Leucemia mieloide cronica, interrompere dasatinib in seconda linea si pu˛

Molti pazienti con leucemia mieloide cronica che interrompono il trattamento di seconda linea con l'inibitore delle tirosin chinasi (TKI) dasatinib, mantengono una risposta molecolare profonda. Inoltre, coloro che perdono la risposta molecolare profonda possono riacquistarla rapidamente se ricominciano ad assumere il farmaco. ╚ questo il risultato ottenuto nello studio DADI (Dasatinib Discontinuation), uno studio multicentrico giapponese uscito da poco su The Lancet Oncology.

Molti pazienti con leucemia mieloide cronica che interrompono il trattamento di seconda linea con l’inibitore delle tirosin chinasi (TKI) dasatinib, mantengono una risposta molecolare profonda. Inoltre, coloro che perdono la risposta molecolare profonda possono riacquistarla rapidamente se ricominciano ad assumere il farmaco. È questo il risultato ottenuto nello studio DADI (Dasatinib Discontinuation), uno studio multicentrico giapponese uscito da poco su The Lancet Oncology.

Studi precedenti avevano già evidenziato che sospendere un altro TKI, imatinib, dopo che si è ottenuta una risposta profonda è fattibile in molti pazienti affetti da leucemia mieloide cronica. "Un'alta percentuale di pazienti che avevano mostrato una risposta inadeguata a imatinib hanno risposto alla terapia con dasatinib e, di conseguenza, abbiamo ipotizzato che dasatinib potesse essere interrotto con successo dopo un periodo di risposta molecolare profonda confermata più breve rispetto a imatinib" scrivono gli autori dello studio, guidati da Jun Imagawa, dell’Università di Hiroshima, in Giappone.

Il lavoro di Imagawa e i colleghi è uno studio prospettico che ha coinvolto 88 pazienti che stavano facendo una terapia di consolidamento con dasatinib, durata almeno un anno; di questi, 25 sono stati esclusi a causa sia di fluttuazioni dei livelli del trascritto di BCR-ABL 1 sia della positività a trascritti maggiori o minori di BCR-ABL 1 nelle cellule leucemiche.

I 63 pazienti che hanno avuto una risposta molecolare profonda dopo almeno un anno di terapia con dasatinib hanno interrotto il farmaco e sono stati inclusi nell'analisi. Questi pazienti sono stati controllati ogni mese il primo anno, ogni 3 mesi il secondo anno e ogni 6 mesi il terzo anno, valutando la risposta molecolare profonda e i profili immunologici.

Dopo un follow up mediano di 20 mesi, 30 pazienti hanno mantenuto la risposta molecolare profonda, mentre gli altri 33 hanno avuto ricadute molecolari, tutte verificatesi entro i primi 7 mesi dopo la sospensione di dasatinib (mediana di 3 mesi). La probabilità di remissione senza trattamento è risultata del 49% dopo 6 mesi e del 48% a 12 mesi.

In quei pazienti che hanno avuto una ricaduta molecolare si è ripresa la terapia con dasatinib in tutti i casi tranne uno, che ha scelto di essere trattato con nilotinib. In tutti i 33 pazienti, una volta ricominciato il trattamento si è osservata una risposta molecolare rapida. In 29 pazienti (l’88%) si è ottenuta nuovamente una risposta molecolare profonda entro 3 mesi dal riavvio della terapia e negli altri quattro la si è osservata di nuovo entro 6 mesi.

Un paziente ha perso ancora una volta la risposta molecolare profonda a 12 mesi, ma gli autori osservano che in questo caso il livello dei trascritti di BCR-ABL1 era basso (0,0086%). Inoltre, non ci sono stati casi di progressione verso una fase avanzata della malattia.

I 25 pazienti esclusi dalla sospensione di dasatinib hanno continuato ad assumere il farmaco e nessuno di essi ha mostrato una progressione della malattia.

"Le proprietà dei TKI di seconda generazione potrebbero implicare che il fatto si potrebbe accorciare la durata del trattamento per altri farmaci e fanno intravedere la possibilità di raggiungere uno stato di remissione senza dover continuare la terapia farmacologica, il che potrebbe portare a un miglioramento della qualità della vita a lungo termine e una riduzione delle spese mediche" scrivono gli autori. 

Nella discussione, Imagawa e i colleghi osservano anche che i pazienti che inizialmente avevano cominciato il trattamento con dasatinib per via di una resistenza a imatinib hanno avuto risultati peggiori rispetto a quelli non resistenti a questo TKI.

Il team giapponese ha già iniziato un secondo studio per valutare gli outcome dopo l’interruzione di dasatinib come terapia di prima linea in pazienti con leucemia mieloide cronica, dopo almeno 3 anni di trattamento.

J. Imagawa, et al. Discontinuation of dasatinib in patients with chronic myeloid leukaemia who have maintained deep molecular response for longer than I year (DADI trial): a multicentre phase 2 trial. The Lancet Haematology 2015; http://dx.doi.org/10.1016/S2352-3026(15)00196-9
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