Linfoma di Hodgkin, risposte durature nell'anziano con brentuximab vedotin in prima linea

Brentuximab vedotin in monoterapia sembra essere sicuro ed efficace come trattamento di prima linea per i pazienti più anziani con linfoma di Hodgkin non in grado di tollerare la chemioterapia combinata tradizionale, stando ai risultati di uno studio di fase II pubblicato da poco sulla rivista Blood.

Brentuximab vedotin in monoterapia sembra essere sicuro ed efficace come trattamento di prima linea per i pazienti più anziani con linfoma di Hodgkin non in grado di tollerare la chemioterapia combinata tradizionale, stando ai risultati di uno studio di fase II pubblicato da poco sulla rivista Blood.

I pazienti anziani con linfoma di Hodgkin trattati con i regimi di chemioterapia convenzionale tendono ad avere outcome sfavorevoli in quanto tali regimi comportano un rischio significativo di tossicità correlata al trattamento e le comorbidità spesso presenti nell’anziano possono limitare le opzioni di trattamento.

Per questo motivo, Andres Forero-Torres, professore di ematologia e oncologia presso l'Università dell’Alabama di Birmingham, ha condotto assieme ad altri colleghi uno studio in aperto per valutare la sicurezza e l'efficacia di brentuximab vedotin, un coniugato anticorpo-farmaco diretto contro l’antigene CD-30, come terapia di prima linea in pazienti colpiti da linfoma di Hodgkin di età non inferiore ai 60 anni.

L'analisi ha riguardato 27 pazienti (età media, 78 anni; range: 64-92) che erano stati ritenuti non idonei per la chemioterapia combinata convenzionale o avevano rifiutato i trattamenti standard dopo essere stati informati sui relativi rischi. Il 63% dei partecipanti aveva un linfoma in stadio III o IV.

I partecipanti sono stati trattati con brentuximab vedotin 1,8 mg/kg per via endovenosa ogni 3 settimane per un massimo di 16 somministrazioni. Quelli che dimostravano un beneficio clinico potevano continuare ad assumere il farmaco anche oltre le 16 somministrazioni, fino alla progressione della malattia, al manifestarsi di una tossicità inaccettabile o alla chiusura dello studio.

L’endpoint primario era la percentuale di risposta obiettiva (ORR), mentre gli endpoint secondari comprendevano la remissione completa, la percentuale di controllo della malattia, la durata della risposta e la sopravvivenza libera da progressione (PFS).

L'analisi finale ha tenuto conto di dati provenienti da 26 pazienti. L'ORR in questo gruppo è stata del 92% e il 19 pazienti (il 73%) hanno raggiunto una remissione completa, mentre cinque (il 19% ) hanno raggiunto una remissione parziale e gli altri due hanno ottenuto una stabilizzazione della malattia. Dunque tutti i pazienti hanno ottenuto come minimo un arresto della crescita del tumore o una risposta ancora migliore e tutti hanno mostrato una riduzione del volume tumorale in seguito al trattamento.

Al momento dell'analisi, la durata mediana della risposta è risultata di 9,1 mesi (IC al 95% 2,8-20,9 +) e la PFS mediana è stata di 10,5 mesi (IC al 95% 2,6-22,3 +), mentre l’OS mediana non è stata raggiunta.

Gli eventi avversi osservati sono risultati generalmente in linea con il profilo di sicurezza noto di brentuximab vedotin. Tuttavia, si è osservata un’alta incidenza di neuropatia periferica (30%), in particolare tra i pazienti con una storia conosciuta di diabete e/o ipotiroidismo (46% contro il 14% per i pazienti senza fattori di rischio).

Questi fattori di rischio non sono sembrati associati a un tempo maggiore di risoluzione o miglioramento della neuropatia periferica.

Inoltre, i ricercatori segnalano che i dati preliminari non hanno mostrato variazioni sostanziali legate all’età della farmacocinetica di brentuxmab vedotin.

"In questa popolazione di pazienti anziani affetti da linfoma di Hodgkin che erano inadatti alla chemioterapia standard, abbiamo osservato che brentuximab vedotin come agente singolo ha portato a un altissimo tasso di risposta, compreso un altissimo tasso di remissione completa" ha detto Forero-Torres in un comunicato stampa.

"Dopo aver osservato queste risposte promettenti” ha aggiunto il professore “il passo successivo sarà quello di valutare il farmaco in combinazione con la chemioterapia o con un’immunoterapie supplementare, strategia che potrebbe consentire di prolungare la risposta senza ricadute".

A. Forero-Torres, et al. Phase 2 study of frontline brentuximab vedotin monotherapy in Hodgkin lymphoma patients aged 60 years and older. Blood 2015; http://dx.doi.org/10.1182/blood-2015-06-644336
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