Leucemia mieloide cronica in fase cronica, ponatinib migliora la sopravvivenza rispetto al trapianto

Nei pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica, il trattamento con ponatinib porta a una sopravvivenza globale (OS) superiore rispetto al trapianto allogenico di cellule staminali. Lo evidenziano i risultati combinati di un'analisi di due coorti presentati di recente a Orlando, al congresso dell'American Society of Hematology (ASH). Il farmaco non sembra invece dare risultati migliori nei pazienti con leucemia mieloide cronica in fase accelerata o in crisi blastica.

Nei pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica, il trattamento con ponatinib porta a una sopravvivenza globale (OS) superiore rispetto al trapianto allogenico di cellule staminali. Lo evidenziano i risultati combinati di un’analisi di due coorti presentati di recente a Orlando, al congresso dell’American Society of  Hematology (ASH). Il farmaco non sembra invece dare risultati migliori nei pazienti con leucemia mieloide cronica in fase accelerata o in crisi blastica.

Il trapianto allogenico di cellule staminali è attualmente considerato il trattamento standard sia per i pazienti in fase accelerata sia per quelli in crisi blastica, così come per i pazienti con leucemia linfoblastica acuta cromosoma Philadelphia-positiva (Ph +) e i pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica che sono resistenti o intolleranti ad almeno due inibitori delle tirosina chinasi.

Approvato per il trattamento dei pazienti con leucemia mieloide cronica e i pazienti con leucemia linfoblastica acuta Ph+ portatori della mutazione T315I, Ponatinib rappresenta un trattamento alternativo al trapianto allogenico di cellule staminali. "Tuttavia, le differenze di outcome tra i pazienti trattati con ponatinib e quelli sottoposti al trapianto allogenico di cellule staminali finora non erano state analizzate" spiegano nell’abstract gli autori, coordinati da Franck E. Nicolini, del Centre Hospitalier Lyon Sud.

Nell’analisi presentata all’ASH, Nicolini e i colleghi hanno combinato i risultati di 184 pazienti che avevano partecipato allo studio di fase II PACE su ponatinib o erano inseriti nel registro europeo sui trapianti di midollo osseo. Tutti erano portatori della mutazione T315I; 90 avevano una leucemia mieloide cronica in fase cronica, 26 una leucemia mieloide cronica in fase accelerata, 41 una leucemia mieloide cronica in fase blastica e 27 una leucemia linfoblastica acuta Ph+. In totale, 128 erano stati trattati con ponatinib e 56 erano stati sottoposti al trapianto allogenico di cellule staminali.

L’OS mediana aggiustata è risultata più lunga nei pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica trattati con ponatinib (mediana non raggiunta) che non in quelli sottoposti al trapianto allogenico di cellule staminali (103,3 mesi). L'hazard ratio (HR) di sopravvivenza è risultato pari a 0,37 (IC al 95% 0,16-0,84; P = 0,017).

Nel gruppo con leucemia mieloide cronica in fase accelerata, invece, non è emersa nessuna differenza significativa tra i gruppi di trattamento, mentre in quello dei pazienti in crisi blastica il trattamento con ponatinib si è associato a un’OS più breve rispetto al trapianto allogenico di cellule staminali (7 mesi contro 10,5; HR 2,29; IC al 95% 1,08-4,82; P = 0,030). Anche nel gruppo con leucemia linfoblastica acuta Ph+ i pazienti trattati con ponatinib hanno mostrato un’OS inferiore rispetto a quelli sottoposti al trapianto allogenico di cellule staminali (6,7 mesi contro 32,4), ma in questo caso la differenza tra i due gruppi non ha raggiunto la significatività statistica (HR 2,77; IC al 95% 0,73-10,56; P = 0,136).

Nell’interpretare i risultati dello studio, bisogna tenere conto del fatto che al basale c’erano molte differenze tra il gruppo trattato con ponatinib e quello sottoposto al trapianto allogenico di cellule staminali. Nel sottogruppo con leucemia mieloide cronica in fase cronica, ma non negli altri, i pazienti trattati con l’inibitore erano significativamente più anziani, con un'età media di 53 anni contro 45 (P = 0,006) e presentavano un tempo mediano tra la diagnosi e l’intervento terapeutico più a lungo (58 mesi contro 32; P = 0,029).

"Il trapianto allogenico di cellule staminali rimane una terapia potenzialmente curativa per i pazienti con leucemia mieloide cronica in fase blastica. Tuttavia, ponatinib è risultato associato a un’OS significativamente più lunga rispetto al trapianto allogenico di cellule staminali nei pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica portatori della mutazione T315I e potrebbe quindi rappresentare una promettente alternativa terapeutica in questo setting, anche se ad oggi se il follow-up è breve" concludono gli autori.

F.E. Nicolini, et al. The Impact of Ponatinib Versus Allogeneic Stem Cell Transplant (SCT) on Outcomes in Patients with Chronic Myeloid Leukemia (CML) or Philadelphia Chromosome-Positive Acute Lymphoblastic Leukemia (Ph+ ALL) with the T315I Mutation. ASH 2015; abstract 480.
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