Linfoma non-Hodgkin aggressivo, oltre l'80% di risposte con singola infusione di KTE-C19 nello studio ZUMA-1

Il trattamento con KTE-C19, l'immunoterapia con CAR T cells anti-CD19 messa a punto da Kite Pharma. ora indicata con un nome un po' impronunciabile, axicabtagene ciloleucel, si è dimostrato attivo ed efficace contro il linfoma non-Hodgkin a cellule B aggressivo e chemiorefrattario nello studio di fase II ZUMA-1. Lo ha reso noto la biotech con un comunicato stampa, nel quale sono riportati alcuni risultati aggiornati del trial. I dati di una prima analisi ad interim sono stati presentati nel dicembre scorso al congresso dell'American Society of Hematology (ASH), a San Diego.

Il trattamento con KTE-C19, l’immunoterapia con CAR T cells anti-CD19 messa a punto da Kite Pharma. ora indicata con un nome un po’ impronunciabile, axicabtagene ciloleucel, si è dimostrato attivo ed efficace contro il linfoma non-Hodgkin a cellule B aggressivo e chemiorefrattario nello studio di fase II ZUMA-1. Lo ha reso noto la biotech con un comunicato stampa, nel quale sono riportati alcuni risultati aggiornati del trial. I dati di una prima analisi ad interim sono stati presentati nel dicembre scorso al congresso dell’American Society of Hematology (ASH), a San Diego.

La percentuale di risposta complessiva (ORR, endpoint primario del trial) dopo una singola infusione di KTE-C19 è risultata dell’82%, altamente significativa (P < 0,0001).
"Sappiamo, come medici, che i pazienti con linfoma aggressivo che non hanno risposto a trattamenti precedenti hanno una prognosi infausta. In effetti, sappiamo dallo studio SCHOLAR-1 che questi pazienti hanno una probabilità solo dell’8% di raggiungere una risposta completa con le attuali terapie” spiega nel comunicato uno degli autori dello studio, Frederick L. Locke, del Moffitt Cancer Center di Tampa, in Florida.

"Molti pazienti da noi trattati presso il Moffitt Cancer Center hanno ottenuto una risposta completa rapida e durevole con quest’immunoterapia, la prima nel suo genere. I risultati dello studio ZUMA-1 suggeriscono che KTE-C19 potrebbe diventare un nuovo standard di cura per i pazienti con linfoma aggressivo refrattario" aggiunge l’ematologo.
Lo studio ZUMA-1 ha valutato KTE-C19 in due coorti, una formata da 77 pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B e un’altra da 24 pazienti con linfoma a cellule B primitivo del mediastino o linfoma follicolare trasformato, con un follow-up mediano di 8,7 mesi.

Un’analisi ad interim effettuata a 6 mesi dall’infusione di KTE-C19 ha evidenziato un’ORR del 41% nell’insieme delle due coorti, con una percentuale di risposta completa del 36%. Cinque dei 101 pazienti (il 5%) continuavano a mostrare risposte parziali durature e altamente significative con anomalie minime alla PET e in un caso la risposta è diventata completa al mese 9.

Al momento dell'analisi a cui si riferisce il comunicato, l’ORR era salita all’82%, con una percentuale di risposta completa del 54%.
L’OS mediana, invece, non è stata ancora raggiunta. In uno studio su una popolazione di pazienti simile (lo studio SCHOLAR-1, appunto, presentato all’ultimo congresso dell’ASCO), l’OS mediana è stata stimata in 6,6 mesi.

Gli eventi avversi gravi più comuni sono stati l’anemia (manifestatasi nel 43% dei pazienti), la neutropenia (nel 39%), la diminuzione della conta dei neutrofili (nel 32%), la neutropenia febbrile (nel 31%), la diminuzione della conta dei globuli bianchi (nel 29%), la trombocitopenia (nel 24%), l’encefalopatia (nel 21%) e la diminuzione della conta dei linfociti (nel 20%).
Come riportato in precedenza al congresso dell’ASH, ci sono stati tre decessi non dovuti alla progressione della malattia. Un caso di linfoistiocitosi emofagocitica e un arresto cardiaco in un quadro di sindrome da rilascio di citochine sono stati considerati correlati al farmaco in studio, mentre il terzo caso, un’embolia polmonare, no. Da quell’analisi ad interim, relativa a 62 pazienti, fino al momento dell’analisi a cui si riferisce il comunicato, non ci sono stati altri decessi legati ad eventi avversi.

"Questi risultati con KTE-C19 sono eccezionali e suggeriscono che più di un terzo dei pazienti con linfoma non-Hodgkin aggressivo refrattario potrebbe potenzialmente essere curato dopo una singola infusione di KTE-C19" afferma Jeff Wiezorek, vice presidente senior dello sviluppo clinico di Kite Pharma, nel comunicato.

Sulla base dei risultati dello studio ZUMA-1, Kite Pharmaceuticals ha da poco presentato alla Food and Drug Administration (Fda) la domanda di approvazione di KTE-C19 come trattamento per i pazienti con linfoma non Hogkin a cellule B aggressivo recidivato/refrattario che non possono essere sottoposti al trapianto autologo di cellule staminali. Nel dicembre 2015 l’immunoterapia cellulare di Kite aveva ricevuto dall’Fda la designazione di ‘breakthrough therapy’, che consentirà all’azienda di sottoporre nuovi risultati all’agenzia fino alla fine del primo trimestre del 2017.
I dati completi dall'analisi a cui si riferisce la nota di Kite saranno presentati il prossimo aprile al congresso dell'American Association for Cancer Research Annual, a Washington.