Linfoma diffuso a grandi cellule B, promettente blinatumomab in monoterapia

Blinatumomab, capositipite della classe degli anticorpi bispecifici BiTEŽ, sembra essere efficace in monoterapia nei pazienti colpiti da un linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato o refrattario. A suggerirlo č uno studio di multicentrico di fase II pubblicato da poco su Blood.

Blinatumomab, capositipite della classe degli anticorpi bispecifici BiTE®, sembra essere efficace in monoterapia nei pazienti colpiti da un linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato o refrattario. A suggerirlo è uno studio di multicentrico di fase II pubblicato da poco su Blood.

Anche se gli outcome dei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B sono migliorati in modo sostanziale nell’ultimo decennio, i pazienti con un linfoma recidivato o refrattario che raggiungono una sopravvivenza libera da malattia (DFS) prolungata sono pochi, spiegano gli autori nell’introduzione.

Dall’ingresso di rituximab nell’armamentario terapeutico, i pazienti che ricadono sono diminuiti, ma ora è diventato più difficile trovare regimi chemioterapici di salvataggio efficaci per i soggetti recidivati o refrattari già trattati con rituximab.

Per questo motivo, Andreas Viardot, della clinica universitaria di Ulm, in Germania, e altri ricercatori, sulla base di dati preliminari incoraggianti di fase I, hanno provato a valutare l'effetto di blinatumomab in monoterapia sugli outcome del trattamento in questa popolazione di pazienti pesantemente pretrattati, caratterizzati da un grosso bisogno terapeutico non soddisfatto.

Al trial hanno partecipato 25 pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B pesantemente pretrattati, di cui due trattati con blinatumomab 112 mcg/die somministrati mediante infusione continua e 23 sottoposti a un incremento graduale settimanale del dosaggio (da 9 a 28 a 112 mcg/die), più la profilassi con desametasone.

I pazienti avevano già fatto una mediana di tre linee di terapia precedenti ed era trascorsa una mediana di 1,5 mesi dall’ultima linea effettuata.

Nei 21 pazienti valutabili, la percentuale di risposta complessiva dopo un ciclo di blinatumomab è risultata del 43%, con una percentuale di risposta completa del 19%. Da notare che tre pazienti hanno mostrato una risposta completa tardiva durante il follow-up, senza altro trattamento.

Per quanto riguarda la sicurezza, gli eventi avversi più comuni nel gruppo trattato con lo schema di somministrazione graduale sono stati i tremori (48%), la piressia (44%), l’affaticamento (26%) e l’edema (26%).

Gli eventi avversi neurologici di grado 3 in questo stesso gruppo sono stati l’encefalopatia (9%), l’afasia (9%), i tremori (4%), i disturbi del linguaggio (4%), le vertigini (4%), la sonnolenza (4%) e il disorientamento (4%). 

La coorte trattata con la dose flat (112 mcg) è stata eliminata e il trattamento sospeso perché in entrambi i pazienti si sono manifestati eventi avversi neurologici di grado 3. Inoltre, cinque pazienti nel gruppo nel gruppo trattato con lo schema di somministrazione graduale hanno dovuto interrompere il trattamento a causa di eventi avversi; tuttavia, la maggior parte degli eventi neurologici si è risolta, riferiscono gli autori.

“È necessario un incremento graduale del dosaggio fino ad arrivare alla dose target per attenuare gli effetti avversi noti, tra cui quelli neurologici” osservano i ricercatori.

Viardot e i colleghi concludono, quindi, la monoterapia con blinatumomab potrebbe essere una componente efficace del trattamento dei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato/refrattario e che servono ulteriori studi per definire l'approccio ottimale per raggiungere la dose target senza che i pazienti sospendano precocemente la terapia.

Alessandra Terzaghi

A. Viardot, et al. Phase 2 study of bispecific T-cell engager (BiTE®) antibody blinatumomab in relapsed/refractory diffuse large B cell lymphoma.  Blood 2016; doi: 10.1182/blood-2015-06-651380.
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