Linfoma mantellare, regime VR-CAP superiore a R-CHOP

Nei pazienti con linfoma mantellare di nuova diagnosi, la durata e la qualità delle risposte ottenute con un regime costituito da bortezomib, rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina e prednisone (VR-PAC) sono superiori a quelle ottenute con il regime a base di rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina e prednisone (R -CHOP).

Nei pazienti con linfoma mantellare di nuova diagnosi, la durata e la qualità delle risposte ottenute con un regime costituito da bortezomib, rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina e prednisone (VR-PAC) sono superiori a quelle ottenute con il regime a base di rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina e prednisone (R -CHOP). Questo il risultato di un’analisi post hoc dello studio randomizzato di fase III LYM-3002, pubblicata di recente sulla rivista Haematologica, a firma di Gregor Verhoef, dell’Università di Lovanio, in Belgio.

La differenza è apparsa particolarmente evidente tra i pazienti che erano a basso o medio rischio in base al Mantle Cell Lymphoma International Prognostic Index.
Nello studio LYM-3002, 487 pazienti con linfoma mantellare di nuova diagnosi in stadio II-IV sono stati trattati con da 6 a 8 cicli di 21 giorni del regime VR-CAP o il regime R-CHOP per via endovenosa. Anche se le percentuali di risposta complessiva sono risultate simili nei due gruppi, il regime VR-CAP è risultato associato a una maggiore durata della risposta, a una sopravvivenza libera da progressione (PFS) superiore e al prolungamento del tempo al trattamento successivo.
Per valutare in modo più approfondito queste differenze, gli autori hanno eseguito analisi post hoc sugli outcome stratificati a seconda delle categorie di risposta e della profondità della risposta sulla base dei risultati della Tac. I partecipanti avevano un'età media di circa 65 anni e la maggior parte erano maschi bianchi con un performance status ECOG pari a 1 e una malattia in stadio IV alla diagnosi.
VR-CAP si è confermato superiore rispetto al regime di confronto in tutte le categorie di risposta. I pazienti che avevano avuto una risposta completa a VR-CAP hanno mostrato una PFS mediana più di due volte superiore a quelli che avevano avuto una risposta completa al regime R-CHOP (40,9 mesi contro 19,8 mesi; HR 0,58; IC al 95% 0,39-0,84; P = 0,004). Tra i responder parziali, invece, la PFS mediana è risultata pari rispettivamente a 17,1 mesi contro mesi 11,7 (HR 0,62; IC al 95% 0,43-0,89; P = 0,01).
Inoltre, la durata mediana della risposta complessiva è stata di 42,1 mesi contro 18,5 mesi tra coloro che avevano risposto completamente al trattamento (HR 0,42; P < 0,001, e 20,2 mesi contro 9,6 mesi tra i responder parziali (HR 0,57; P = 0,006).
Il regime VR-CAP ha battuto l’R-CHOP anche quando i ricercatori hanno valutato il tempo mediano al trattamento successivo, sia nel gruppo che aveva avuto una risposta completa (non valutabile contro 26,6 mesi; HR 0,42; P i 0,001) sia in quello che aveva risposto parzialmente (35,3 mesi contro 24,3 mesi; HR, 0,57; P = 0,006). Inoltre, le Tac hanno evidenziato che, in ognuna delle due categorie di risposta, la percentuale di di pazienti diventati negativi alle lesioni è risultata maggiore con il regime VR-CAP che non l’R-CHOP. Nel gruppo che aveva raggiunto una risposta completa, le percentuali di pazienti con negatività alle lesioni sono risultate rispettivamente del 72% e 59%, mentre fra i responder parziali sono state rispettivamente del 48% e 28%.
Gli effetti del regime VR-CAP sono stati più evidenti tra i pazienti a basso o medio rischio. Forse, osservano gli autori nella discussione, uno status di alto rischio implica una malattia che prolifera più rapidamente, annullando le differenze tra VR-CAP e R-CHOP in termini di profondità della risposta.
G. Verhoef, et al. Association between quality of response and outcomes in patients with newly diagnosed mantle cell lymphoma receiving VR-CAP versus R-CHOP in the phase III LYM-3002 study. Haematologica. 2017; doi: 10.3324/haematol.2016.152496.
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