Linfoma non-Hodgkin indolente, duvelisib centra l'endpoint, ma non convince del tutto

L'inibitore della PI3K-delta e della PI3K-gamma duvelisib ha centrato l'endpoint primario, rappresento dalla risposta complessiva, nello studio di fase 2 DYNAMO su pazienti con linfoma non-Hodgkin indolente refrattario al trattamento, ma nello stesso tempo ha deluso in parte le aspettative. Il risultato, infatti, Ŕ stato inferiore al previsto, e a darne notizia Ŕ stata la stessa azienda che sta sviluppando il farmaco, Infinity.

L’inibitore della PI3K-delta e della PI3K-gamma duvelisib ha centrato l’endpoint primario, rappresento dalla risposta complessiva, nello studio di fase 2 DYNAMO su pazienti con linfoma non-Hodgkin indolente refrattario al trattamento, ma nello stesso tempo ha deluso in parte le aspettative. Il risultato, infatti, è stato inferiore al previsto, e a darne notizia è stata la stessa azienda che sta sviluppando il farmaco, Infinity.

Nei 129 pazienti studiati, la percentuale di risposta complessiva (ORR) è stata del 46%, con solo risposte parziali. A titolo di confronto, con idelalisib, un inibitore della PI3K-delta approvato per il linfoma follicolare ricaduto, si è ottenuta un’ORR del 54%, con una percentuale di remissioni complete dell’ 8%.

Lo studio DYNAMO è un trial a singolo braccio in cui si sono valutate efficacia e sicurezza di duvelisib 25 mg due volte al girono in un gruppo di pazienti con linfoma non-Hodgkin indolente, refrattario al trattamento.

Circa due terzi dei partecipanti (83) avevano un linfoma follicolare, 28 avevano un piccolo linfoma linfocitico e 18 un linfoma della zona marginale. Tutti avevano mostrato una progressione della malattia durante il trattamento con rituximab e la chemioterapia o la radioimmunoterapia o si erano dimostrati refrattari al trattamento.

L’ORR è risultata del 41% nei pazienti con linfoma follicolare, 68% in quelli con piccolo linfoma linfocitico e 33% in quelli con linfoma della zona marginale.

La maggior parte degli effetti indesiderati sono stati reversibili e clinicamente gestibili. Gli effetti avversi più comuni di grado ≥3, verificatisi in almeno il 10% dei pazienti, sono stati neutropenia (28%), diarrea (15%), trombocitopenia (13%) e anemia (12%). Inoltre, il 20% dei pazienti ha manifestato un’infezione di grado ≥3.

Ulteriori dati dello studio saranno presentati in uno dei prossimi convegni del settore.

"Anche se lo studio DYNAMO ha centrato l’endpoint primario, speravamo che il trattamento con duvelisib in monoterapia fornisse un beneficio clinico maggiore ai pazienti con linfoma non-Hodgkin indolente avanzato" riconosce Adelene Perkins, presidente e CEO di Infinity, nel comunicato stampa diffuso dall’azienda. "Abbiamo in programma di chiedere un feedback alla Food and Drug Administration per definire i prossimi passi da compiere rispetto a duvelisib nel linfoma non-Hodgkin indolente".

Futuro incerto anche per la collaborazione di Infinity con AbbVie. In una call con gli investitori, il management ha comunicato che le due aziende si sono accordate per sospendere uno studio di fase 1b/2 sponsorizzato da AbbVie, nel quale duvelisib era valutato in combinazione con venetoclax.

E mentre gli analisi hanno rivisto al ribasso il rating di Infinity a causa dei dati deludenti dello studio, l’azienda ha annunciato il licenziamento di 46 persone, pari al 21% della sua forza lavoro, nel corso del 2016, per risparmiare risorse da investire nello sviluppo di un altro farmaco, IPI-549, un inibitore selettivo della PI3K-gamma, evidentemente ritenuto più promettente.