Leucemia mieloide cronica, possibile ruolo delle cellule NK nella capacitą di sospendere i TKI

I pazienti con leucemia mieloide cronica che hanno percentuali pił alte di cellule natural killer (NK) e cellule NK pił mature hanno risultati migliori quando sospendono la terapia con L'inibitore delle tirosin-chinasi (TKI) imatinib. Lo evidenzia un nuovo studio, un'analisi dello studio EURO-SKI effettuata dal Nordic CML study group (NCMLSG) e pubblicata di recente su Leukemia.

I pazienti con leucemia mieloide cronica che hanno percentuali più alte di cellule natural killer (NK) e cellule NK più mature hanno risultati migliori quando sospendono la terapia con L’inibitore delle tirosin-chinasi (TKI) imatinib. Lo evidenzia un nuovo studio, un’analisi dello studio EURO-SKI effettuata dal Nordic CML study group (NCMLSG) e pubblicata di recente su Leukemia.

“Studi recenti suggeriscono che circa il 40% dei pazienti con leucemia mieloide cronica che hanno raggiunto risposte ottimali alla terapia (remissione molecolare profonda) possono interrompere il trattamento con imatinib senza avere recidive di rilevabilità del trascritto BRC-ABL 1" scrivono gli autori dello studio, guidati da Satu Mustjoki, dell’Helsinki University Hospital Comprehensive Cancer Center. Tuttavia, aggiungono, si possono ancora rilevare cellule leucemiche residue nel sangue e per ottenere una guarigione completa bisognerebbe "eradicare le restanti cellule residue o, in alternativa, riprenderne il controllo immunitario".

Mustjoki e i colleghi hanno quindi provato a chiarire se sistema immunitario abbia un ruolo nella possibilità di sospendere con successo la terapia con un TKI in pazienti con leucemia mieloide cronica. A tale scopo hanno eseguito un’analisi prospettica su 132 pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica della coorte dello studio EURO-SKI, di cui 107 trattati con imatinib, 15 con dasatinib e  9 con nilotinib per almeno 3 anni prima dello studio; nel lavoro appena pubblicato, tuttavia, sono stati inclusi solo i pazienti trattati con imatinib, perché il numero di quelli trattati con TKI di seconda generazione era troppo basso. Tutti i partecipanti erano in risposta molecolare profonda da almeno un anno e sono stati confrontati con 48 pazienti di controllo volontari sani.

Tra i pazienti che avevano una percentuale relativa di cellule NK superiore alla mediana, la percentuale di sopravvivenza libera da malattia (DFS) a 6 mesi è risultata del 73%, mentre tra quelli con una percentuale relativa inferiore alla mediana la percentuale di DFA a 6 mesi è risultata del 51% (HR 2,17; P = 0,02). Inoltre, quando i ricercatori hanno determinato il cutoff ottimale per la percentuale delle cellule NK, la differenza tra il gruppo con percentuale elevata di cellule NK e quello con una bassa percentuale di queste cellule a 6 mesi è apparsa ancora più pronunciata: 70% contro 43% (HR 2,35; P = 0,009).

I ricercatori non hanno trovato la stessa associazione con i numeri relativi o assoluti di cellule T e B, né con la conta totale dei monociti, linfociti o leucociti.

Si è visto, inoltre, che i pazienti che hanno avuto una recidiva nei primi 6 mesi dopo l'interruzione di imatinib avevano una percentuale relativa più bassa di cellule NK rispetto ai quelli non recidivati (12,8% contro 17,1%), ma quelli recidivati dopo i primi 6 mesi no.

Mustjoki e i colleghi hanno quindi eseguito un’immunofenotipizzazione dettagliata per comprendere meglio il ruolo delle cellule NK. Le cellule NK CD56bright sono considerate immature; man mano che maturano, perdono alcuni recettori CD56 e diventano cellule NK CD56dim. I pazienti con un numero mediano di cellule immature più alto hanno mostrato una tendenza verso una DFS più breve; la tendenza è diventata significativa quando gli autori hanno determinato un cutoff ottimale e nei pazienti con una percentuale più bassa di cellule NK mature si è osservata una DFS inferiore.

"Ipotizziamo che una quantità più alta di cellule NK mature potrebbe essere in grado sia di uccidere direttamente le cellule tumorali sia di potenziare le risposte immunitarie adattative contro le leucemie, mantenendo così la remissione dopo la sospensione di imatinib" scrivono gli autori nella discussione.

Inoltre, concludono, "dal momento che sono già entrati nei primi studi clinici agenti modulanti le cellule NK... in altre neoplasie ematologiche, varrebbe la pena testarli anche nella leucemia mieloide cronica, al fine di aumentare la percentuale di pazienti che possono interrompere il trattamento con imatinib".

M. Ilander, et al. Increased proportion of mature NK cells is associated with successful imatinib discontinuation in chronic myeloid leukemia. Leukemia 2016; doi: 10.1038/leu.2016.360.
leggi