L’impiego di una combinazione di rituximab e polichemioterapia ha migliorato le percentuali di sopravvivenza nei pazienti con linfoma cutaneo primitivo diffuso a grandi cellule B delle gambe (PCDLBCL-LT), in uno studio multicentrico retrospettivo appena pubblicato su JAMA Dermatology.

Questi tipo di linfoma cutaneo è tipico dell’anziano e viene considerato in genere un linfoma a prognosi sfavorevole, con percentuali di sopravvivenza a 5 anni di circa il 50%.

Finora, secondo gli autori, non si era mai valutata l’ipotesi che possa esserci stato un miglioramento della prognosi col tempo.

Per colmare questa lacuna, gli autori hanno analizzato una larga casistica e hanno valutato i fattori associati alla prognosi e al miglioramento della stessa eseguendo uno studio multicentrico presso i dipartimenti di dermatologia afferenti al French Study Group on Cutaneous Lymphoma.

In particolare, hanno studiato 115 pazienti con un linfoma cutaneo primitivo diffuso a grandi cellule B delle gambe diagnosticato tra il 1988 e il 2003 (periodo 1; 54 pazienti) o tra il 2004 e il 2010 (periodo 2; 61 pazienti). L’età media della coorte era di 76,9 anni e il 47% dei pazienti aveva più di 80 anni.

Oltre all’età, i ricercatori hanno valutato il sesso, il periodo in cui è stata fatta la diagnosi, il numero di lesioni cutanee, lo stadio tumorale, la posizione, il livello di lattato deidrogenasi, il tipo di terapia e, naturalmente, i risultati.

Il follow-up medio è stato di 39 mesi.

Le percentuali di sopravvivenza a 3 e a 5 anni sono risultate rispettivamente dell’80% e 74% nei pazienti trattati con rituximab più la polichemioterapia contro 48% e 38%, rispettivamente, nei pazienti trattati con terapie meno intensive.

Le analisi hanno evidenziato un’associazione significativa tra decesso correlato alla malattia e posizione del tumore sulla gamba (P = 0,03 ), diagnosi posta nel primo dei due periodi considerati (P = 0,01 ) e trattamento non a base di rituximab e polichemioterapia (P < 0,001). L’analisi multivariata ha identificato nell’uso di rituximab il principale fattore prognostico, mentre il numero di lesioni cutanee e la posizione sulla gamba sono risultate al limite della significatività.

Sulla base dei loro risultati, gli autori affermano che, quanto meno in Francia, si è avuto un miglioramento notevole della sopravvivenza nelle persone colpite da questo tumore, principalmente grazie all’impiego di un regime intensivo costituito da rituximab e polichemioterapia nella maggior parte dei pazienti, compresi quelli molto anziani.

“Finché non si faranno ulteriori studi, di tipo prospettico, questo regime dovrebbe essere considerato lo standard terapeutico per questi pazienti” concludono, quindi, i ricercatori.

F. Grange, et al. Improvement of Survival in Patients With Primary Cutaneous Diffuse Large B-Cell Lymphoma, Leg Type, in France. JAMA Dermatol. 2014;150(5):535-541. doi:10.1001/jamadermatol.2013.7452.
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