Interrompere il trattamento con imatinib sembra essere abbastanza sicuro nei pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica. E’ quanto emerso da uno studio pubblicato su European Journal of Cancer.


Come spiegato dagli esperti, il trattamento con imatinib migliora in modo significativo la sopravvivenza dei pazienti con leucemia mieloide cronica, ma non è chiaro se tale terapia possa essere interrotta con sicurezza nel lungo periodo.


Nello studio, solo due terzi dei pazienti hanno presentato una ricaduta della malattia dopo aver interrotto il trattamento con imatinib e citarabina, e tutti i pazienti sono rimasti sensibili al trattamento dopo la ricaduta.


Lo studio ha arruolato 33 pazienti con leucemia mieloide cronica che avevano ottenuto una risposta molecolare della durata di almeno due anni a seguito della terapia con imatinib e citarabina.  I partecipanti sono stati randomizzati a continuare o interrompere la terapia con l’anticorpo monoclonale.


Dopo un follow-up medio di 36 mesi, il 17% (n=3) dei pazienti che avevano continuato la terapia e il 67% (n=10) dei pazienti che avevano interrotto il trattamento con imatinib hanno presentato una ricaduta molecolare. Tutti e tre i pazienti che avevano continuato la terapia con il farmaco hanno interrotto il trattamento dopo la randomizzazione. 


Il tasso di ricaduta molecolare a 12 mesi era dello 0% nel gruppo che aveva continuato il trattamento e del 53% nel gruppo che lo aveva interrotto. A 24 mesi, le percentuali sono salite al 6% e al 67%. In un’analisi as-treated, il tasso di ricaduta molecolare a due anni era del 61% per i pazienti che avevano interrotto la terapia e dello 0% per il gruppo che ha continuato il trattamento.


I cinque pazienti del gruppo che aveva interrotto il farmaco, che non avevano presentato ricadute, hanno mostrato una risposta molecolare stabile. I 13 pazienti che avevano presentato una ricaduta hanno riottenuto una risposta molecolare stabile dopo sei mesi dal re-inizio del trattamento con imatinib o nilotinib.


Secondo gli autori, "Questo è il primo studio randomizzato che ha valutato la sospensione del trattamento con imatinib in pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica  che hanno ottenuto una risposta molecolare durevole e stabile. I nostri risultati sono incoraggianti". Inoltre, gli esperti hanno affermato che l'aggiunta di citarabina al regime iniziale può aver contribuito alla persistenza della risposta dopo l'interruzione della terapia.


Ulteriori studi su questo tema dovranno definire i fattori predittivi del successo dell'interruzione della terapia con imatinib. "Sebbene il trattamento con imatinib sia stato previsto per tutta la vita, i nostri dati suggeriscono che, sotto stretto monitoraggio, la sospensione del farmaco è sicura nei pazienti con leucemia mieloide cronica e con una risposta molecolare di lunga durata".


La Leucemia mieloide cronica è una malattia rara: in Italia si registrano circa 1000 nuove diagnosi ogni anno. L'incidenza della malattia aumenta con l'età (solo nel 2% dei casi si manifesta sotto i 20 anni d'età), rappresenta il 15% di tutte le leucemie degli adulti e il 4% di quelle dell'infanzia.


Le cellule leucemiche nel 95% dei casi sono caratterizzate dalla presenza nel nucleo di un cromosoma anomalo, chiamato cromosoma Philadelphia dalla città dove è stato isolato la prima volta, Questo cromosoma si forma per fusione di due geni in due cromosomi diversi: il gene BCR del cromosoma 9 e il gene ABL del cromosoma 22. Il gene ibrido risultante (BCR-ABL) stimola la proliferazione delle cellule leucemiche.


Noortje Thielen et al., Imatinib discontinuation in chronic phase myeloid leukaemia patients in sustained complete molecular response: A randomised trial of the Dutch–Belgian Cooperative Trial for Haemato-Oncology (HOVON) Haemato-Oncology (HOVON), European Journal of Cancer, doi:10.1016/j.ejca.2013.06.018


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