Leucemia mieloide cronica, peginterferone migliora la risposta a dasatinib in prima linea

L'aggiunta di interferone pegilato-alfa 2b (pegIFN) all'inibitore delle tirosin chinasi (TKI) dasatinib ha dato risultati promettenti in un piccolo studio su pazienti con leucemia mieloide cronica di nuova diagnosi, pubblicato di recente sulla rivista Leukemia.

L'aggiunta di interferone pegilato-alfa 2b (pegIFN) all’inibitore delle tirosin chinasi (TKI) dasatinib ha dato risultati promettenti in un piccolo studio su pazienti con leucemia mieloide cronica di nuova diagnosi, pubblicato di recente sulla rivista Leukemia.

"L’IFN è un buon candidato per aumentare ulteriormente l'efficacia del trattamento conTKI, perché il suo meccanismo d’azione, l'induzione di immunità antitumorale e gli effetti sulla proliferazione e il rinnovamento delle cellule staminali si differenziano da quelli dei TKI" scrivono gli autori dello studio, guidati da Henrik Hjorth-Hansen, della Norwegian University of Science and Technology di Trondheim.

Per verificarne le potenzialità, i ricercatori hanno arruolato 40 pazienti con leucemia mieloide cronica di nuova diagnosi. Tutti sono stati trattati inizialmente con dasatinib per 3 mesi, dopodiché si è aggiunto al TKI pegIFN, cominciando con un dosaggio pari a 15 mcg/settimana e aumentando a 25 mg/settimana per i primi 3 mesi. 

Alla fine dei primi 3 mesi, prima dell'inizio della terapia con pegIFN, il 10% dei pazienti ha raggiunto una risposta molecolare maggiore (MMR) e il 66% ha raggiunto una remissione citogenetica completa (CCgR). Queste percentuali di risposta sono risultate notevolmente aumentate dopo l'introduzione del pegIFN,: alla valutazione dei 6 mesi, l’82% dei pazienti ha raggiunto una CCgR, percentuale che è salita al 97% a 12  mesi. Inoltre, il 55% ha raggiunto una MMR a 6 mesi, con un incremento assoluto del 45% rispetto al valore registrato dopo i primi 3 mesi. L’ MMR a 12 mesi è risultata dell’84% e gli autori osservano che è una percentuale significativamente più alta rispetto a quanto visto in altri studi in cui si è utilizzato il solo dasatinib.

Il profilo di sicurezza della combinazione è risultato gestibile e non sono state osservate tossicità impreviste. In totale, sei pazienti hanno sviluppato sette eventi avversi gravi, tra cui bradicardia/fibrillazione atriale, mal di testa, febbre e altri, che hanno richiesto il ricovero in ospedale. Solo un paziente ha subito un versamento pleurico durante il primo anno di trattamento, ma altri tre lo hanno avuto durante il secondo.

La maggior parte dei pazienti (l’84%) era ancora in trattamento con la combinazione al mese 12. Durante il primo anno, l'intera coorte è stata trattata con il 91,2% della dose programmata di dasatinib e con il 73,4% della dose programmata di pegIFN.

Nessuno dei pazienti ha mostrato segni di progressione della malattia verso una fase avanzata.

"Anche se il follow-up è breve, i nostri risultati suggeriscono che la combinazione di dasatinib e pegIFN può aumentare la chance di raggiungere una remissione duratura in assenza di trattamento" concludono gli autori. 

Hjorth-Hansen e i colleghi aggiungono inoltre che questi dati giustificano l’effettuazione di uno studio randomizzato su dasatinib con e senza pegIFN.

H. Hjorth-Hansen, et al. Safety and efficacy of the combination of pegylated interferon-α2b and dasatinib in newly diagnosed chronic phase chronic myeloid leukemia patients. Leukemia 2016; doi: 10.1038/leu.2016.121.
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