Una terapia di induzione con interferone alfa 2a aggiunto a imatinib, seguita da una terapia di mantenimento temporanea con interferone potrebbe aiutare i pazienti colpiti da leucemia mieloide cronica a interrompere il trattamento con l’inibitore delle tirosin chinasi. A suggerirlo sono i risultati di un piccolo studio pubblicato di recente sulla rivista Leukemia.

"Dopo la terapia con prolungata con imatinib, circa il 40% dei pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica alla fine raggiunge una remissione molecolare profonda stabile di MR4,5" scrivono gli autori dello studio, guidati da Andreas Hochhaus, della Universitätsklinikum Jena in Germania. La maggior parte dei pazienti trattati con l’inibitore, tuttavia, non raggiungeranno quella remissione se si interrompe troppo presto la terapia e i ricercatori sottolineano che al momento non ci sono strategie riconosciute per aumentare la percentuale di pazienti affetti da questa forma di leucemia che possano interrompere con successo imatinib.

Lo studio degli autori tedeschi ha coinvolto 20 pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica trattati in prima linea con interferone alfa più imatinib, seguiti da interferone in monoterapia dopo la sospensione di imatinib..

La durata mediana del trattamento con la combinazione è stata di 2,4 anni. Undici pazienti hanno interrotto imatinib in remissione molecolare maggiore (MMR) e sei l’hanno sospesa in MR4/MR4,5.

Dopo un periodo di follow-up medio di 7,9 anni, la sopravvivenza libera da recidiva in questi due gruppi è stata rispettivamente del 73% e 84%,.mentre la sopravvivenza libera da recidiva complessiva nell’intera coorte di 20 pazienti è risultata del 65%.

Dieci pazienti hanno poi interrotto la terapia con interferone dopo una mediana di 4,5 anni. Dopo una mediana di 2,8 anni da tale interruzione, 9 di questi pazienti sono ancora in remissione senza dover fare alcun trattamento. Altri quattro pazienti ancora in trattamento con interferone sono rispettivamente in MR5, MR4,5, MR4 e MMR stabili.

La coorte complessiva ha mostrato un tasso di sopravvivenza dell’85% dopo una mediana di 11,1 anni dal momento della diagnosi iniziale. Tutti e tre i pazienti deceduti sono morti per cause non correlate alla leucemia mieloide cronica. Nella discussione, gli autori osservano che i pazienti che non hanno avuto ricadute avevano un livello di MR significativamente più profondo al basale rispetto a quelli che hanno recidivato (P < 0,001).

Già altri studi, in passato, avevano esaminato la capacità dei pazienti con leucemia mieloide cronica di mantenere la remissione dopo la sospensione della terapia con inibitori delle tirosin chinasi, come, appunto, imatinib. In questo studio, gli autori fanno notare che i pazienti non erano stati trattati con imatinib per così tanto tempo, ma hanno comunque mantenuto la remissione in un'alta percentuale di casi. "In altre parole, anche se nessuno dei nostri pazienti rispondeva ai criteri di inclusione degli altri studi pubblicati, la maggior parte di essi ha interrotto con successo imatinib e, successivamente, anche l’interferone".

La sinergia apparente osservata tra imatinib e interferone, suggeriscono Hochhaus e i colleghi, potrebbe essere il risultato del fatto che imatinib "converte" i pazienti con leucemia mieloide cronica in responder a interferone, favorendo una risposta molecolare maggiore.

"A causa della natura non controllata del nostro studio e del numero relativamente piccolo di pazienti, l'outcome favorevole ottenuto nella nostra coorte potrebbe in parte essere legato a un bias di selezione dei pazienti" avvertono gli autori. Tuttavia, aggiungono, questa strategia potrebbe rappresentare un metodo per aumentare il numero di pazienti con leucemia mieloide cronica in grado di interrompere il trattamento, ed è in già in corso in Germania uno studio randomizzato di fase III per confermare i risultati della fase II.

A Burchert, et al. Interferon alpha 2 maintenance therapy may enable high rates of treatment discontinuation in chronic myeloid leukemia. Leukemia 2015; doi: 10.1038/leu.2015.45.
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