La chemioterapia da sola è una valida opzione terapeutica per i pazienti colpiti da linfoma di Hodgkin non bulky in fase iniziale (stadio IA e IIA). A sancirlo è uno studio randomizzato di fase III, in aperto, da cui è emerso che i pazienti trattati con la sola chemio hanno maggiore probabilità di essere ancora vivi a 12 anni dalla diagnosi rispetto a quelli sottoposti a un trattamento combinato chemio più radioterapia o trattati solo con la radioterapia. Tuttavia, i primi sembrano avere maggiori probabilità di progressione della malattia, a suggerire che questo parametro non è un marker affidabile di sopravvivenza a lungo termine.

Lo studio, chiamato HD.6 e opera di due gruppi cooperativi (il NCIC Clinical Trials Group e l’Eastern Cooperative Oncology Group), è appena stato presentato al meeting annuale dell’American Society of Hematology e pubblicato contemporaneamente online sul New England Journal of Medicine.

Nello studio, i 405 partecipanti sono stati trattati con la sola chemioterapia, composta da doxorubicina, bleomicina, vinblastina e dacarbazina (ABVD), oppure con una radioterapia subtotale dei linfonodi, combinata o meno con la chemioterapia. A differenza di molti altri trial, l'endpoint primario era la sopravvivenza globale (OS) a 12 anni, piuttosto che marker surrogati come la progressione della malattia.

Dopo un follow-up mediano di 11,3 anni, la sopravvivenza globale a 12 è stata del 94% nel braccio trattato con la sola chemioterapia contro l’87% tra quelli nel braccio radioterapia (hazard ratio di decesso 0,50; IC al 95% 0,25-0,99; P = 0,04).

Di converso, le percentuali di assenza di progressione sono state rispettivamente dell’87% e 92% (HR di progressione della malattia 1,91; IC al 95% 0,99-3,69; P = 0,05).

Tra i pazienti sottoposti alla chemioterapia, sei sono deceduti a causa del linfoma di Hodgkin o una complicazione precoce del trattamento e sei per un'altra causa. Tra i pazienti del gruppo trattato solo con la radioterapia, ci sono stati quattro decessi dovuti al linfoma di Hodgkin o ad effetti tossici all'inizio del trattamento e 20 legati ad altre cause, tra cui 10 secondi tumori.

Il limite principale di questo lavoro risiede nel fatto che tecnica radioterapica utilizzata nello studio è ormai datata, ma gli autori sottolineano nella loro discussione che anche i trial nei quali si è confrontata una radioterapia più moderna con la chemioterapia, con un follow-up più breve, si sono ottenuti risultati simili.

Il primo autore del lavoro, Ralph Meyer, della Queen's University di Kingston, in Ontario, ha detto in una  conferenza stampa a margine del congresso ASH che le implicazioni attuali dei risultati dello studio non sono del tutto chiare.

L’autore ha sottolineato che i pazienti del braccio di controllo erano stati trattati con una dose di radiazioni che oggi sarebbe ritenuta eccessivo ed è probabile che i rischi della radioterapia siano inferiori con l'approccio attualmente in uso, ma non si sa di quanto. Perciò, la questione se offrire a un paziente la sola chemio oppure un trattamento combinato chemio più radio è ancora "oggetto di dibattito" secondo Meyer, il quale ha detto di aspettarsi che la bilancia penda leggermente verso la sola chemioterapia. Coerentemente, gli autori dello studio concludono che il trattamento con il solo regime ABVD è una scelta legittima per i pazienti linfoma di Hodgkin non bulky in stadio IA e IIA.

David Strauss, del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, valuta positivamente lo studio e afferma nel suo editoriale di commento che nonostante si sia dovuto aspettare 17 anni per poter valutare l'endpoint primario, i risultati dimostrano che ne è valsa la pena.

L’editorialista sottolinea inoltre come un’implicazione importante del lavoro sia il suggerimento che gli endpoint surrogati possono essere meno utili di quanto si pensasse. In questo caso, infatti, i risultati rafforzano la tesi che il tasso di recidiva non è un surrogato affidabile per la sopravvivenza a lungo termine, che è invece l’outcome più importante del trattamento".

Strauss ha aggiunto che sebbene la radioterapia rimanga uno strumento utile, la sfida dei ricercatori è quella di definire il sottogruppo di pazienti per i quali i benefici superino l'aumento del rischio di complicanze tardive."

R.M. Meyer, et al. ABVD alone versus radiation-based therapy in limited-stage Hodgkin's lymphoma. N Engl J Med 2011; DOI:10.1056/NEJMoa1111961.
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