Linfoma non-Hodgkin indolente, aggiunta di obinatuzumab a bendamustina ritarda la progressione dopo rituximab

Il trattamento con l'anticorpo monoclonale anti CD20 obinatuzumab e bendamustina, seguito da un mantenimento con obinutuzumab, si è dimostrato superiore in termini di sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto alla monoterapia con bendamustina in pazienti con linfoma non-Hodgkin indolenti refrattari a rituximab nello studio di fase III GADOLIN, appena pubblicato su The Lancet Oncology.

Il trattamento con l’anticorpo monoclonale anti CD20 obinatuzumab e bendamustina, seguito da un mantenimento con obinutuzumab, si è dimostrato superiore in termini di sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto alla monoterapia con bendamustina in pazienti con linfoma non-Hodgkin indolenti refrattari a rituximab nello studio di fase III GADOLIN, appena pubblicato su The Lancet Oncology.

Infatti, dopo un follow-up mediano di 22 mesi nel gruppo trattato con obinutuzumab più bendamustina e 20 mesi nel gruppo trattato con la sola bendamustina, la PFS è risultata significativamente superiore nel primo caso (mediana non raggiunta; IC al 95% 22,5 mesi - non stimabile) che non nel secondo (14,9 mesi, range:12,8-16,6; HR 0,55; IC al 95% 0,40-0,74; P = 0,0001).

I pazienti con un linfoma non-Hodgkin indolente che recidivano o non raggiungono un controllo adeguato della malattia con il trattamento a base di rituximab hanno poche opzioni terapeutiche a disposizione e una prognosi sfavorevole, spiegano gli autori, guidati da Laurie H. Sehn, della British Columbia Cancer Agency e della University of British Columbia di Vancouver. Il trattamento con obinutuzumab  è un'opzione da prendere in considerazione in questi casi.

La Sehn e i colleghi hanno quindi provato a testare in questi pazienti la combinazione di obinutuzumab e bendamustina con lo studio GADOLIN, un trial multicentrico internazionale di fase III, randomizzato e in aperto, in 396 pazienti con linfoma non-Hodgkin indolente CD20-positivo, stratificati in base al sottotipo di linfoma non-Hodgkin indolente, al tipo di refrattarietà a rituximab-, numero di precedenti terapie già effettuate e all’area geografica di provenienza.

I partecipanti sono stati sottoposti a un trattamento con sei cicli di 28 giorni con obinutuzumab più bendamustina (194 pazienti; obinutuzumab 1000 mg nei giorni 1, 8 e 15 del ciclo 1 e il giorno 1 dei cicli successivi) più bendamustina (90 mg/m2 al giorno nei giorni 1 e 2 di tutti e sei i cicli) o bendamustina in monoterapia (202 pazienti; 120 mg/m2 al giorno nei giorni 1 e 2 di tutti i cicli). I pazienti nel gruppo obinutuzumab più bendamustina la cui malattia non aveva mostrato segni di progressione sono stati sottoposti a una terapia di mantenimento con obinutuzumab 1000 mg una volta ogni 2 mesi per un massimo di 2 anni.

Circa due terzi dei quasi 400 pazienti arruolati nello studio hanno manifestato eventi avversi di grado 3-5. Infatti, si sono manifestati eventi avversi di grado 3-5 nel 68% dei 194 pazienti del gruppo obinutuzumab più bendamustina e nel 62% dei 198 pazienti del gruppo trattato con la sola bendamustina.

Gli eventi avversi di grado 3 o superiore più comuni sono stati la neutropenia (con un’incidenza del 33% nel gruppo trattato con la combinazione e 26% nel gruppo trattato con la monoterapia), la trombocitopenia (rispettivamente 11% e 16%), anemia (8% e 10%) e reazioni correlate all'infusione (11% e 6%). 

L’incidenza degli eventi avversi gravi è stata rispettivamente del 38% e 33%, mentre i decessi correlati ad eventi avversi sono stati il 6% in ciascun gruppo.

L.H. Sehn, et al. Obinutuzumab plus bendamustine versus bendamustine monotherapy in patients with rituximab-refractory indolent non-Hodgkin lymphoma (GADOLIN): a randomised, controlled, open-label, multicentre, phase 3 trial. The Lancet Oncology 2016; http://dx.doi.org/10.1016/S1470-2045(16)30097-3
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