Leucemia mieloide cronica, identificati possibili marker prognostici e predittivi

I livelli di espressione dell'L-selectina (CD62L) e di altri marker immunologici sembrano essere correlati alle risposte al trattamento e alla prognosi nei pazienti con leucemia mieloide cronica. A evidenziarlo è una nuova analisi dello studio ENEST1st, pubblicata da poco sul Journal of Clinical Oncology. Questi marker, sostengono gli autori, potrebbero anche avere valore prognostico purché convalidati in altre coorti.

I livelli di espressione dell’L-selectina (CD62L) e di altri marker immunologici sembrano essere correlati alle risposte al trattamento e alla prognosi nei pazienti con leucemia mieloide cronica. A evidenziarlo è una nuova analisi dello studio ENEST1st, pubblicata da poco sul Journal of Clinical Oncology. Questi marker, sostengono gli autori, potrebbero anche avere valore prognostico purché convalidati in altre coorti.

“Aver fatto una terapia con un inibitore della tirosin-chinasi (TKI) prima interruzione del trattamento potrebbe influire sulla remissione senza trattamento non solo per la sua attività diretta anticlonale, ma anche attraverso effetti immunologici" scrivono i ricercatori, guidati da Dominik Wolf, della Clinica Universitaria di Bonn. Di dasatinib, in particolare, sono stati studiati gli effetti immunologici, ma finora c’erano evidenze limitate circa la capacità di nilotinib di modificare la funzione delle cellule immunitarie nei pazienti con leucemia mieloide cronica.

L’analisi pubblicata sul Jco si riferisce a 52 pazienti dello studio ENEST1st con leucemia mieloide cronica in fase cronica naïve a nilotinib.

Al basale, meno del 20% delle cellule T CD4+ risultava positivo a CD62L. Dopo 6 e 12 mesi di terapia con nilotinib, le cellule T esprimenti CD62L sono risultate il 70%. Risultati simili per le cellule T CD8+, di cui solo il 2,8% esprimeva CD62L al basale e il 40% esprimeva il marker dopo la terapia. Gli autori hanno anche confrontato l’espressione di CD62L nel loro campione con quella nei volontari sani e hanno scoperto che solo un terzo dei pazienti erano nel range di normalità.

Una bassa espressione di CD62L è risultata correlata con diverse variabili cliniche, tra cui un punteggio Sokal basso (r = -0.32; P = 0,0018), le dimensioni della milza (r = -0,309; P = 0,005), la presenza di blasti nel midollo osseo (r = -0,215; P = 0,0465) e nel sangue periferico (r = -0,343; P = 0,001).

I pazienti nella metà superiore dei livelli di espressione di CD62L hanno mostrato più probabilità di raggiungere l’MR4 al mese 18 dello studio (62,5%) rispetto a quelli nella metà inferiore dei livelli di espressione (13%); inoltre, le risposte molecolari si sono ottenute più rapidamente nei pazienti con espressione elevata del biomarker.

Gli autori hanno anche valutato i livelli solubili di CD62L e hanno scoperto che il livello di CD62L sulle cellule T era correlato direttamente con questi ultimi. L'attività enzimatica del TNF alpha converting enzyme (TACE), che scinde la CD62L legata alla membrana, che era elevata prima del trattamento con nilotinib, è scesa a livelli più bassi dopo l'inizio della terapia.

Questi risultati sono stati poi convalidati in 21 pazienti con leucemia mieloide cronica di nuova diagnosi dello studio TIGER e anche in questo caso i livelli di CD62L sono risultati correlati con la risposta molecolare.

"Ora servono studi prospettici di conferma per convalidare questi risultati, anche in fasi successive della leucemia mieloide cronica e con altri TKI utilizzati per il trattamento della leucemia mieloide cronica" scrivono Wolf e i colleghi. "Ancora più importante, i livelli diagnostici di CD62L sono correlati a caratteristiche prognostiche importanti della malattia e possono essere predittivi della risposta molecolare".

S. Sopper, et al. Reduced CD62L Expression on T Cells and Increased Soluble CD62L Levels Predict Molecular Response to Tyrosine Kinase Inhibitor Therapy in Early Chronic-Phase Chronic Myelogenous Leukemia. J Clin. Oncol. 2016 10.1200/JCO.2016.67.0893.
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