Leucemia mieloide cronica, follow-up a lungo termine conferma la sicurezza dello stop a imatinib

Oncologia-Ematologia

Dopo più di 6 anni di follow-up, lo studio STIM1 continua a mostrare che i pazienti con leucemia mieloide cronica in cui la malattia minima residua (MRD) non è rilevabile possono interrompere la terapia con imatinib in modo sicuro. Inoltre, evidenzia l'analisi, appena pubblicata sul Journal of Clinical Oncology, anche se possono verificarsi recidive molecolari, riavviare la terapia può ancora prevenire la progressione della malattia.

Dopo più di 6 anni di follow-up, lo studio STIM1 continua a mostrare che i pazienti con leucemia mieloide cronica in cui la malattia minima residua (MRD) non è rilevabile possono interrompere la terapia con imatinib in modo sicuro. Inoltre, evidenzia l’analisi, appena pubblicata sul Journal of Clinical Oncology, anche se possono verificarsi recidive molecolari, riavviare la terapia può ancora prevenire la progressione della malattia.
"Oltre ai dati che suggeriscono che i pazienti con risposte molecolari profonde hanno un basso rischio di progressione e un alto tasso di sopravvivenza a lungo termine, diversi studi clinici in corso in cui si stanno valutando gli effetti della sospensione hanno dimostrato che i pazienti con risposte molecolari profonde sostenute possono sospendere in modo sicuro la terapia con l’inibitore delle tirosin chinasi e raggiungere la remissione senza trattamento" scrivono gli autori dello studio, guidati da François-Xavier Mahon, dell’Università di Bordeaux.
I risultati preliminari dello studio STIM1 avevano dimostrato che quasi il 40% dei pazienti aveva mantenuto una remissione molecolare dopo aver sospeso imatinib.
La nuova analisi ha riguardato tutti i 100 pazienti del trial, con un follow-up mediano di 77 mesi dopo l'interruzione di imatinib. Tutti i pazienti inclusi avevano avuto una MRD negativa per almeno 2 anni prima di sospendere l’inibitore delle tirosin chinasi.
Complessivamente, 61 pazienti hanno avuto una recidiva molecolare durante il periodo di follow-up, la maggior parte delle quali verificatesi entro 6 mesi dalla cessazione di imatinib; il tempo mediano di comparsa della recidiva molecolare è stato di 2,5 mesi. Un paziente che aveva una MRD negativa è deceduto dopo 10 mesi.
La maggior parte dei pazienti con recidiva molecolare confermata (57 su 61) ha ripreso la terapia (con imatinib in 56 pazienti e con dasatinib nel paziente rimanente), dopo una mediana di 2,1 mesi dalla recidiva molecolare. Tre pazienti hanno rifiutato di riprendere la terapia e uno è stato sottoposto a chemioterapia per una seconda neoplasia concomitante. Di questi 57 pazienti, 55 hanno raggiunto di nuovo l’MRD-negatività dopo una mediana di 4,3 mesi. Nessuno dei pazienti ha manifestato una progressione della leucemia durante lo studio.
Al momento dell’ultimo controllo, 57 pazienti erano vivi e, di questi, 43 (il 70%) stavano facendo la terapia con un TKI. Nove dei 14 non in terapia con il TKI avevano raggiunto una seconda negatività della MRD e interrotto di nuovo il trattamento.
Tra i 39 pazienti che non avevano mai avuto una recidiva molecolare, 16 (il 41%) avevano un MRD-negatività prolungata e i restanti 23 un rapporto BCR-ABL: ABL positivo a intermittenza; nessuno di questi pazienti, tuttavia, ha perso la risposta molecolare maggiore.
Nell’ analisi multivariata sono risultati fattori predittivi di una recidiva molecolare il punteggio dell’indice di rischio Sokal e la durata della terapia con imatinib: i pazienti con un punteggio Sokal basso o intermedio e che avevano fatto una terapia con imatinib di durata superiore a 54 mesi sono risultati a minor rischio di recidiva molecolare rispetto agli altri pazienti dello studio.
"Ipotizziamo che un’accurata selezione dei pazienti, basata sul raggiungimento di una risposta molecolare profonda prolungata prima della sospensione di imatinib possa in parte spiegare il successo di tale sospensione" scrivono gli autori, aggiungendo che rimane oggetto di dibattito se i pazienti che non raggiungono una risposta molecolare profonda siano o meno buoni candidati per l’interruzione di imatinib.
G. Etienne, et al. Long-Term Follow-Up of the French Stop Imatinib (STIM1) Study in Patients With Chronic Myeloid Leukemia. J Clin Oncol. 2016; doi: 10.1200/JCO.2016.68.2914
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