I pazienti colpiti da linfoma associato all’HIV possono essere sottoposti efficacemente al trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, con esiti simili a quelli dei pazienti non infettati dal virus, stando ai risultati di uno studio di fase II presentato al recente congresso dell’American Society of Hematology (ASH), a San Francisco.

"Questi pazienti potrebbero in effetti essere sottoposti al trapianto. La sopravvivenza globale (OS) a 12 mesi, che era il nostro outcome primario, è stata in questo gruppo di pazienti dell’86,6%" ha detto Joseph Alvarnas, del City of Hope National Medical Center di Duarte, in California, in un'intervista. "Abbiamo confrontato i nostri pazienti con 151 controlli di pari età e stato della malattia, ma non infettati dall’HIV. Quel che abbiamo scoperto è che i risultati per i nostri pazienti erano sovrapponibili e non significativamente diversi da quelli del gruppo di controllo".

È noto che i pazienti con HIV hanno una probabilità 25 volte superiore di sviluppare un linfoma rispetto ai soggetti non sieropositivi. Nonostante questo rischio più elevato, questi pazienti sono meno studiati. Infatti, in molte situazioni l’HIV-positività è un criterio di esclusione negli studi clinici in cui si valuta il trapianto autologo di cellule staminali.

"La tendenza è di sottotrattare i pazienti sieropositivi che hanno sviluppato un linfoma. Penso, invece, che si debbano trattare questi pazienti in modo paragonabile a quelli non infettati dall’HIV", ha detto Alvarnas. "Se non sono candidabili al trapianto autologo e hanno infezioni da HIV trattabili, bisognerebbe sottoporli al trapianto come si farebbe con un soggetto non HIV-positivo".

Lo studio presentato da Alvarnas ha coinvolto 43 pazienti con un’infezione da HIV-1 curabile e un linfoma aggressivo recidivato/refrattario, ma sensibile alla chemioterapia. Nel complesso, 40 pazienti sono stati sottoposti al trapianto insieme al regime preparatorio BEAM modificato (carmustina 300 mg/ m2 al giorno 6, etoposide 100 mg /m2 due volte al giorno nei giorni 5-2, citarabina 100 mg/m2 nei giorni 5-2 e melfalan 140 mg/m2 il giorno 1).

Il 40% dei pazienti arruolati nello studio aveva un linfoma diffuso a grandi cellule B, il 37,5% un linfoma di Hodgkin, il 17,5% un linfoma di Burkitt o simil-Burkitt e il 5% un linfoma plasmablastico; l’età mediana dei partecipanti era di 46,9 anni e tutti avevano un'adeguata funzione d'organo.

I pazienti sono stati trattati con una terapia di supporto standard, mentre la terapia antiretrovirale altamente attiva è stata sospesa durante la somministrazione del regime preparatorio e fintanto che la tossicità gastrointestinale correlata alla terapia si è risolta.

Prima di entrare nel trial, 30 pazienti (il 75%) erano in remissione completa e 31 (il 77,5%) avevano una carica virale non rilevabile HIV. La carica virale mediana era di 84 copie/ml e la conta mediana dei CD4 era pari a 250,5/ml.

Dopo un follow-up mediano di 24 mesi, la sopravvivenza globale (OS) a 12 mesi è risultata dell’86,6% (IC al 95% 70,8-94,2) e la sopravvivenza libera da progressione (PFS) è stata dell’82,3% (IC al 95% 66,3-91,1). A un anno dal trapianto, i pazienti che avevano avuto una ricaduta o una progressione della malattia sono risultati il 12,5%.

Cento giorni dopo il trapianto, un paziente era deceduto e in 39 si è valutata la risposta della malattia al trattamento. Il 92,3% dei pazienti ha mostrato una risposta completa e il 2,6% una risposta parziale. Dopo 12 mesi, tre pazienti erano deceduti per colpa della ricaduta o della progressione.

Nei 151 controlli (selezionati dal database del Center for International Blood and Marrow Transplant Research) l’OS a 12 mesi è risultata dell’87,7% contro l’86,6% nei pazienti HIV-positivi (HR = 0,79; P = 0,56).

Tredici pazienti hanno manifestato effetti collaterali di grado 3 e due un effetto collaterale di grado 4. Entro un anno dal trapianto, il 42,5% ha sviluppato infezioni, comprese infezioni gravi in 9 pazienti (22,5%). Il tempo mediano di attecchimento dei neutrofili è stato di 11 giorni e il tempo mediano di attecchimento delle piastrine indipendente dalla trasfusione > 20.000/ml di 18 giorni.

"Ciò che colpisce di questo trial, in termini di mortalità correlata al trattamento, tossicità e percentuali di infezione, è che non si sono osservati aumenti superiori a quelli attesi" ha osservato Alvarnas. "Uno dei timori nel trattamento di questi pazienti è la possibile comparsa di infezioni opportunistiche, che non si sono verificate”. Inoltre, ha aggiunto l’autore, “la mortalità complessiva nel nostro studio è stata del 5%, paragonabile a quella che si vede a livello nazionale per questo tipo di trapianto".

J. Alvarnas, et al. Autologous hematopoietic stem cell transplantation (AHCT) in patients with chemotherapy-sensitive, relapsed/refractory (CSRR) human immunodeficiency virus (HIV)-associated lymphoma (HAL): results from the Blood and Marrow Transplant Clinical Trials Network (BMT CTN 0803)/AIDS Malignancy Consortium (AMC-071) Trial. ASH 2014; abstract 674.