Nei pazienti con linfoma follicolare, ritrattare con rituximab al momento della ricaduta sembra avere un’efficacia simile a quella di una terapia di mantenimento con l’anticorpo monoclonale, permettendo però un’esposizione minore al farmaco, a tutto vantaggio della tollerabilità. È questo il risultato più significativo dello studio RESORT (Rituximab Extended Schedule or Retreatment Trial), appena presentato a San Diego, all’ultimo congresso della Società americana di ematologia (American Society of Hematology, ASH).

In questo studio, il tempo trascorso fino al fallimento del trattamento (time to treatment failure, TTTF) è stato di 3,9 anni nel gruppo di pazienti trattati con rituximab come mantenimento e 3,6 anni per quelli ritrattati solo al momento della ricaduta, senza differenze significative tra i due gruppi (P = 0,80).

I pazienti ritrattati con rituximab dopo l’induzione sono stati 120, a cui sono state somministrate 4,5 dosi di rituximab in un arco di tempo di 6 anni, mentre quelli del gruppo sottoposto al mantenimento sono stati 130, trattati in tutto con circa 15,8 dosi.
L’anticorpo è stato ben tollerato in entrambi i gruppi in studio, ma il numero di abbandoni dovuti agli eventi avversi è stato superiore tra i pazienti sottoposti al mantenimento che non tra quelli ritrattati al momento della ricaduta: sette contro uno. Anche le valutazioni sulla qualità di vita non hanno mostrato differenze significative tra le due strategie.

Presentando i dati, Brad Kahl, della University of Wisconsin di Madison, ha spiegato che la terapia con rituximab è favorevole per il paziente, perché il farmaco è sicuro e tollerato rispetto ad altri agenti che si potrebbero utilizzare, come i chemioterapici. Rispetto alla strategia di mantenimento, che prevede di portare i pazienti in remissione e poi somministrare il biologico a intervalli regolari per mantenerla, Kahl e il suo gruppo hanno deciso di provare una strada alternativa: trattare i pazienti con rituximab, portarli in remissione e poi aspettare a trattarli di nuovo fino a quando non recidivano, ritrattandoli a ogni recidiva finché il farmaco non funziona più.

I pazienti che hanno potuto aspettare 3 anni senza dover fare la chemioterapia citotossica sono stati l'86% nel gruppo ritrattato solo al momento della recidiva e 92% nel gruppo sottoposto al mantenimento (P = 0,027).

Sulla base di questi risultati, Kahl ha concluso dicendo che entrambe le strategie permettono di ritardare il momento in cui occorre iniziare la chemioterapia rispetto ai controlli storici.

B. Khal, et al. Results of Eastern Cooperative Oncology Group Protocol E4402 (RESORT): A Randomized Phase III Study Comparing Two Different Rituximab Dosing Strategies for Low Tumor Burden Follicular Lymphoma. ASH 2011; abstract LBA-6.

Protocollo dello studio