Il trattamento con 100 mg di dasatinib aumenta il numero delle risposte tra le pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica, lo stadio iniziale della malattia. E’ quanto emerso da uno studio di fase III denominato CA180-034, presentato al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) di Chicago, che con i dati a sei anni costituisce il più lungo follow up di un farmaco di seconda generazione diretto specificamente contro la proteina anomala contro la proteina anomala (Bcr-Abl) causa della malattia.

Il trial ha arruolato 670 pazienti con leucemia mieloide in fase cronica resistenti o intolleranti a imatinib o che avevano ottenuto una risposta sub ottimale con tale farmaco. I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere 50 mg di dasatinib due volte al giorno o 140 mg dello stesso farmaco una volta al giorno o 70 mg del medicinale due volte al giorno o 100 mg una sola volta durante la giornata.

Tra i pazienti che avevano ricevuto 100 mg del farmaco, il 92% ha ottenuto una risposta ematologica completa, il 63% una risposta citogenetica maggiore e il 50% una risposta citogenetica completa.

La trasformazione nelle fasi accelerata o blastica della malattia è stata riportata nel 6% dei partecipanti trattati con 100 mg di dasatinib. Tale trasformazione è stata osservata nel 7% dei soggetti resistenti a imatinib e nel 2% dei pazienti che non tolleravano tale farmaco.

Nei soggetti che avevano ricevuto 100 mg di dasatinib la PFS era del 49% e la sopravvivenza generale era del 71%. La PFS e la sopravvivenza generale erano rispettivamente del 46% e del 69% nei pazienti resistenti a imatinib e del 58% e 78% tra i soggetti che non tolleravano imatinib.

Un’ulteriore analisi dello studio ha mostrato che le risposte precoci erano predittrici della PFS e della sopravvivenza generale nei pazienti trattati con dasatinib.

I soggetti che avevano ottenuto un livello di BCR-ABL inferiore al 10% dopo tre mesi di terapia presentavano una PFS superiore rispetto ai pazienti che avevano ottenuto tali valori dopo 12 mesi di terapia (P<0,002). La PFS era superiore nei pazienti che avevano ottenuto un livello di BCR-ABL inferiore al 10% dopo tre mesi di terapia, indipendentemente da fattori basali come la presenza di mutazioni, la risposta citogenetica o la risposta ematologica completa.

Dopo 6 anni di trattamento, il 31% dei pazienti ha continuato la terapia, il 21% ha interrotto il trattamento a causa della progressione della malattia e il 21% a causa di episodi di tossicità.

Questi dati, spiegano gli autori, supportano l’uso di dasatinib nei pazienti resistenti, intolleranti o che non rispondono in modo ottimale alla terapia con imatinib.

La Leucemia mieloide cronica è una malattia rara: in Italia si registrano circa 1000 nuove diagnosi ogni anno. L'incidenza della malattia aumenta con l'età (solo nel 2% dei casi si manifesta sotto i 20 anni d'età), rappresenta il 15% di tutte le leucemie degli adulti e il 4% di quelle dell'infanzia.

Le cellule leucemiche nel 95% dei casi sono caratterizzate dalla presenza nel nucleo di un cromosoma anomalo, chiamato cromosoma Philadelphia dalla città dove è stato isolato la prima volta, Questo cromosoma si forma per fusione di due geni in due cromosomi diversi: il gene BCR del cromosoma 9 e il gene ABL del cromosoma 22. Il gene ibrido risultante (BCR-ABL) stimola la proliferazione delle cellule leucemiche.

Shah, N., et al. Six-year follow-up of patients with imatinib-resistant or -intolerant chronic-phase chronic myeloid leukemia (CML-CP) receiving dasatinib. Oral Presentation at: 2012 American Society of Clinical Oncology Annual Meeting Abstract 6506