Sorafenib si è dimostrato altamente efficace in pazienti adulti affetti da leucemia mieloide acuta, migliorando rispetto al placebo sia la sopravvivenza libera da recidiva (RFS) sia quella libera da eventi (EFS), nello studio SORAML, un trial multicentrico di fase III presentato da poco al congresso dell’American Society of Hematology (ASH), a San Francisco.

"Questi dati costituiscono la prima evidenza proveniente da uno studio randomizzato che gli inibitori delle tirosin chinasi funzionano nella leucemia mieloide acuta " ha detto il primo autore dello studio Christoph Röllig, della clinica universitaria di Dresda, presentando i dati.

Nello studio, Röllig e colleghi hanno arruolato tra il marzo 2009 e l’ottobre 2011 276 pazienti di età compresa tra i 18 e i 60 anni in 25 centri. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a due cicli di terapia di induzione con daunorubicina 60 mg/m2 nei giorni 3, 4 e 5 più citarabina 100 mg/m2, seguita da tre cicli di consolidamento con citarabina ad alto dosaggio (3 g/m2 al giorno nei gironi 1, 3, 5). Quelli che non rispondevano all’induzione iniziale venivano sottoposti a una nuova induzione con citarabina 3 g/m2 once daily nei giorni 1, 2 e 3 più mitoxantrone 10 mg/m2 nei giorni 3, 4 e 5.

Inoltre, i partecipanti sono stati assegnati in modo casuale al trattamento con sorafenib 800 mg/die o placebo come aggiunta al trattamento standard.

Una volta che i pazienti hanno raggiunto la remissione completa, quelli a rischio intermedio per i quali era disponibile un donatore familiare e quelli ad alto rischio con un donatore compatibile sono stati sottoposti al trapianto allogenico di cellule staminali.

L’endpoint primario era l’EFS e gli autori hanno definito come eventi il mancato raggiungimento della remissione dopo l’induzione, la ricaduta o il decesso. Tra gli endpoint secondari figuravano l’RFS, la sopravvivenza globale (OS), la percentuale di ricaduta completa e l’incidenza degli eventi avversi.

Dopo un follow-up mediano di 3 anni, gli autori hanno osservato un miglioramento significativo dell’EFS, che è stata del 40% nel gruppo trattato con sorafenib contro 22% nel gruppo di controllo. Inoltre, l’EFS mediana è stata di 21 mesi con sorafenib contro 9 mesi con il placebo (P = 0,013).

L’RFS a 3 anni è stata del 56% tra i pazienti assegnati a sorafenib contro 38% tra quelli assegnati al placebo, mentre l’RFS mediana non è stata raggiunta nel braccio in trattamento attivo ed è risultata di 23 mesi in quello di controllo.

L’OS a 3 anni è risultata rispettivamente del 63% contro 56%, mentre l’OS mediana non è stata raggiunta in nessuno dei due gruppi di trattamento (P = 0,382).

“È interessante notare che, nonostante questi miglioramenti nella sopravvivenza libera da recidiva e nella sopravvivenza senza eventi, attualmente non vediamo un chiaro vantaggio in termini di sopravvivenza globale per i pazienti trattati con sorafenib” ha detto Röllig.

L’autore ha riferito che il farmaco si è associato a un’incidenza significativamente maggiore di sindrome mano-piede, sanguinamenti, eruzione cutanea, tossicità epatica, febbre e diarrea rispetto al placebo.

Tuttavia, ha sottolineato che i risultati rappresentano la prima indicazione dell’efficacia di sorafenib nei pazienti più giovani con leucemia mieloide acuta e che sarebbe auspicabile un ulteriore studio per confermarli.

C. Röllig, et al. Sorafenib Versus Placebo in Addition to Standard Therapy in Younger Patients with Newly Diagnosed Acute Myeloid Leukemia: Results from 267 Patients Treated in the Randomized Placebo-Controlled SAL-Soraml Trial. ASH 2014; abstract 6.
leggi