Uno studio appena uscito sul Journal of Clinical Oncology dimostra che nei bambini con linfoma di Hodgkin a rischio intermedio, una risposta rapida alla chemioterapia aiuta a personalizzare la terapia successiva.

Il trial noto con la sigla AHOD0031 e condotto dal Children's Oncology Group (COG), è uno studio randomizzato di fase III disegnato specificamente per valutare il ruolo della risposta iniziale alla chemio nel personalizzare le terapie successive in questa specifica popolazione di pazienti.

"Questo studio stabilisce quale sia ruolo della risposta iniziale alla chemioterapia nello sviluppare un’ulteriore terapia nei bambini e negli adolescenti con un linfoma di Hodgkin. In questo modo, abbiamo definito una popolazione che può essere curata con un breve ciclo di chemioterapia senza radioterapia" ha detto la prima firmataria dello studio, Debra Friedman, del Vanderbilt-Ingram Cancer Center di Nashville, in un’intervista.

Lo studio mostra che nei pazienti in cui si ha una risposta iniziale rapida alla chemio, si può evitare la radioterapia, senza compromettere l’outcome. Nello stesso tempo, gli autori hanno visto che nei pazienti che rispondono più lentamente si ottengono risultati migliori intensificando la chemioterapia.

“I dati danno ulteriore consistenza a studi precedenti del COG che hanno evidenziato il significato prognostico della risposta iniziale alla chemio, l’importanza di aggiustare la terapia in base al tipo di risposta iniziale e la possibilità di evitare la radioterapia nei pazienti che hanno avuto una risposta completa alla chemio”.

Nell’introduzione del lavoro, i ricercatori del COG spiegano che il linfoma di Hodgkin pediatrico è altamente curabile, ma "per una minoranza significativa di pazienti restano una sfida un’eventuale recidiva di malattia e outcome negativi in risposta alla terapia".

Al fine di contribuire a sviluppare una stratificazione corretta per la terapia, la Friedman e i colleghi hanno valutato il ruolo della risposta iniziale alla chemioterapia in pazienti sottoposti a due cicli di chemioterapia con doxorubicina, bleomicina, vincristina, etoposide, ciclofosfamide, e prednisone (il regime ABVE-PC).

I pazienti che hanno avuto una risposta iniziale rapida sono stati sottoposti a due cicli di chemioterapia supplementari, seguiti da una valutazione della risposta completa. Quelli che hanno raggiunto tale risposta sono stati assegnati alla radioterapia limitata al campo coinvolto (IFRT) oppure non hanno fatto nessuna terapia aggiuntiva, mentre coloro che hanno mostrato una risposta inferiore rispetto a quella completa sono stati sottoposti all’IFRT.

I pazienti che hanno avuto una risposta iniziale rapida sono stati assegnati al trattamento con due ulteriori cicli ABVE-PC a cui sono stato aggiunti due cicli di desametasone, etoposide, cisplatino e citarabina (DECA). Inoltre, tutti sono stati sottoposti all’IFRT.

Nel complesso, la sopravvivenza libera da eventi (EFS) a 4 anni nei 1712 pazienti idonei è stata dell’85%. Nei pazienti che hanno risposto rapidamente, invece, è risultata pari all’86,9% e in quelli che hanno risposto più lentamente pari al 77,4%, mentre la sopravvivenza globale a 4 anni è risultata pari, rispettivamente, al 98,5% e 95,3%.

Nei pazienti che hanno risposto rapidamente e hanno mostrato una risposta completa, l’EFS è stata dell’87,9% nel gruppo sottoposto all’IFRT contro 84,3% in quello non sottoposto all’IFRT,.

Per i pazienti che hanno risposto rapidamente e che al momento della valutazione della risposta avevano scansioni PET negative, le percentuali corrispondenti sono risultate rispettivamente dell’86,7% e 87,3%.

Inoltre, l’EFS a 4 anni è stata del 79,3% nei pazienti che hanno risposto più lentamente sottoposti al trattamento con il regime DECA contro 75,2% in quelli non sottoposti a questo regime, mentre è stata del 70,7% contro 54,6% in quelli con scansioni PET positive.

Questo studio, scrivono quindi i ricercatori del COG, "ha dimostrato che la valutazione della risposta iniziale è utile per decidere come personalizzare la terapia successiva (omettere la radioterapia nei pazienti che hanno risposto rapidamente e hanno avuto una risposta completa, intensificare la chemioterapia in quelli che hanno risposto più lentamente e hanno scansioni PET positive)" .
"Strategie dirette verso una migliore valutazione della risposta e una migliore stratificazione del rischio possono migliorare la personalizzazione del trattamento in base alle caratteristiche e alla risposta del paziente" aggiungono gli autori.

Secondo la Friedman, inoltre, questi risultati "cambieranno il rischio di effetti acuti e a lungo termine della terapia, riportati dai soggetti con Hodgkin linfoma sopravvissuti per molti decenni".

D.L. Friedman, et al. Dose-Intensive Response-Based Chemotherapy and Radiation Therapy for Children and Adolescents With Newly Diagnosed Intermediate-Risk Hodgkin Lymphoma: A Report From the Children's Oncology Group Study AHOD0031. J Clin Oncol. 2014; doi: 10.1200/JCO.2013.52.5410.
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