Nuovi risultati provenienti da uno studio di fase I presentato all’ASH, il Congresso Annuale dell’American Society of Hematology, mostrano che blinatumomab, un nuovo anticorpo monoclonale sviluppato dalla biotech tedesca  Micromet, induce una risposta duratura nei pazienti con linfoma a grandi cellule B precedentemente trattati. Il farmaco è il primo di una nuove classe di anticorpi chiamati BiTE, in grado di attivare i linfociti T contro le cellule tumorali.

Lo studio ha arruolato 76 pazienti con Linfoma non Hodgkin che non avevano risposto in maniera adeguata ai trattamenti precedenti.
I dati presentati all’ASH riguardano una coorte di 13 pazienti con linfoma a grandi cellule B diffuso (DLBCL), dei quali 11 avevano ricevuto la dose target del farmaco ed erano analizzabili per la valutazione della risposta alla terapia. Questi partecipanti avevano ricevuto un singolo ciclo di terapia con l’anticorpo monoclonale della durata di 8 settimane.

Dei pazienti arruolati, 6 hanno ottenuto una risposta oggettiva dopo il trattamento con blinatumumab e 4 hanno ottenuto una risposta completa. Cinque dei 6 pazienti hanno mantenuto la risposta per 16,6 mesi.

I pazienti arruolati erano stati pretrattati con un regime contenente rituximab, molti avevano ricevuto tre o più linee di trattamento precedenti e 8 pazienti erano stati sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali.

Gli eventi avversi più frequenti erano di grado 1 o 2 e includevano sintomi simil-influenzali, piressia, emicrania e fatica. Eventi avversi più importanti come quelli al sistema nervoso centra erano pienamente reversibili.

Uno degli obiettivi di questo studio era l’ottimizzazione del tipo e del tempo di somministrazione degli steroidi per mitigare il rischio di sviluppare aventi avversi al sistema nervoso centrale. Nessun dei pazienti che aveva ricevuto una terapia a base di steroidi, incluso desametasone somministrato 12 ore prima dell’inizio della terapia, ha abbandonato lo studio a causa di questo tipo di effetti collaterali

Blinatumomab
Blinatumomab è un anticorpo monoclonale di tipo murino, attualmente in fase III nel linfoma di Hodgkin e nella leucemia linfoblastica acuta. Questo farmaco sperimentale agisce in modo specifico sull'antigene CD19, che è presente sulle cellule B, con una singola catena dell'anticorpo, e sull'antigene CD3, con l'altra singola catena dell'anticorpo.

Il farmaco consente ai linfociti T di un paziente di riconoscere la cellula B maligna. Una molecola di blinatumomab combina due siti di legame: un sito per il CD3 delle cellule T e un sito per il CD19 B cellule B bersaglio. Il CD3 è parte del recettore della cellula T. Il farmaco agisce facendo da collegamento tra questi due tipi di cellule e consentendo l'attivazione della cellula T che esercita l'attività citotossica sulle cellule bersaglio.
Il medicinale ha ricevuto dall’Ema la designazione di  farmaco orfano per il trattamento della leucemia linfoblastica acuta, del linfoma mantellare, della leucemia linfatica cronica e del linfoma indolente delle cellule B.

Viardot A, et al. Blood. 2011;118(21):711-712 [abstract 1637]