassi di risposta tendono ad essere più bassi, anche quando i pazienti riescono a tollerare la chemioterapia aggressiva, perché la biologia della leucemia mieloide acuta secondaria tende ad essere resistenti alla chemioterapia” ha ricordato l’esperta. 

“Questo agente è stato meglio tollerato e si è associato a un tasso di mortalità di 60 giorni inferiore rispetto al trattamento standard. A differenza di altre terapie, in cui un aumento delle percentuali di risposta può portare a un aumento della tossicità, CPX-351 in questo studio ha dimostrato non solo di migliorare la sopravvivenza, ma di essere meglio tollerato rispetto alla attuale standard di cura, la chemioterapia ‘7 + 3’. Credo che per la popolazione di pazienti con leucemia mieloide acuta rappresentati in questo studio i risultati siano molto significativi” ha concluso la Frey.

J.E. Lancet, et al. Final results of a phase III randomized trial of CPX-351 versus 7+3 in older patients with newly diagnosed high risk (secondary) AML. J Clin Oncol 34, 2016 (suppl; abstr 7000).
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