Nei pazienti con leucemia promielocitica acuta, un regime ‘chemo-free’ costituito da acido retinoico tutto-trans (ATRA) e triossido di arsenico presenta svariati vantaggi rispetto al regime standard, rappresentato dalla chemioterapia più ATRA. A confermarlo è lo studio AML17, realizzato dallo UK National Cancer Research Institute Acute Myeloid Leukaemia Working Group e uscito da poco su The Lancet Oncology.

Il lavoro del gruppo inglese non è il primo a fornire dati che mostrano come la leucemia promielocitica acuta a basso rischio possa essere curata senza dover fare la chemio, con il regime a base di ATRA e triossido di arsenico.

I primi a dimostrarlo sono stati nel 2013 i ricercatori del Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell'Adulto (GIMEMA), in collaborazione con altri due gruppi cooperativi (German–Austrian Acute Myeloid Leukemia Study Group, and Study Alliance Leukemia), con uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine e coordinato da Francesco Lo Coco (professore ordinario di Ematologia all’Università Tor Vergata di Roma e responsabile del gruppo di lavoro sulla leucemia promielocitica del GIMEMA).

Il lavoro dei ricercatori inglesi, tuttavia, fornisce alcune informazioni nuove.

La leucemia promielocitica acuta è un sottotipo di leucemia mieloide acuta caratterizzato dalla presenza del trascritto di fusione PML–RARA ed è una forma di leucemia particolarmente aggressiva che rappresenta circa il 10% di tutte le leucemie acute. Con il regime standard (chemio più ATRA) si ottengono alte percentuali di cura.

Nello studio appena pubblicato, gli autori, guidati da Alan K. Burnett, dell'Università di Cardiff, hanno confrontato il regime chemo-free costituito da ATRA e triossido d’arsenico con il regime standard (ATRA più chemioterapia con idarubicina) su un totale di 235 pazienti con leucemia promielocitica acuta di età non inferiore a 16 anni, sia ad alto rischio sia a basso rischio, arruolati presso 81 centri del Regno Unito.

Il regime chemo-free è stato somministrato a dosaggi superiori e per un minor numero di giorni rispetto agli studi precedenti.

Nessuno dei due gruppi è stato sottoposto a un trattamento di mantenimento, ma alcuni pazienti con leucemia ad alto rischio potevano essere sottoposti a una somministrazione iniziale dell’immunoconiugato ozogamicin-gemtuzumab.

Il follow-up mediano è stato di circa 2,5 anni. La qualità della vita (endppint primario del trial, misurata mediante il questionario EORTC QLQ-C30) non ha mostrato differenze significative fra i gruppi di trattamento (P = 0,39).

Tuttavia, più pazienti nel gruppo trattato con la chemio (57 su 119) hanno manifestato tossicità di grado 3-4 rispetto al gruppo sottoposto al regime chemo-free (40 su 116). L’alopecia di grado 3-4 ha avuto un’incidenza rispettivamente del 23% e 5% e la tossicità orale un’incidenza rispettivamente del 19% e 1%.

Nel complesso, i pazienti trattati con la combinazione di ATRA e triossido di arsenico hanno avuto significativamente meno necessità per la maggior parte degli aspetti della terapia di supporto rispetto a quelli trattati con il regime standard.

L'approccio chemo-free, ha detto Burnett in un’intervista all’agenzia Reuters, "è praticabile ed efficace anche nei pazienti ad alto rischio sottoposti a una singola iniezione di gemtuzumab ozogamicin il giorno 1. Una volta raggiunta la remissione molecolare non ci sono state recidive, per cui questi pazienti non hanno più avuto bisogno di un monitoraggio regolare della malattia minima residua".

Burnett ha sottolineato che il loro studio prevedeva un numero di iniezioni di triossido di arsenico dimezzato rispetto agli studi precedenti ed è risultato associato a una tossicità epatica minima e a una necessità significativamente inferiore di terapie di supporto rispetto all’attuale terapia standard.

Nel complesso, Burnett e i colleghi concludono che in questa malattia si può procedere a una de-esacalation della terapia, mantenendo percentuali di cura superiori al 90%, senza compromettere la qualità della vita.

La combinazione di ATRA e triossido d’arsenico, concludono i ricercatori inglesi, “rappresenta un trattamento fattibile nei pazienti leucemia promielocitica acuta sia ad alto sia a basso rischio” e permette di ottenere percentuali di cura elevate, con meno recidive e con una sopravvivenza non inferiore alla combinazione ATRA e idarubicina, e con una bassa incidenza di tossicità epatica”.

Per Farhad Ravandi-Kashani, dell’MD Anderson Cancer Center di Houston, coautore dell’editoriale di commento, "lo studio conferma i risultati di trial precedenti che hanno dimostrato la fattibilità e l'efficacia superiore della combinazione ATRA più triossido d’arsenico nella terapia iniziale di pazienti con leucemia promielocitica acuta a rischio standard (circa i due terzi). Ma, ancora più importante, il trial dimostra l'efficacia della combinazione, con l'aggiunta di ozogamicin gemtuzumab, anche nei pazienti con malattia ad alto rischio".

L’esperto ha inoltre sottolineato che “lo studio dimostra la possibilità di somministrare il triossido di arsenico due volte alla settimana".

A.K. Burnett, et al. Arsenic trioxide and all-trans retinoic acid treatment for acute promyelocytic leukaemia in all risk groups (AML17): results of a randomised, controlled, phase 3 trial. Lancet Oncol. 2015; 16(13):1295-305.
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