Oltre il 60% dei pazienti con da Linfoma di Hodgkin (LH) trattati con brentuximab vedotin ha raggiunto una più lunga progression free survival (PFS) rispetto ai regimi terapeutici cui sono stati sottoposti in precedenza.


Presentati in occasione del 12th International Conference on Malignant Lymphoma (ICML) svoltosi a Lugano, Svizzera, i dati provengono da un’analisi post-hoc sulla PFS in seguito a trattamento con  brentuximab vedotin in confronto a terapie effettuate precedentemente in pazienti affetti da Linfoma di Hodgkin (LH)  refrattario o recidivante dopo trapianto autologo di cellule staminali (ASCT) o affetti da linfoma anaplastico a grandi cellule sistemico refrattario o recidivante (sALCL). Un setting di pazienti in condizioni molto gravi.

Brentuximab vedotin è un anticorpo coniugato a farmaco diretto contro il CD 30, un marker del HL e del sALCL. L’analisi post hoc ha confrontato la PFS valutata dall’investigatore dopo trattamento con brentuximab vedotin con la PFS dopo le precedenti terapie sistemiche, nei pazienti che hanno preso parte ai due studi pivotali di fase II.

L’analisi è stata condotta nella popolazione intent to treat (ITT) con diagnosi di sALCL e HL, prendendo in considerazione i precedenti regimi terapeutici e l’esperienza successiva al trattamento con brentuximab vedotin.

John Radford, Professore di Oncologia Medica dell’Università di Manchester, UK ha affermato che si tratta di dati incoraggianti a supporto del fatto che il nuovo farmaco possa ritardare la progressione della malattia, se paragonato alle precedenti terapie, in una popolazione di pazienti già pesantemente pretrattata.

Pazienti con Linfoma di Hodgkin ricaduto o refrattario (R/R) dopo ASCT
 I 102 pazienti (età mediana 31 anni)  hanno ricevuto una mediana di 3.5 ( 1–13) precedenti regimi di chemioterapia, escluso ASCT,  prima di entrare nello studio. Il 91% aveva ricevuto una terapia con doxorubicina, bleomicina, vinblastina e dacarbazina (ABVD), e circa la metà aveva ricevuto ifosfamide, carboplatino, etoposide (ICE) in seconda linea. In questa popolazione di pazienti pesantemente pretrattata, il 62% ha raggiunto una PFS più lunga con brentuximab vedotin rispetto alle precedenti terapie dopo follow up mediano  pari a 27 mesi .

In particolare, la PFS con brentuximab vedotin è risultata pari a 9,3 mesi (1.2–36.4)  paragonata a 6.1 mesi  (1.0–110.2) con le precedenti terapie.   Il 63% dei pazienti ricaduto entro 6 mesi dall’ASCT ed il 65% di pazienti ricaduti entro 12 mesi dall’ASCT hanno raggiunto una più lunga PFS con il nuovo farmaco rispetto alle precedenti terapie. Venti pazienti sono stati sottoposti a trapianto di cellule staminali dopo aver ricevuto brentuximab vedotin: un paziente ad ASCT, 18 pazienti ad allotrapianto, 1 paziente ad ASCT e successivo allotrapianto. Sette pazienti hanno ricevuto il trapianto dopo trattamento con il solo brentuximab vedotin.

Pazienti con sALCL ricaduto o refrattario (R/R)
Un totale di 58 pazienti (età mediana 52 anni) con diagnosi di sALCL R/R hanno ricevuto una mediana di 2 (1-6) precedenti regimi di chemioterapia, escluso ASCT, prima della loro entrata nello studio. Ciclofosfamide, doxorubicina, Oncovin e prednisone (CHOP) era il trattamento più comune (72%), in prima linea e nel mantenimento. Il 67% dei pazienti ha raggiunto una più lunga PFS con brebtuximab vedotin se paragonato a precedenti regimi di trattamento dopo un follow up mediano pari a 22 mesi. 

La PFS mediana è stata 19.6 mesi (0.8–29.0) con il nuovo farmaco paragonato a 5.9 mesi (0.3–111.9) con le precedenti chemioterapie. Venti pazienti sono stati sottoposti a trapianto di cellule staminali dopo aver ricevuto il nuovo farmaco: 9 pazienti ad ASCT e 11 pazienti ad allotrapianto. 17 pazienti sono stati sottoposti a trapianto dopo trattamento con il solo brentuximab vedotin.

Brentuximab vedotin
Brentuximab vedotin è un nuovo farmaco formato dall'unione di un potente chemioterapico (monomethyl auristatin E o MMAE) coniugato con un anticorpo che ha come bersaglio la proteina di membrana CD30 che appartiene alla famiglia del TNF.

Il chemioterapico MMAE è un agente antimonico molto potente che inibisce la divisione cellulare bloccando la polimerizzazione della tubulina. Il farmaco è anche molto tossico e non può essere somministrato come tale. Con la tecnologia messa a punto da Seattle Genetics il farmaco è stabile nel circolo sanguigno ma viene liberato direttamente all'interno delle cellule che esprimono il CD30, con un effetto di killing molto mirato. Questo approccio serve a minimizzare i potenziali effetti tossici della chemioterapia tradizionale e al contempo permette di colpire in maniera selettiva le cellule tumorali che esprimono CD30, aumentando quindi potenzialmente l'attività antitumorale.

Progression-free survival analyses of two pivotal phase 2 studies of brentuximab vedotin in patients with relapsed or refractory Hodgkin lymphoma or systemic anaplastic large-cell lymphoma  (Poster 303).