I pazienti con leucemia mieloide cronica sottoposti al trattamento con dasatinib presentano un ristretto spettro di mutazioni nel gene BCR-ABL1 rispetto ai soggetti trattati con imatinib. E’ quanto emerso da uno studio pubblicato sulla rivista Leukemia i cui risultati potrebbero essere di aiuto nella selezione di terapie di seconda linea.

“I pazienti trattati con imatinib sono suscettibili di numerose mutazioni che riducono il legame con il farmaco, e le mutazioni in BCR-ABL1 potrebbero essere responsabili del 9-48% dei casi di resistenza primaria e del 10-68% dei casi di resistenza secondaria o acquisita a imatinib”, spiegano gli autori guidati da Timothy P. Hughes dell’università di Adelaide in Australia. Si conosce meno delle mutazioni che si sviluppano durante il trattamento con dasatinib e altri agenti rispetto a imatinib.

I ricercatori hanno analizzato retrospettivamente lo sviluppo di mutazioni in 259 pazienti trattati con dasatinib e in 260 pazienti trattati con imatinib nello studio DASISION.

Lo studio ha incluso solo pazienti con almeno tre anni di follow up che avevano interrotto il trattamento per qualsiasi ragione o soggetti ancora in trattamento che avevano presentato eventi clinicamente rilevanti. L’analisi finale ha incluso 169 pazienti trattati con dasatinib e 194 pazienti trattati con imatinib. Un numero ridotto di mutazioni nel gene BCR-ABL1 è stato osservato in entrambi i gruppi di pazienti, con 17 mutazioni nel gruppo trattato con dasatinib e 18 nel gruppo imatinib.

I soggetti trattati con dasatinib avevano uno spettro di mutazioni più ristretto rispetto a quelli trattati con imatinib. Le mutazioni erano presenti in 4 siti con dasatinib rispetto a 12 siti con imatinib. Inoltre, sono state osservate meno variazioni nel P-loop per il legame con il fosfato nel gruppo trattato con dasatinib. Mutazioni T315I sono state osservate solo nei pazienti trattati con dasatinib (N=11) e in nessun paziente trattato con imatinib.

I pazienti in cui erano state identificate le mutazioni avevano completato un follow up di almeno 4 anni. I ricercatori hanno osservato outocome sfavorevoli in entrambi i gruppi, con un’incidenza elevata di interruzioni del trattamento in 14 di 17 pazienti trattati con dasatinib e in 14 di 18 pazienti trattati con imatinib. Tra tutti i pazienti che avevano interrotto il trattamento nel trial completo a causa della progressione della malattia, il 61% dei soggetti trattati con dasatinib e il 42% dei pazienti trattati con imatinib presentava mutazioni in BCR-ABL1.

“Questi risultati, spiegano gli autori, suggeriscono che i pazienti con leucemia mieloide cronica che non rispondono al trattamento o che non mantengono la risposta sono candidabili allo screening per l’identificazione di mutazioni. Il test delle mutazioni è lo strumento più importante per la scelta del trattamento in pazienti con leucemia mieloide cronica, specialmente quando si deve identificare una terapia alternativa dopo il fallimento di un trattamento. In pazienti che presentano mutazioni non associate o poco associate alla resistenza, dovrebbero essere considerati anche altri fattori come la presenza di comorbidità o l’aderenza alla terapia per assicurare ai pazienti outcome favorevoli nel lungo periodo”, concludono gli esperti.

T P Hughes et al. BCR-ABL1 mutation development during first-line treatment with dasatinib or imatinib for chronic myeloid leukemia in chronic phase, Leukemia accepted article preview 29 June 2015; doi: 10.1038/leu.2015.168
http://www.nature.com/leu/journal/vaop/naam/abs/leu2015168a.html