Linfoma diffuso a grandi cellule B, rituximab, gemcitabina e oxaliplatino possibile opzione efficace in prima linea

La terapia di associazione con rituximab, gemcitabina e oxaliplatino (R-GemOx) si è dimostrata efficace e tollerabile come terapia di prima linea in uno studio di fase II su pazienti anziani con linfoma diffuso a grandi cellule B. Il trial, a singolo braccio e in paerto, è uscito di recente su The Lancet Haematology.

La terapia di associazione con rituximab, gemcitabina e oxaliplatino (R-GemOx) si è dimostrata efficace e tollerabile come terapia di prima linea in uno studio di fase II su pazienti anziani con linfoma diffuso a grandi cellule B. Il trial, a singolo braccio e in paerto, è uscito di recente su The Lancet Haematology.

Il trattamento con l'attuale standard di cura, rappresentato da rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina e prednisone (il regime R-CHOP) porta a buone percentuali di risposta e prolunga la sopravvivenza tra i pazienti anziani con linfoma diffuso a grandi cellule B, ma è associato a un aumento dell’incidenza dei decessi correlati al trattamento, degli avversi eventi e delle comorbidità.

Invece, riferiscono gli autori nell’introduzione, in studi precedenti il regime R-GemOx ha mostrato un’efficacia elevata associata a una bassa tossicità in pazienti anziani con linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato/refrattario.

Nello studio ora pubblicato, gli autori hanno provato a valutare efficacia, sicurezza e fattibilità di questo regime sperimentale come terapia di prima linea in un gruppo di pazienti anziani con linfoma diffuso a grandi cellule B. Hanno quindi arruolato 60 pazienti anziani (almeno 70 anni) o fragili (di età compresa fra 60 e 69 anni, ma con un ECOG perfomance status pari almeno a 2) affetti da linfoma diffuso a grandi cellule B CD20-positivo, non trattati in precedenza, e li hanno trattati con rituximab 375 mg/m2 per via endovenosa il giorno 0 e gemcitabina 1 mg/m2 più oxaliplatino 100 mg/m2 il giorno 1, ogni 2 settimane; la durata del trattamento programmata era di 6 cicli se i pazienti avevano almeno una remissione parziale dopo la valutazione intermedia.

L’endpoint primario era la percentuale di risposta complessiva (ORR) alla fine del trattamento nella popolazione intention to treat.
L'età mediana dei partecipanti allo studio era di 75 anni (range interquartile 70–80) e quasi la metà (27, il 45%) aveva un perfomance status scadente (non inferiore a due).
L’ORR è risultata del 75% (45 pazienti) e il 47% dei pazienti (28) ha ottenuto una risposta completa.

Gli eventi avversi di grado 3-4 riportati con maggiore frequenza sono stati di natura ematologica o gastrointestinale; la trombocitopenia, l’anemia e la neutropenia hanno avuto dell'8%, 7% e 15%, mentre la nausea, il vomito e la diarrea un’incidenza rispettivamente dell’8%, 5% e 2%. Invece, non sono stati registrati decessi correlati al trattamento.

Sulla base di questi risultati, gli autori concludono che "il regime R-GemOx mostra un’efficacia e una sicurezza elevate come terapia di prima linea in una sottopopolazione di pazienti anziani e potrebbe essere una possibile opzione terapeutica per la gestione del linfoma diffuso a grandi cellule B negli anziani”.

Inoltre, aggiungono i ricercatori, “questi risultati forniscono un razionale per la progettazione di ulteriori studi randomizzati e controllati di confronto fra il regime R-GemOx rispetto ai regimi convenzionali contenenti antracicline in pazienti anziani precedentemente non trattati con linfoma diffuso a grandi cellule B".

Alessandra Terzaghi

Shen QD, Zhu HY, Wang L, et al. Gemcitabine-oxaliplatin plus rituximab (R-GemOx) as first-line treatment in elderly patients with diffuse large B-cell lymphoma: a single-arm, open-label, phase 2 trial. Lancet Haematol. 2018; doi: 10.1016/S2352-3026(18)30054-1.
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