Linfoma di Hodgkin, approvazione Fda per pembrolizumab

Oncologia-Ematologia

Ieri con procedura di urgenza l'Fda ha dato il via libera all'approvazione di pembrolizumab per la terapia del linfoma di Hodgkin classico in pazienti con malattia refrattaria ad altri trattamenti o che è recidivata dopo tre o più linee di trattamento. Si tratta della prima approvazione di un immunoterapico in una patologia ematologia.

Ieri  con procedura di urgenza l’Fda ha dato il via libera all’approvazione di pembrolizumab per la terapia del linfoma di Hodgkin classico in pazienti con malattia refrattaria ad altri trattamenti o che è recidivata dopo tre o più linee di trattamento. Si tratta della prima approvazione di un immunoterapico in una patologia ematologia.

L’approvazione si basa su dati preliminari che dovranno essere confermati da trial di maggiori dimensioni.

L’approvazione dell’Fda si basa sui dati dello studio KEYNOTE-087.

"Per i pazienti con linfoma di Hodgkin classico che non sono curati con i trattamenti esistenti, ci sono limitate opzioni, e trattare la loro malattia diventa più difficile", ha detto il dottor Craig Moskowitz, direttore della clinica, la divisione di oncologia ematologica preso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center. "Questa approvazione rappresenta un importante passo avanti nel trattamento di questi pazienti, che sono generalmente giovani e hanno una prognosi infausta, e ci dà l'opportunità di aiutare i pazienti nella loro lotta contro questa malattia devastante.

Dati a supporto dell’approvazione
L’approvazione accelerata da parte dell’FDA si basa sui dati di 210 pazienti con cHL refrattario o in recidiva, arruolati in uno studio multicentrico, non randomizzato, in aperto, KEYNOTE-087. L’ineleggibilità dei pazienti in questo studio comprendeva: polmonite attiva, non contagiosa, trapianto allogenico di cellule staminali (HSCT) praticato nei cinque anni precedenti (o più, ma con sintomi di GVHD [graft-versus-host disease]), malattia autoimmune attiva, condizioni mediche che richiedevano immuno-soppressione o infezione attiva che richiedeva terapia sistemica.
I pazienti hanno ricevuto pembrolizumab alla dose di 200 mg ogni tre settimane fino a tossicità inaccettabile o progressione documentata della malattia, o fino a un massimo di 24 mesi in pazienti liberi da progressione. Le più importanti misure di efficacia (ORR, CRR e durata della risposta) sono state determinate attraverso revisione centrale indipendente in cieco, secondo i criteri aggiornati al 2007 dell’International Working Group (IWG).
Il 58% dei pazienti era refrattario all’ultima terapia somministrata; questo valore includeva il 35% di pazienti refrattari alla prima linea di terapia e il 14% di quelli con malattia chemio-refrattaria a tutti i precedenti regimi di trattamento. Inoltre, il 61% dei pazienti era stato sottoposto a trapianto autologo, il 17% non aveva ricevuto brentuximab e il 36% aveva ricevuto un precedente trattamento radioterapico.
L’analisi di efficacia ha mostrato un ORR pari al 69% (IC 95%: 62 - 75), con un CRR del 22% e un PRR del 47%. Il follow-up mediano è stato di 9,4 mesi. Tra i 145 pazienti che hanno risposto alla terapia, la durata mediana della risposta è stata di 11,1 mesi (range: 0+ - 11,1).

Pembrolizumab è stato sospeso per reazioni avverse nel 5% dei 210 pazienti con cHL e il trattamento è stato interrotto per reazioni avverse nel 26% dei pazienti. Il 15% dei pazienti ha manifestato una reazione avversa che ha richiesto la somministrazione di terapia corticosteroidea. Reazioni avverse gravi si sono verificate nel 16% dei pazienti. Le più frequenti reazioni avverse gravi (≥ 1%) includevano polmonite infettiva, polmonite infiammatoria, febbre, dispnea, GVHD e herpes zoster. Due pazienti sono deceduti per cause diverse dalla progressione della malattia: uno per GVHD dopo successivo HSCT allogenico e uno per shock settico. Le più comuni reazioni avverse (che si sono manifestate in ≥ 20% dei pazienti) erano fatigue (26%), febbre (24%), tosse (24%), dolore muscoloscheletrico (21%), diarrea (20%) e rash (20%).
Esiste limitata esperienza nei pazienti pediatrici. L’efficacia per questi pazienti è stata estrapolata dai risultati ottenuti nella popolazione adulta con cHL. In uno studio su 40 pazienti pediatrici con melanoma avanzato, tumori solidi o linfoma refrattario o in recidiva, positivo a PD-L1, in stadio avanzato, i pazienti sono stati trattati con pembrolizumab per una mediana di 43 giorni (range: 1 - 414), 24 dei quali (60%) hanno ricevuto la terapia per 42 giorni o più. Il profilo di sicurezza nei pazienti pediatrici era simile a quanto osservato negli adulti trattati con pembrolizumab. Le tossicità che si sono manifestate in percentuale più alta (differenza ≥ 15%), rispetto ai pazienti adulti più giovani di 65 anni, erano fatigue (45%), vomito (38%), dolore addominale (28%), transaminasi elevate (28%) e iponatriemia (18%).