Linfoma a cellule mantellari, regime a base di bendamustina opzione possibile per l'induzione

La combinazione di rituximab pi¨ bendamustina potrebbe essere una valida opzione per la terapia d'induzione per i pazienti pi¨ giovani con linfoma a cellule del mantello. ╚ questa la conclusione di uno studio del Southwest Oncology Group (SWOG), presentato da all'International Congress on Malignant Lymphoma a Lugano.

La combinazione di rituximab più bendamustina potrebbe essere una valida opzione per la terapia d’induzione per i pazienti più giovani con linfoma a cellule del mantello. È questa la conclusione di uno studio del Southwest Oncology Group (SWOG), presentato da all’International Congress on Malignant Lymphoma a Lugano.

Rispetto a un regime combinato più aggressivo, rituximab più bendamustina si è dimostrato un regime semplice che può essere somministrato in ambulatorio ed è risultato associato a un minor numero di eventi avversi, con risultati simili a 2 anni.

Il regime più aggressivo, tuttavia, è risultato associato a percentuali di mobilizzazione delle cellule staminali minori del previsto, dato che ha portato a sospendere anticipatamente il trial, non consentendo di ottenere risultati significativi.

In questo studio, gli autori hanno confrontato due regimi di induzione in 53 pazienti con linfoma a cellule mantellari in stadio III o IV (o in stadio II bulky) non trattati in precedenza Tutti i partecipanti avevano meno di 65 anni e sono stati trattati con rituximab, in combinazione con uno dei due regimi: 18 sono stati trattati con quattro cicli di R-HyperCVAD +più metotrexato più citarabina (R-HyperCVAD/MTX/ARA-C) e 35 con sei cicli di R-bendamustina.

La percentuale di risposta complessiva è stata del 94% con il regime R-HyperCVAD/MTX/ARA-C e 86% con R-bendamustina, mentre quella di risposta completa è stata rispettivamente del 31% e 43% e quella di risposta parziale rispettivamente del 62% e 43%.

Il follow-up mediano per i pazienti sopravvissuti è di quasi 24 mesi. La sopravvivenza libera da progressione a 2 anni stimata è dell’87% per i pazienti in entrambi i gruppi di trattamento.

Sul fronte della safety, nel gruppo trattato con il regime R-HyperCVAD/MTX/ARA-C si sono registrate percentuali significativamente più alte di tossicità midollare di grado 3 e 4 rispetto al regime R-bendamustina La trombocitopenia ha avuto un’incidenza del 69% nel gruppo trattato con R-HyperCVAD/MTX/ARA-C e 17% nel gruppo trattato con R-bendamustina, l’anemia un’incidenza rispettivamente del 56% contro l'8,6%, la neutropenia un’incidenza rispettivamente del 63% contro 34% e la neutropenia febbrile un’incidenza rispettivamente del 31% contro 14%.

Lo studio è stato interrotto prima del previsto a causa della bassa mobilizzazione delle cellule staminali nella fase del trapianto nei pazienti del gruppo R-HyperCVAD/MTX/ARA-C. Solo 4 dei 16 pazienti assegnati al regime R-HyperCVAD/MTX/ARA-C e 21 dei 35 assegnati al regime R-bendamustina sono stati sottoposti al trapianto di cellule staminali autologhe.

A causa dell’interruzione anticipata dello studio, la sopravvivenza libera da progressione a 2 anni non ha raggiunto la significatività statistica. Tuttavia, concludono gli autori, dal momento la combinazione di bendamustina e rituximab è risultata associata a una minore incidenza di tossicità ematologica, questo regime merita di essere ulteriormente studiato come regime di induzione.