Pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica trattati con dasatinib in prima linea hanno ottenuto molte più risposte molecolari a 2 anni rispetto a quelli trattati con imatinib nello studio multicentrico di fase III SPIRIT 2, di cui sono stati presentati alcuni dati a Vienna, in occasione del congresso della European Hematology Association (EHA).

Tuttavia, ha riferito durante la sua presentazione Stephen O'Brien, dell’Università di Newcastle, finora non è emersa alcuna differenza tra i due gruppi di trattamento in termini di progressione della malattia o sopravvivenza globale (OS).

Con 814 pazienti arruolati, SPIRIT 2 è ad oggi il più ampio studio randomizzato di confronto tra dasatinib e imatinib mai fatto.

Il suo disegno è simile a quello dello studio DASISION, attualmente in corso, su 519 pazienti, in cui si sono ottenute percentuali di risposta superiori con dasatinib rispetto imatinib nello stesso setting, ma percentuali simili di sopravvivenza libera da progressione (PFS) e di OS a 3 anni.

L'endpoint primario dello studio SPIRIT 2 è la sopravvivenza libera da eventi (EFS) a 5 anni e il dato sarà disponibile a marzo 2018, ha riferito O'Brien. La risposta molecolare maggiore è, invece, un endpoint secondario chiave del trial.

I partecipanti allo studio, arruolati in 172 ospedali del Regno Unito, sono stati assegnati in parti uguali al trattamento con dasatinib 100 mg/die o imatinib 400 mg/die. Un paziente in ciascun gruppo è stato escluso a causa di una  violazione del protocollo o del ritiro del consenso e il follow-up è, ad oggi, di 42,4 mesi.

Al congresso europeo sono stati presentati i dati relativi ai primi 2 anni di follow-up. Dopo 24 mesi, era ancora in trattamento il 60,6% dei pazienti trattati con imatinib (246 su 406) e il 71,4% di quelli trattati con dasatinib (290 su 406).

Si è visto che una quota significativamente maggiore di pazienti trattati con dasatinib ha raggiunto una risposta citogenetica completa a 12 mesi rispetto ai pazienti del gruppo imatinib (53,3% contro 42%; P = 0,003), ma la differenza tra i due gruppi è diminuita a 24 mesi (33,7% contro 27,5%; P = 0,189). Tuttavia, ha sottolineato O'Brien, questi risultati vanno interpretati con cautela, perché i dati sono ancora incompleti.

L’autore ha osservato che i dati molecolari sono più affidabili e sono stati calcolati sulla base di campioni prelevati all'interno di una finestra di 6 settimane a cavallo dei 24 mesi. La risposta molecolare maggiore è stata definita come una riduzione di 3 log del rapporto BCR-ABL/ABL, rispetto al basale.

Anche la percentuale di pazienti che hanno ottenuto una risposta MR3 è risultata significativamente superiore nel gruppo trattato con dasatinib rispetto al gruppo trattato con imatinib (57,5% contro 46%; P < 0,001) così come quella dei pazienti che hanno ottenuto una risposta MR4,5 (20,2% contro 14,3%; P = 0,026).

Inoltre, ha detto O’Brien, più pazienti trattati con imatinib hanno sospeso il trattamento a causa di preoccupazioni dello sperimentatore e/o del paziente riguardo a una risposta inadeguata rispetto ai pazienti trattati con dasatinib (10,8% contro1,3%), mentre più pazienti del gruppo dasatinib hanno interrotto a causa di tossicità non ematologiche (22% contro 12%).

L’incidenza del versamento pleurico, una tossicità nota di dasatinib, è risultata del 24,1% nel gruppo trattato con questo farmaco contro 1,2% nel gruppo imatinib e ha richiesto il drenaggio rispettivamente in 22 casi contro uno.

Si è visto anche un segnale "difficile da spiegare", ha detto l’autore, di dispnea priva di causa evidente, più frequente nel gruppo trattato con dasatinib (15,5% contro 8%). L'ipertensione è stata confermata in uno solo di questi casi e negli altri i sintomi si sono risolti quando il farmaco è stato sospeso.

Gli eventi avversi cardiaci gravi sono stati più frequenti nel braccio dasatinib rispetto al braccio imatinib: 4,2% contro 2,2%. Anche in questo caso, ha osservato O'Brien, i risultati devono essere interpretati con cautela, perché gli studi progettati all’epoca dell’avvio dello studio SPIRIT 2, nel 2008, non erano progettati per valutare con attenzione questo risultato.

S. O'Brien, et al. Spirit 2: an BCRI randomised study comparing dasatinib with imatinib in patients with newly-diagnosed chronic myeloid leukaemia ? 2 year follow up. EHA 2015; abstract S489.
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