I pazienti anziani colpiti da linfoma di Hodgkin potrebbero avere a disposizione un nuovo trattamento di prima linea in grado di migliorare gli outcome. In uno studio di fase II pubblicato di recente su Blood, infatti il coniugato anticorpo-farmaco brentuximab vedotin si è dimostrato efficace come monoterapia di prima linea in pazienti con linfoma di Hodgkin al di sopra dei 60 anni, inadatti alla chemioterapia.

"Il farmaco si è dimostrato molto attivo e ben tollerato" ha commentato uno degli autori Jonathan W. Friedberg, direttore del James P. Wilmot Cancer Center e professore di medicina presso la University of Rochester, a New York. "Abbiamo ottenuto un tasso di risposta molto alto, con evidenze, in molti casi, di una certa durata. È importante sottolineare che la tollerabilità è risultata molto migliore rispetto a quello che ci si aspetta con la chemioterapia standard in questa popolazione di pazienti" ha aggiunto lo specialista.

Brentuximab vedotin è attualmente approvato per il linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario. Lo studio appena pubblicato, che ha coinvolto 27 pazienti, è il primo ad aver testato Il farmaco come monoterapia di prima linea per i pazienti anziani con linfoma di Hodgkin.

Nei pazienti colpiti dai linfoma di Hodgkin, il trattamento standard prevede il ricorso ad agenti citotossici, ma la presenza di comorbidità come problemi cardiaci nei soggetti di età superiore ai 60 anni può precludere l'uso di questi regimi intensivi, perché tipicamente contengono un'antraciclina. Nei pazienti anziani, di conseguenza, il tasso di remissione è inferiore rispetto a quello dei pazienti più giovani, che sono in grado di tollerare i regimi chemioterapici standard.

Il trial pubblicato su Blood è stato condotto presso 16 centri statunitensi dall’ottobre 2012 al marzo 2015 e ha coinvolto pazienti naive al trattamento affetti da linfoma di Hodgkin classico, non idonei per la chemioterapia convenzionale di prima linea o che si erano rifiutati di farla.

L'età mediana dei partecipanti era di 78 anni (range 64-92). La maggior parte (il 63%) aveva una malattia in stadio III o IV; l’81% mostrava una compromissione di almeno una variabile di quelle considerate nella valutazione geriatrica di base e il 52% aveva comorbidità significative, tra cui insufficienza renale lieve o moderata, nefropatia cronica, ipertensione, diabete, ictus e disturbi vascolari periferici.

I pazienti sono stati trattati con un massimo di 16 dosi di brentuximab vedotin 1,8 mg/kg per via endovenosa ogni 3 settimane per un massimo di 16 cicli. I pazienti che hanno mostrato un beneficio clinico potevano scegliere di continuare il trattamento anche oltre i 16 cicli, fino alla progressione della malattia, alla comparsa di una tossicità inaccettabile o alla fine dello studio.

I partecipanti hanno fatto una mediana di 8 cicli, quattro di essi hanno completato 16 cicli e uno ha completato 23 cicli.

La percentuale di risposta complessiva è stata del 92% e 19 pazienti (il 73% del campione) hanno ottenuto una remissione completa e cinque (19%) una remissione parziale. Tutti i partecipanti hanno ottenuto una stabilizzazione della malattia o una risposta ancora migliore e una diminuzione del volume del tumore dopo il trattamento.

La durata mediana della risposta nei 26 pazienti in cui si è potuta valutare l’efficacia è stata di 9,1 mesi (range: 2,8-più di 20,9), la sopravvivenza libera da progressione mediana è stata di 10,5 mesi (range: 2,6-più di 22,3) e la sopravvivenza globale mediana non è stata ancora raggiunta.

"In questa popolazione di pazienti anziani con linfoma di Hodgkin inadatti alla chemioterapia standard, brentuximab vedotin impiegato come agente singolo ha prodotto un altissimo tasso di risposta e un altissimo tasso di remissione completa" ha dichiarato il primo firmatario del lavoro Andres Forero-Torres, della University of Alabama di Birmingham. Alla luce delle promettenti percentuali di risposta osservate, , ha aggiunto l’autore, il prossimo passo dei ricercatori sarà quello di valutare il farmaco in combinazione con la chemioterapia o con un’immunoterapia supplementari, con l’obiettivo di prolungare la risposta senza ricadute.

Il farmaco è risultato ben tollerato e gli eventi avversi più comuni di grado non superiore al 2 sono risultati in linea con quelli degli studi precedenti su brentuximab vedotin. Il più frequente è stato la neuropatia sensoriale periferica, manifestatasi nel 78% dei pazienti, seguita dalla fatica, nel 44%, e dalla nausea, nel 44%. La neuropatia periferica di grado 3 si è manifestata nel 30% dei pazienti ed è risultata più frequente tra i pazienti con diabete o ipotiroidismo, mentre il rash ha avuto un’incidenza del 7%.

La neuropatia sensoriale è stata gestita ritardando le somministrazioni e riducendo il dosaggio a 1,2 mg/kg, interventi che hanno portato a una risoluzione del problema o a un miglioramento nel 58% dei casi.

Brentuximab vedotin è formato dalla combinazione di un anticorpo diretto contro la proteina CD30 (una proteina di membrana appartenente alla famiglia del TNF) collegato a un potente agente citotossico che impedisce l’assemblaggio dei microtubuli, la monometil auristatina E (MMAE). Dopo essersi legato alla cellula, il coniugato anticorpo-farmaco viene internalizzato, rilasciando il chemioterapico e causando l'arresto del ciclo cellulare e l'apoptosi.

Alessandra Terzaghi

A.Forero-Torres. Phase 2 study of frontline brentuximab vedotin monotherapy in Hodgkin lymphoma patients aged 60 years and older. Blood 2015;
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