Oncologia-Ematologia

Linfoma a cellule mantellari, rinviare la terapia sicuro ed efficace per alcuni pazienti

Alcuni pazienti affetti da linfoma a cellule del mantello (o mantellari) possono tranquillamente rinviare il trattamento e in effetti, in questi soggetti, il differimento della terapia sembra essere un predittore indipendente della sopravvivenza globale (OS). Č questa la conclusione di uno studio di un gruppo della Emory University di Atlanta, pubblicato da poco su Cancer.

Alcuni pazienti affetti da linfoma a cellule del mantello (o mantellari) possono tranquillamente rinviare il trattamento e in effetti, in questi soggetti, il differimento della terapia sembra essere un predittore indipendente della sopravvivenza globale (OS). È questa la conclusione di uno studio di un gruppo della Emory University di Atlanta, pubblicato da poco su Cancer.

"Anche se in questa casistica i dati specifici a livello di paziente sono limitati, riteniamo che il miglioramento della sopravvivenza complessiva dei pazienti che hanno ritardato la terapia sia il riflesso prevalentemente di un sottogruppo di pazienti a rischio più basso e non degli effetti negativi delle tossicità legate alla terapia" scrivono i ricercatori, guidati da Jonathon B. Cohen. "Pertanto, sosteniamo le attuali raccomandazioni delle linee guida e continuiamo a sostenere la necessità di un trattamento immediato per i pazienti che sono candidati alla terapia e hanno una malattia sintomatica, al momento della diagnosi" aggiungono gli autori.

Nell’introduzione, Cohen e i colleghi spiegano che l'impiego di un ciclo di trattamento aggressivo può prolungare l’OS nei pazienti con linfoma a cellule del mantello; tuttavia, non in tutti i soggetti affetti da questa malattia è necessario un approccio terapeutico aggressivo. Alcuni pazienti con linfoma a cellule del mantello sono asintomatici e hanno un decorso della malattia più indolente. In questi pazienti, studi precedenti hanno mostrato una sopravvivenza più lunga tra coloro che sono stati osservati per un certo periodo di tempo dopo la diagnosi.

Nella loro analisi, i ricercatori hanno esaminato i dati di 8029 pazienti ai quali era stato diagnosticato un linfoma a cellule del mantello tra il 2004 e il 2011, estratti dal National Cancer Data Base. I pazienti sono stati divisi in due gruppi: uno che nel quale la terapia era stata differita, cioè nel quale erano trascorsi più di 90 giorni dalla diagnosi al trattamento, e uno sottoposto alla terapia immediatamente dopo la diagnosi. Nel  campione analizzato sono stati individuati 492 pazienti (6%) nei quali la terapia era stata differita, dopo una mediana di 121 giorni dalla diagnosi.

Il differimento della terapia è risultato significativamente più comune nei pazienti che avevano una malattia in stadio I o II (P <0,0001) e in quelli trattati presso centri di ricerca o accademici con in un grosso volume di pazienti ( P = 0,005). Al contrario, la probabilità di un rinvio della terapia in un moemnto successivo alla diagnosi è risultata significativamente inferiore nei pazienti con sintomi B (P < 0,0001), mentre nei pazienti senza sintomi B i ricercatori hanno calcolato una probabilità del 67% superiore di essere sottoposti a una terapia differita (OR 1,67; IC al 95% 1,4-2,0; P < 0,0001).

I ricercatori hanno anche analizzato i fattori predittivi di sopravvivenza per questo gruppo di pazienti. Hanno così visto che l’aver fatto una terapia differita era un predittore indipendente di OS prolungata (HR 0,79; IC al 95% 0,7-0,9; P =  0,005). Anche un’età non inferiore ai 60 anni, una malattia in stadio I o II, una sede di presentazione extranodale, l’assenza di sintomi B o comorbidità aggiuntive e l’essere stati trattati presso un centro ad alto volume di pazienti sono risultati fattori associati indipendentemente a un miglioramento dell’OS.

Nel gruppo di pazienti che hanno fatto la terapia differita, fattori predittivi di miglioramento dell’OS sono risultati il sesso maschile (OR 0.70 IC al 95% 0,5-1,0; P = .05), un’età non superiore ai 60 anni (OR 0,48; IC al 95% 0,3-0,7; P = 0,0002), e l’assenza di comorbidità (OR 0,44; IC al 95% 0,3-0,7; P < 0,0001).

"Questi risultati suggeriscono che i pazienti che possono rimandare la terapia potrebbero rappresentare due popolazioni: coloro che hanno una malattia indolente e in cui si ritarda la terapia, pur essendo idonei al trattamento, e coloro che potrebbero non avere una malattia indolente, ma non sono considerati idonei al trattamento a causa dell'età o della presenza di altre comorbidità" scrivono i ricercatori.

J.B. Cohen, et al. Deferred therapy is associated with improved overall survival in patients with newly diagnosed mantle cell lymphoma. Cancer 2016; doi: 10.1002/cncr.30068.
leggi