Nei pazienti con leucemia mieloide cronica, una risposta molecolare elevata alla terapia con imatinib è maggiormente predittiva di una sopravvivenza generale superiore, rispetto a una risposta citogenetica completa. Lo dimostra uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Heidelberg, in Germania, e pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

Lo studio, denominato  CML-Study IV, ha incluso 1.551 pazienti con leucemia mieloide cronica, dei quali 1.524 sono stati inclusi nelle analisi finali dello studio. La risposta molecolare elevata era definita come una riduzione di almeno 4,5 log di BCR-ABL (MR4,5).

BCR-ABL è il gene chimera formatosi dopo traslocazione del gene ABL dal cromosoma 9 a una regione del cromosoma 22 denominata BCR. La traslocazione da origine al cosiddetto cromosoma Philadelphia e l’anomalia genetica è la causa della leucemia mieloide cronica. MR4,5 (Molecular Response 4,5) è il valore di una scala internazionale di misurazione della risposta molecolare che indica una risposta molecolare elevata.

L’incidenza cumulativa di MR4,5 dopo 9 anni era del 70%. Il tempo medio al raggiungimento di MR4,5 era 4,9 anni. Il raggiungimento di MR4,5 avveniva in tempi più rapidi con una dose da 800 mg/die di imatinib, rispetto alla dose standard da 400 mg/die (48 mesi vs 62 mesi, P=0,016).

Il tasso di sopravvivenza generale a 5 anni era del 90% nell’intera coorte di pazienti e la sopravvivenza senza progressione (PFS) a 5 anni era pari all’87,5%. La sopravvivenza generale a 8 anni era dell’86%.

Indipendentemente dalla dose di imatinib somministrata, il raggiungimento di MR4,5 dopo 4 anni era indice di una sopravvivenza superiore, rispetto al raggiungimento di una risposta cirogenetica completa (sopravvivenza generale a 8 anni: 92% vs 83%, P=0,047). La dose elevata del farmaco e una remissione molecolare maggiore precoce erano predittori indipendenti di MR4,5.

Di recente, diversi studi hanno mostrato che l’interruzione della terapia con imatinib è fattibile nei pazienti che rispondono bene al farmaco. Uno studio di fase II condotto in Europa ha mostrato che alcuni pazienti non presentano ricadute dopo l’interruzione del trattamento e mantengono le risposte anche dopo la fine della terapia. Un altro studio ha mostrato che il 45% dei pazienti che interrompono la terapia con imatinib non presenta ricadute dopo una media di 42 mesi. Nello studio, un più lento raggiungimento di MR4,5 era associato a un più elevato rischio di recidiva.

I risultati del nuovo studio mostrano che la risposta molecolare MR4,5 può essere considerata come un nuovo predittore degli outcome a lungo termine e potrebbe fornire basi terapeutiche migliori per l’interruzione della terapia nei pazienti con leucemia mieloide cronica.

“Siccome il farmaco ha aumentato notevolmente la sopravvivenza dei pazienti affetti dalla malattia, la necessità di continuare il trattamento per molti anni è diventata una questione di costi, compliance e altri fattori”, concludono gli autori.

Rüdiger Hehlmann et al., Deep Molecular Response Is Reached by the Majority of Patients Treated With Imatinib, Predicts Survival, and Is Achieved More Quickly by Optimized High-Dose Imatinib: Results From the Randomized CML-Study IV,  JCO published online on December 2, 2013; DOI:10.1200/JCO.2013.49.9020
leggi