Linfoma di Hodgkin, depositata all'Ema la domanda di approvazione per nivolumab

L'Ema ha convalidato la domanda di approvazione all'immissione in commercio per nivolumab per il trattamento dei pazienti pretrattati con linfoma di Hodgkin classico.

L’Ema ha convalidato la domanda di approvazione all’immissione in commercio per nivolumab per il trattamento dei pazienti pretrattati con linfoma di Hodgkin classico.

L’agenzia europea valuterà il farmaco in base ai risultati dello studio di fase II CheckMate-205, che sta valutando nivolumab in pazienti di nuova diagnosi e precedentemente trattati con linfoma di Hodgkin classico. I risultati dello studio saranno presentati in occasione di un futuro meeting scientifico sull’argomento.

Lo studio CheckMate-205 è uno studio open label multi coorte che arruolerà complessivamente 300 pazienti con uno status di performance ECOG di 0 o 1. Tutti i pazienti precedentemente trattati devono aver ricevuto una chemioterapia precedente ad alte dosi seguita dal trapianto autologo di cellule staminali per essere inclusi nello studio. Il trattamento precedente con brentuximab vedotin è consentito ma non richiesto per l’arruolamento.

I pazienti arruolati nel primo gruppo dello studio riceveranno 3 mg/kg di nivolumab ogni due settimane per via iniettiva. I pazienti naive riceveranno 240 mg di nivolumab endovena ogni due settimane più 25 mg/m2 di doxorubicina, 6 mg/m2 di vinblastina e 375 mg/m2 di dacarbazina. Gli endpoint principali dello studio sono il tasso di risposta generale e la sicurezza.

I dati dello studio di fase I su nivolumab in pazienti con linfoma di Hodgkin classico erano stati presentati in occasione dell’ASH 2015, il congresso americano di ematologia. Lo studio aveva arruolato 23 pazienti con malattia recidivante/refrattaria, trattati con nivolumab alla settimana 1 e 4 e successivamente ogni due settimane per un periodo di due anni o fino alla progressione della malattia o alla comparsa di episodi di tossicità non accettabili.
A 86 settimane di follow up, l’ORR era dell’87%, incluse sei risposte complete e 14 risposte parziali. Il 50% dei responder aveva ottenuto una risposta duratura come definito dal protocollo di studio.

Il tempo alla risposta competa era compreso tra 3 e 88 settimane dopo l’inizio della terapia, inclusi 2 pazienti passati da una risposta parziale a una completa. Dei 20 responder, il 75% aveva risposto entro 16 settimane di trattamento, inclusi 5 pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali. Tre pazienti hanno ottenuto la migliore risposta generale o la stabilizzazione della malattia.

Tre pazienti avevano interrotto il trattamento a causa di eventi avversi come neuropatia periferica e sindrome mielodisplastica.

Un secondo studio retrospettivo presentato all’ASH 2015 aveva valutato nivolumb come agente singolo in 12 pazienti con linfoma di Hodgkin che avevano presentato una ricaduta di malattia dopo trapianto allogenico di cellule staminali. I pazienti avevano ricevuto una media di 9 terapie sistemiche precedenti, incluse il trapianto di staminali. Nivolumab era stato somministrato alla dose da 3 mg/kg ogni due settimane.

Dopo 60 giorni di follow up, 9 pazienti sono rimasti in trattamento, 1 ha interrotto la terapia a causa della progressione e 2 a causa di GVHD. Per gli 8 pazienti valutabili l’ORR era dell’87,5%, incluse tre risposte complete e 5 parziali.

Nivolumab è approvato in 48 Paesi inclusi USA, Europa e Giappone. In Europa il farmaco è approvato per la cura del melanoma, del tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) squamoso e non squamoso, e del tumore del rene.